martedì 19 gennaio 2021

IL SESSANTOTTO. LUCI E OMBRE (rosse e nere) – seconda parte

 IL SESSANTOTTO

 

LUCI E OMBRE (rosse e nere)

(seconda parte)

 

Continua la mia analisi (sintetica) del Sessantotto (sia rosso, il fondo, sia nero, qualche striscia). E sia in immersione (ne sono stato partecipe attivo) sia in emersione (l’ho remixato e masterizzato nel mio romanzo tourbillon e multilivello, da derviscio rotante, Gocce di pioggia a Jericoacoara, da dove attingo).

Lupus in fabula. Lupus eritematoso, coma assistito, noia mortale, nausea. “E uccidemmo la noia annoiando la morte e vincemmo soltanto cantando più forte. Ora siamo lontani siamo tutti vicini e lanciamo nel cielo i nostri canti assassini.” ’Divina mania’, furore elitario, guerra eraclitea, dionisismo pacificato dalla grazia apollinea del grande stile. Che fico! E che sfascio…

   Ma poi, Lorenzo – arriviamo al dunque – era veramente ‘fascio’ o ‘nazi’? C’era nel suo animo, l’aura, la Stimmung, lo spleen da ultimo tango ariano alla Massimo Morsello, il cantore nero? (Lorenzo, a onor del vero, preferiva Francesco De Gregori, Guccini e Claudio Lolli – e poi, negli anni dell’immaginazione al potere, Massimo era poco più che un bambino). E fin dove era ariano? “Sei nazifascista?” “Quel che basta” rispondeva Drieu La Rochelle. E Lorenzo? Quel che serviva per dare sapore alla minestra…

   Sì, è vero, lui voleva opporsi alla ‘deriva plebea’, far terra bruciata tutt’intorno al milieu petit-bourgeois (e ai suoi ‘fuochi fatui’), ma la nicciana ‘razza dei signori’ di cui tanto parlava era solo questione di ‘qualità’, non di ‘catalogo’: a Lorenzo non interessavano colore della pelle, moneta, titoli… Se ne fregava! A lui bastava l’onore. In lui urgeva l’Übermensch nicciano (e stavano nascendo il ‘terzo uomo’ di Giorgio Locchi e il transumanista dei suoi epigoni), colui che sa che ‘Dio è morto’ (ma Cristo stava per bussare alla porta) e de-cide, di conseguenza, di forgiarsi da sé il proprio destino. Social-aristocratico, per così dire (un po’ sorcio, un po’ aristogatto, per essere più precisi). E poi, quanto a ortodossia, non era nemmeno un ‘Testimone di Evola’ doc! Con tutti quei suoi sconfinamenti rock e beat… Ed è pur vero che Julius aveva avuto i suoi trascorsi dadà.

   Dudù e cocò a passi di tango. Ma lui amava il rock (e gli scrittori e poeti beat). Lorenzo on the road: tra Jack Kerouac e Jack Frusciante. Doveva andare e non fermarsi finché non era arrivato: Andare dove? Non lo sapeva, ma doveva andare… Eppure era realista, voleva l’impossibile. Ed era ben ‘collocato’: convitato di pietra tra Allen Ginsberg ed Ezra Pound, americani contro, intento come loro a fumare pensieri alternativi e marijuana d’ordinanza al suono dei Fab Four di Liverpool. E a sfiorare (solo sfiorare…) il ben più deflorante LSD, alla Timothy Leary e alla Ernst Jünger (lasciamo nell’armadietto l’etere dell’Evola pischello). Ma lui era più per Jack Kerouac, specie (l’avrebbe capito dopo) quello di: Io non avrei scritto nulla di Gesù? …tutto ciò su cui scrivo è Gesù.”

   Sì, anche Lorenzo era on the road, come quei due bei tomi dreamers che fanno l’autostop fino in California alla ricerca di un qualcosa che non riescono a trovare veramente. Per poi perdersi on the road e tornare ingloriosamente indietro – back home – con la speranza di trovare qualcos’altro…

   “Eccolo qui tutto adunato insieme, questo secolo del reale e del conoscere, in cui lo spirito ha creato la statistica e l’analisi dell’orina, in cui la tabella trionfava e la creazione sprofondava…” Lorenzo era, in definitiva, un enfant du siècle (malgré Gottfried Benn). Nondimeno, avvertiva nel profondo la crisi dell'uomo moderno (come G. B.). Di qui il suo vagabondaggio intellettuale, la sua recherche. Anche USA e UK. Woodstock e Isola di White. Bianco e Nero. USA e jet (più che altro, autostop). Sunset boulevard e route six six six (poi sarebbe passato a  Sunset @ Cafe Del Mar). Ragazzo selvaggio alla Burroughs, chitarra e bandiera in mano, warrior, Lorenzo (dalle bande nere) voleva diventare artefice e padrone del suo destino. Alla ricerca del ‘paradiso possibile’.

