lunedì 13 agosto 2018

L’ANGELO NECESSARIO


L’ANGELO NECESSARIO
“In un pomeriggio d’ottobre pedalavo di lena (...) Canticchiavo e mi guardavo intorno, intenta alla rituale ricognizione del paesaggio (...) quando d’improvviso sentii la Voce che mi intimava: “Fermati e scendi.” Anche questa volta non c’era suono alcuno, ma solo lettere dorate rapidamente stampate nella mia mente. Esterrefatta, ma senza indugiare un secondo, saltai giù dalla bici e arrancai sul pendio erboso ai lati della strada. Dal tornante dietro a me spuntò un camion, che si mise a caracollare a gran velocità giù per la discesa. Sul lato opposto della strada, in direzione inversa, un altro camion prese a salire di fretta, sbandando vistosamente verso il centro della strada. Per evitarlo, il primo camion sterzò repentinamente a destra, invadendo la proda ghiaiosa dove mi sarei trovata io se avessi continuato a pedalare. Rimasi senza fiato (...)
Questa breve testimonianza di Grazia Francescato – la ben nota ambientalista, già portavoce dei Verdi – tratta dal suo In viaggio con l’Arcangelo, riassume e riaggomitola, nel pathos del racconto (e nel suo ethos), quell’impercettibile filo di miriadi d’incontri del terzo tipo che ciascuno di noi, prima o poi, ha avuto (o avrà) nella sua esistenza terrena. 

È qualcosa che sempre accade a tutti noi, che ce ne accorgiamo o no, sia che in queste (apparenti) casualità tu riesca a scorgere un principio d’ordine superiore sia che, più prosaicamente, li declassi a banale frutto del caso, cioè a quel gioco di circostanze che guiderebbe la danza della vita d’ogni giorno. Eppure, forse a noi spesso sfugge (o la nostra voce laica interiore, figlia della razionalità novecentesca, soffoca le nostre intuizioni), quante di quelle volte, in occasioni, non dico di pericolo ma anche solo imbarazzanti, abbiamo assistito a un capovolgimento insperato della situazione, al suo svanire come bolla di sapone che improvvisamente scoppia senza lasciare più tracce di sé! Casualità, coincidenze, oppure (sia pure una volta su mille!) una Presenza Superiore?
“Molti erano abituati a credere che gli angeli muovessero le stelle. Ora è chiaro che non lo fanno: come risultato di questa e di consimili rivelazioni, adesso molta gente non crede negli angeli. Molti erano abituati a credere che la ‘sede’ dell’anima fosse in qualche posto nel cervello. Da che si cominciò ad aprire i cervelli con una certa frequenza nessuno ha mai visto l’’anima’: come risultato di questa e di consimili rivelazioni, adesso molta gente non crede nell’anima. Come si può ritenere che gli angeli muovano le stelle, o essere così superstiziosi da ritenere che l’anima non esiste solo perché non la si può vedere dall’altra parte del microscopio?”
Sono parole di Ronald Laing, psichiatra ‘radicale’ del '68, non certo sospetto di ‘bigottismo’, il quale aveva ben messo in luce il perverso meccanismo, ammantato di razionalità e modernità scientifica e ‘progressiva’, che ha ottuso la mente dell’homo modernus. Eppure... “Invocati o no, gli dèi sono presenti”.
Jung aveva scritto questa massima, in latino, all’ingresso della sua casa: infatti, il famoso psicologo, uno ‘speleologo’ delle ‘caverne’ dell’interiorità umana, aveva ben compreso che non tutto era riconducibile a coincidenze o a fantasmi dell’inconscio. Già il suo concetto di sincronicità, ossia di correlazione (coincidenza) tra fatti interiori ed esteriori che sfuggono a una spiegazione causale e razionale, introduce una nota d’’irrazionalità’ in un universo scientifico fin troppo razionale. 

