lunedì 21 dicembre 2015

SHAKE SHAPE SHARE & SHAVE



SHAKE SHAPE SHARE & SHAVE
Svegliati, datti una mossa e agisci:  
sia il Natale la tua “nuova nascita”!

“Di coloro che cercarono la mia culla a Betlemme, ascoltando una voce e seguendo una stella, quanti salirono con me sul Calvario? Troppo lunga era la via…”. Alice Bailey, esoterista inglese di inizio ‘900, qui l’ha azzeccata (non sempre è nelle righe: ogni tanto si ‘sviava’, almeno secondo la mia ‘via’).  
Sì, spesso si cercano scorciatoie, o si rende il tracciato inutilmente lungo e zigzagante, quando la verità è a portata di mano. Nondimeno, direbbe il filosofo: “perché deformi in linea retta la traccia vagante del mio passo?”
È vero, più che seguire una rotta prestabilita (dalla famiglia, dalla società, dalle mode, dal “senso comune”) è molto meglio vagare in cerca di nuove soluzioni (anche antiche), di nuovi territori, esplorati o inesplorati – anche se, come ben sai, “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi. (Marcel Proust).
Invece, “Il modo più sicuro di corrompere un giovane è istruirlo a tenere in alta considerazione quelli che la pensano allo stesso modo piuttosto che quelli che la pensano in modo diverso.” (Friedrich Nietzsche).  
Quindi, cogliamo al volo l’occasione del Natale per uscire dal coro (e dal corso) e cantare una nuova canzone: leviamoci in volo, corriamo, saltiamo, danziamo, fermiamoci… insomma, facciamo qualcosa di diverso dal solito.
Tuttavia (come vedi le possibilità e le scelte sono più d’una): “forse il segreto della felicità non sta negli infiniti tentativi di miglioramento, ma nell’abiezione più totale, nel toccare il fondo fino a farsi schifo.” (da Fight Club).  
Ma una volta toccato il fondo, o dopo essersi fermati per ascoltare la propria voce interiore, occorre risalire o ripartire – ovviamente, dopo essersi scrollata la polvere di dosso. Come ho intitolato il post, shake, shape, share & shave; cioè, scuotiti, dai una forma (alla tua idea), condividila e sbarba (il mondo)… 
Per fare un gioco di parole cinematografaro, shake, shape, share & shave: Shakespeare in love (ma anche io, tu, tutti in love).

Stiamo alle porte del Natale e, come direbbe il solito Charles Bukowski fuori dalle righe, È Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese.
Il Natale non dev’essere costellato da lucette e pupazzetti, ma deve manifestare la luce della tua rinascita e trasformazione: sette giorni di carburazione (dal 25 dicembre al 1° gennaio, in senso metaforico e reale) per poter diventare leggenda.
Sì, forse diventeremo leggenda, forse no. No, dico io, ma aspetta… che cosa sarebbe Gesù se nessuno avesse scritto i Vangeli? (Fight Club).  
Essere cristiani – o semplicemente umani – significa, innanzitutto, conoscere il Gesù dei Vangeli (anche oltre e aldilà del Vangelo) e il suo Spirito, al di là del tempo (ma anche nel Tempo, nel nostro tempo). Significa, poi, avere una certa esperienza del tempo. 
E Natale, simbolicamente (ma non solo), come del resto Pasqua e ogni altro vero ‘kairòs’ (tempo propizio, da cogliere al volo), è un tempo di rigenerazione.
Il vero cristianesimo – non quello delle lucette – dà profondità e senso al presente: un presente in viaggio… Tutto l’opposto della cultura secolarizzata, che ci fa vivere, o ‘sopravvivere’, in “un presente fisso su di sé.”, un presente statico, morto, imbalsamato, anche quando corriamo o sgommiamo su SUV strombazzanti.
Per il cristiano, invece, anche quello che va a piedi, “accanto al tempo orizzontale che passa e che fugge, esiste un tempo che non passa, un tempo che resta.” (Bernard Sichère).

Ora et labora. Gaudemus igitur… Sì, godiamoci questo periodo di feste: è in questo fluttuare tra stasi ed estasi, tra identità e cambiamento, “il respiro del tempo cristiano”. Chi vuol esser lieto, sia: di doman c’è certezza…
Dal desiderio della ricchezza alla ricchezza del desiderio, dalle relazioni di potere al potere delle relazioni, dall’amore del bene al bene dell’amore: tutto questo è il senso del Natale.
Tutti a bordo! Al timone c’è il nostro pilota, il destino dell’essere: ciò che noi dovremmo veramente essere, il nostro destino, la nostra destinazione, il nostro vero talento. “Segui la tua beatitudine e per te l’universo aprirà porte laddove c’erano solo muri. (Joseph Campbell).
Noi siamo l’altare, noi siamo i sacerdoti, noi siamo l’offerta. Noi siamo i frutti della vita, noi siamo i calici… 
Di questo distillato di qualità – che noi distilleremo dal nostro interno e che instilleremo negli altri – ne faremo un millesimato brut, uno champagne, magari un primitivo. C’è stata l’annata 2015, ci sarà l’annata 2016…
Sì, sbarchiamo dal 2015 e imbarchiamoci nel 2016, ma lasciamo a terra i bagagli!



1 commento:

Daniele Perchiazzi ha detto...

Stupendo. Auguri a tutti! :)