   “Paradise now”. “L’immaginazione al potere”, “siamo realisti, vogliamo l’impossibile”, “dimenticate ciò che avete imparato, cominciate a sognare!” Affascinato dalla gioventù ribelle, immaginifico futurista alla Marinetti, trans-idealista e trans-esistenzialista alla Evola, situazionista alla Debord, in attesa di diventare transumanista… Questo il succo del Wikipedia-tour giro-girotondo intorno a Lorenzo, sempre in fase d’implementazione. D’altronde, il nostro voleva degustare tutto, ingoiare cucchiaio e città… Swallow: la controcultura giovanile, la beat generation, i concerti rock. Wow: le droghe allucinogene (ma solo in sogno) per “aprire le porte della percezione.” Sogno e realtà. Doors. Apri quella porta… Fantasia e ragione. A magical mystery tour.

   “Vedo la realtà e mi chiedo: perché? Sogno l’impossibile e mi chiedo: perché no?” Come Bob Kennedy, anche Lorenzo sognava. Un po’ Martin Luther King, un po’ King Crimson. Sognatore alla corte del ‘re cremisi’. The ‘dreamer’ (anche un po’ alla Bertolucci, ma lui era per Ultimo tango a Parigi – quello sì che era Marlon Brando…), alla ricerca spasmodica del graal della purezza ancestrale, della lancia di Longino da brandire, delle sempre fresche fonti della sacralità e del vitalismo. Giovinezza, giovinezza. Da blandire (e vecchiaia da bandire). Come Drieu La Rochelle, “il suo spirito era abituato a confrontare la vecchiezza di oggi, che si dibatte con scosse secche e nervose, alla giovinezza creatrice con le sue armonie calme e piene.”

   In disagio sì, ma sempre in piedi, a galla. Non affondato nel mare giallo del terrorismo black-block, o cullato dalle stagnanti acque – mar morto – del nichilismo senza speranza. Lui era per la vita, anche salata, per il vivere pericolosamente (almeno in teoria. Quanto ai fatti, è un’altra storia). Ma con stile. Per dirla alla Anna K. Valerio – una young angry woman dei giorni nostri – “i fascismi spalancarono praticamente, e non solo per sistemi filosofici, le possibilità di un mondo, di una vita, di un universo di là dal bene e dal male. Un universo extramorale, tutto sangue e stile. Mirarono a opporre il sangue e lo stile – il sangue che, nella razza, è già stile; lo stile che, nell’eugenetica, o nel contegno delle SS, tende alla vita, perché vuol fare più bella la vita – al bene e al male. Mirarono a opporre la voluttà di egemonia, di eccellenza, il mantice del mito, al condizionamento cristiano dell’innocenza, al feticcio della esistenza individuale: i tripudi dell’orda alle emozioni del singolo, la grandiosità alla meschinità, nell’impassibilità della grande passione.”

   E così, tra la schiavitù accettata e la violenza rivoluzionaria – pensò il nostro in un ‘ascesso’ alla Camus – la creazione è la vera libertà, il più umile e il più fiero sforzo umano. E lui era un creativo. Alternativo. Pieno di humus (e humour). Ma non di tritolo. Ed era riuscito a non farsi adescare dal richiamo delle sirene del velinismo sanbabilino o pariolino tutto ray-ban e stivaletto a punta (con un’eccezione per i jeans Fiorucci), né dal razzismo più bieco, dall’antisemitismo logoro e liso o dall’anticomunismo viscerale. Lorenzo cercava un’autentica Scienza dello Spirito (non le SS – ma lo Spirito Santo, quello sì. In ogni caso, lo aspettava, più prosaicamente, Scienza delle Costruzioni). Voleva andare oltre l’iconostasi che vela lo spazio sacro. Veleggiava verso mete più lontane. E più alte. Un’odissea apparentemente senza fine.

 

 


 

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