La sincronicità mette in sintonia il tempo ‘umano’ con quello ‘oltreumano’ (sia esso inconscio, superconscio, angelico...): in pratica, come nel racconto autobiografico della Francescato, una coincidenza tra uno stato psichico interiore (la voce che la intimava di fermarsi) e un evento esterno contemporaneo (il camion, che se non avesse dato retta alla sua voce interiore – o esterna? – l’avrebbe investita).
Certo, Jung non si spinge a ipotizzare esplicitamente interventi soprannaturali, ma ben sappiamo come le sue riflessioni siano al limite del teologico (a chi gli chiedeva se fosse credente: “Se credo? Ma io so!”, questa fu la sua risposta). Fu infatti proprio Jung a riaprire la porta verso il soprannaturale, coniugando scienza e spiritualità, dopo decenni di razionalismo ‘duro’. Ormai il tempo era maturo per comprendere appieno quanto il pittore preraffaelita (e liberty) Burne-Jones aveva confessato a Oscar Wilde: “Più la scienza diventa materialistica, più io dipingo gli angeli: le loro ali sono la mia protesta in favore dell’immortalità dell’anima”. E infatti, se è vero che, almeno nella sua essenza, si è avverata la ‘profezia’ dello scrittore francese André Malraux (“Il XXI secolo, o sarà spirituale o non sarà affatto”) – basti pensare che i soli cristiani pentecostali e carismatici, pressoché inesistenti a inizio ‘900, ammontano ora a circa settecento milioni (per questo e altro – anche sulla non-religione e Nietzsche, oltre che a un antecedente di Ratzinger e papa Francesco – va’ sul mio romanzo tuttifrutti Gocce di pioggia a Jericoacoara).

Battistrada di questa nuova (o antica?) spiritualità sono, per molti versi, proprio gli angeli, grandemente rivalutati non solo dai predetti movimenti cristiani ma anche dalla magmatica, o piuttosto ‘fluida’ (d'altronde, stiamo in una società 'liquida'), corrente New Age, e dalle sue propaggini Next Age e da alcune intersezioni tra Fisica quantistica e Spiritualità alla Secret o alla What the bleep do we know? (“Che c. – bip – sappiamo?” – film cult all’estero ma, al di là di ogni giudizio di merito, totalmente sconosciuto in una nazione come la nostra, che si dice spirituale ma a stento riesce a distinguere, dalla copertina, il corano dalla Bibbia, e che, nonostante tutte le madonne – senz’offesa per quella originaria – e tutti i santi, santini e processioni, e processi, confonde l’anima con lo spirito e gli spiriti…).

Ma  chi sono questi angeli, queste eteree figure che hanno affollato l’immaginario di tutte le culture, e che s’infilano nelle crepe del ‘velo’ divisorio tra spazio-tempo umano (chronos) e spazio-tempo oltre-umano (aion) per dispensarci grazie insperate, difenderci dai pericoli o dirigere i nostri passi verso traguardi voluti o inattesi? Chi è questo daimon (nel senso greco, rivalutato dallo psicologo cult James Hillman, di spirito che ci fa da compagno invisibile) che ci guida verso il compimento del nostro cammino terreno?
Daimon interiore o Angelo esterno (tra i due ci può essere non solo armonia – né l’uno esclude l’altro – ma addirittura coincidenza) che, come ricorda Hillman, era accettato e rispettato dagli antichi, mentre noi, impregnati di scetticismo laico e moderno, preferiamo immaginarci ‘gettati nel mondo’ (per dirla con Sartre e Heidegger), senza protezione, vigilanza, né collegamento alcuno con la ‘rete’ che collega e interseca il mondo visibile e quello invisibile.
Il Cristianesimo, e prima ancora l’Ebraismo, ha sempre creduto all’esistenza degli angeli. Innumerevoli sono gli episodi in cui si manifesta questa speciale manifestazione di Dio, sin dai tempi del Paradiso terrestre (i cherubini che sbarrano l’accesso all’albero della vita dopo il peccato di Adamo ed Eva, oppure i tre angeli - molto 'umani', uno di essi molto 'divino'... - che Abramo invita nella sua tenda), per arrivare alla Rivelazione finale del piano divino, quando (nell’Apocalisse di Giovanni) la ‘storia del mondo’, iniziata dopo la caduta dei nostri progenitori, nella sua evoluzione conclusiva sarà sorretta e guidata proprio dagli angeli (ovviamente, per chi ha una visione cristiana 'fondamentale', più che 'fondamentalista' – altrimenti lo si legga in chiave simbolica o 'strutturalista').

In definitiva, gli angeli (e, per altri versi, la loro controparte negativa, i demòni – per non parlare, ma qui stiamo alla 'ghianda' hillmaniana, dei démoni socratici), questi illustri sconosciuti, hanno (ebbero e avranno), malgré le ragione dei ‘benpensanti’, un ruolo fondamentale nell’esistenza umana, singola e collettiva. Angeli e demoni: la dynamis contro l'angst (detto alla buona: una 'dinamite' contro la depressione).
Diceva Rilke: “Non voglio che siano eliminati i dèmoni, perché si porterebbero via anche i miei angeli”. Anche se l’Uomo e la Donna hanno un ruolo decisivo nello svolgere la ‘matassa’ della propria vita, queste presenze spirituali ‘recitano’ una ‘parte’ importante nella ‘commedia’ esistenziale: “Noi preferiamo interpretarlo come un Teatro dello Spirito, di cui Dio è regista, gli Angeli e i Demoni comprimari e l’Uomo o spettatore o attore, dipende dalla sua libera volontà. Un attore la cui parte assume significato man mano che Dio gliela svela, sempre se l’Uomo dà il suo consenso... La parte viene scritta insieme, non è imposta dall’alto”. Così un personaggio del libro della Francescato. Importante è notare che in quest’azione scenica l’Angelo non può forzare l’Uomo, anzi gli è sottomesso. E per questo in molte scuole esoteriche o magiche s’insegna a contattare l’angelo (tipiche le famose ‘invocazioni enochiane’) per renderlo famulus (servitore) dell’adepto. Pratica però ben poco consigliabile, perché si potrebbero scambiare lucciole per lanterne...

Naturalmente, in pieno mondo secolarizzato (per quanto ci sia sempre più un Risveglio della Spiritualità, sia pure spesso in forme ibride o confuse) certi termini danno fastidio alla sensibilità laica e, al massimo, si parlerà di Energie Positive o Negative, oppure di Archetipi Universali. Questi termini, più consoni allo Zeit-Geist (Spirito del Tempo), non sono in sé errati: illuminano una ‘faccia’ del mondo ‘invisibile’, ma non ne esauriscono tutte le possibilità. Meglio comunque della teoria ‘riduzionista’ della Psicoanalisi, secondo cui apparizioni, segnali, sogni (e, di conseguenza, gli angeli), fanno parte del Teatro dell’Inconscio: anche questa ‘rappresentazione’ ha un suo valido fondamento, ma ancor meno spiega esaurientemente il complesso dei fenomeni che sfuggono alla comprensione diretta degli esseri umani (per aiutarti a comprendere il fenomeno, oltre ai testi sacri e agli studi su teofanie e angelofanie, possono esseri utili Jung, Assagioli e la sua Psicosintesi, nonché Henry Corbin e il mondo immaginale. Ma anche scienziati come Sheldrake, lo studioso dell’impatto dei campi morfici sul comportamento umano).
Se Dio non è ancora ‘morto’, anzi è ‘risorto’, è tornato dal suo momentaneo buen ritiro (a dir il vero, sono gli uomini a essersene momentaneamente disinteressati...), è naturale come pure gli angeli siano ‘riapparsi’, loro che sono gli agenti segreti di Dio (da un libro di Billy Graham, famoso evangelista americano). Ma oggi, tra luci e ombre (la 'seconda religiosità', quella che Aldous Huxley definisce “autotrascendimento discendente”, opposto all’ ”autotrascendimento ascendente”, e che per Julius Evola rappresenta qualcosa di promiscuo, di sfaldato e di sub-intellettuale. Sono come le fluorescenze che si manifestano nelle decomposizioni cadaveriche...) nasce l’esigenza di riproporre una visione nuova dell’angelo, da affiancare a quella classica (ma sempre più attuale). Ecco quindi che Massimo Cacciari, nel suo L’angelo necessario (del 1986), manifestava la necessità dell’esistenza, e della stessa presenza, dell’angelo, come elemento ‘necessario’ per la realizzazione dell’uomo e per la piena comprensione di sé. L’angelo, secondo Cacciari, aiuta l’uomo a ‘disvelare’ l’invisibile, a rendergli possibile l’accesso alle regioni (e ‘ragioni’) ‘nascoste’ della Realtà. Indipendentemente se sia reale o solo ‘simbolo’, con l’angelo la realtà nascosta dell’Assoluto (Dio) si svela e si lascia intuire...
Ma anche gli angeli di Wim Wenders, queste ali di Dio che nel film cult “Il cielo sopra Berlino”: “... stanchi della loro costante e monotona perfezione, volevano diventare uomini, imperfetti e difettosi comuni mortali. Eppure conoscevano le angosce degli uomini perché li ascoltavano, nascosti nelle biblioteche, nelle strade, nelle vetture della metropolitana. Non importa, gli angeli diventavano uomini e la loro lucente e immacolata corazza diventava poco più che un oggetto da rigattiere; buona al più a far contento un bambino che l’avrebbe avuta in dono per la Befana o per il carnevale.” (Mario Antonio De Cunzo, nella presentazione del catalogo della mostra Dietro le ali di Dio).

Da Sant’Agostino a Massimo Cacciari, c’è necessità dell’Angelo!: “...l’individuo da solo, in perenne competizione con tutti gli altri per risultare vincente, non può andare da nessuna parte: è destinato a perdersi nei meandri del proprio enfiato ego. Neppure la buona volontà laica basta (...) Dunque bisogna chiedere aiuto, lasciare che l’anima ci venga in soccorso con i suoi misteriosi poteri.”
Si creda o no – ecco il perché di questo post, che riesuma uno dei miei primi post – l’angelo è necessario. Specie in tempi come questi in cui c’è uno sbandamento generale tra la maggior parte delle persone. Noi, se vogliamo (I can... I must) e abbiamo fede, già ‘possiamo’ molto. Un intervento esterno (gli angeli, le connessioni con il mondo quantico, quello spirituale, l’Universo, il Pluriverso, Dio) ci facilita il conto (ogni tanto smettiamola con le nostre certezze e con il voler fare sempre tutto da soli! E se lo dico io, che insegno, e pratico, la PNL…).
D’altronde, se c’è il corpo, se c’è l’anima (sia pur dis-animata), prendiamola almeno con spirito.... (v. il mio manuale self-help Prendi la PNL con Spirito!).
Lo Spirito soffia dove e quando vuole. Ma lo Spirito è dentro di te…

P.S. Si tratta della “cover” di un mio vecchio post sul blog (domenica 11 agosto 2013)

.

lunedì 6 agosto 2018

PAROLE PAROLE PAROLE


PAROLE PAROLE PAROLE

Il computer è il mio specchio (ma solo da quando scrivo: cento colpi di penna…). Riflette le mie parole (quelle bianche), assorbe quelle nere. E le conserva sotto vetro. Custodisce i miei segreti, anche l’assenzio delle parole assenti e dei silenzi presenti (che decodifica, reinterpreta, glossa – qualche volta glissa. Ma attenti al veleno…). Miele e glassa, il piccì sfama il mio ingordo spirito appetitivo, gonfia il mio fiume diluviale, sollecita solletica la mia gradiente cerca di fama. Alimenta la fiamma, enfia il rio in piena, dà fiato alle amazzoni, ne scapezzola il ridondante turgore. E pensare che il computer non m’infiamma…
     M’infuoca, però, la parola. La parola creatrice, non quella creata, il fiat non il flatus vocis. Sono un avec-papier (specie ora che il mio avatar mi ha preso in capite et membris). A rischio di espulsione (ed esplosione). Estradato dalla massa, immesso nella scia delle future miriadi – ma da monade (al massimo, una diade, un’ambra driade.– la triade teniamola in stand-by; quanto al monaco, un po’ monco, ultimamente, lo ero. Ma preferisco la quarta via). Non sono più solo… Qualcuno si è affacciato! Estraggo dal computer la busta, la disuggello, trovo il sigillo…
     Spacchetto e sbuca la perla. Unica. La metto in bocca, la umetto, non la mastico. Rimastico nella mente: ogni libro è un fatto – drammatico, conflittuale, polemico. Ogni sua parola insensibile è un flocculo sedimentato di quotidiana rutinaria sopravvivenza. E le sue parole sensibili? Morule, embrioni di future miriadi, angeli sparsi in cerca di paradisi possibili. Nel loro mesto affanno, nella loro cronica temporalità, le parole insensibili sono una giustificazione del dato modesto, l’unico risultato della propria esistenza; lì dove le parole sensibili, le perle, nella loro acronica intemporalità, luccicano, brillano, mirano (al)l’ignoto, (al)l’inconoscibile, al segreto da svelare e al tesoro della vita eroica da conquistare o a cui tendere (fosse pure solo un miraggio).    
     “Chi non mira le stelle si perde nella storia.” È vicino il meriggio. Sì, il viaggio con e nel libro ha ridato fiato e speranza alla mia vita: man mano che lo scrivevo mi trasformavo, quando lo rileggevo mi rigeneravo (e la nietzscheana-daviliana a farmi da angelo vigilante – e poi è lei che mi guida fin dietro l’angolo…). Ero in viaggio con l’angelo (e il diavolo? Roso dalla gelosia. Anche un po’ rosso).         
     “Audacia mai veduta, scempio mai veduto. Sangue giovane e sangue nobile, rosee guance e bei corpi. Vigore mai veduto, sincerità mai veduta. Disinganni mai detti in passato.” Il magical mystery tour mi rendeva sempre più audace, mi ringiovaniva, body and soul. E lo spirito? Imponderabile (alato, alla Pound). Bed and breakfast.
(tratto dal mio inedito Nietzsche: sneackers o tacchi a spillo?)

domenica 5 agosto 2018

LOGOS


LOGOS

Il messaggio della fede cristiana è una forza purificatrice per la ragione stessa: l’aiuta a essere se stessa. Se la filosofia si degrada a mero positivismo, se diventa sorda al grande messaggio il grande meriggio – che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità. Sì, verità, esperienza, fede. Ma anche… evidenza.
È in questo tralucere, trasparire, espirare esperienza, che si manifesta Dio. Lo Spirito non è subordinato al Logos, così come Cristo non lo è a Dio, ma sono tre realtà che si rispecchiano, separano, riunificano: una si fa più grande dell’altra secondo il bisogno (un po’ alla Origene). Sono realtà elastiche: una continua pasqua, un eterno divenire, uno sfuggire quando lo si è afferrato, un de-idolizzare, una statua che cambia sempre forma, un’icona aniconica.
Ma le nostre sbarre, o Signore, non riescono ancora a nasconderci il cielo…

Il male, per radicale che sia, non è così profondo come la bontà. Sì, penso che dobbiamo ricominciare a parlare di bontà, e della bellezza. Come ci ricorda Ricoeur, riferendosi a quella meravigliosa oasi di interflora cristiana che è Taizé: “…se la religione, le religioni, hanno un senso, è proprio quello di liberare il fondo di bontà degli esseri umani, di andare a cercarlo là dove si è completamente nascosto. Ora, qui a Taizé, vedo, in qualche modo, delle irruzioni di bontà, nella fraternità tra i fratelli, nella loro ospitalità tranquilla, discreta e nella preghiera. Vedo migliaia di giovani che non esprimono un’articolazione concettuale del bene e del male, di Dio, della grazia, di Gesù Cristo, ma che hanno un tropismo fondamentale verso la bontà […] la bontà non è soltanto la risposta al male, ma è anche la risposta al non-senso. Nella protesta c’è la parola «testimone»: si pro-testa prima di poter at-testare. A Taizé si fa il cammino dalla protesta all’attestazione e questo cammino passa attraverso la legge della preghiera, la legge della fede. La protesta è ancora nel negativo: si dice no al no, e qui bisogna dire sì al sì. C’è quindi un movimento di pendolo dalla protesta all’attestazione, e credo che si faccia attraverso la preghiera. Sono stato toccato, questa mattina, dai canti, queste preghiere in forma di vocativo: «O Christe». Cioè non siamo né nel descrittivo, né nel prescrittivo, ma nell’esortativo e nell’acclamazione! E penso che acclamare la bontà, ebbene, sia l’inno fondamentale.»

Per dirla con Pascal: “Tra noi e l’inferno o il cielo c’è di mezzo soltanto la vita, che è la cosa più fragile del mondo.” D’altronde,c’è una trascendenza nell’aldiquà (Bonhoeffer). Nondimeno, gli dèi sono diventati malattie, come sostiene Jung. 
Il diavolo, originariamente contenuto nella ‘capacità’ di Dio (che, essendo infinito, contiene, ovviamente tutte le ‘possibilità’, anche quelle negative), ha subito un processo di progressiva espulsione. (“Il diavolo non è altro che la forma distorta dell’estasi”). L’’effetto Lucifero’, di cui parla Philip Zimbardo, trasforma la luce primigenia in tenebre, e per questo la religione, fonte del bene, è spesso divenuta fomite del male. In ogni caso, dalla rottura di quest’originaria unità degli opposti è derivata la coscienza, come consapevolezza di sé, del mondo e di Dio, ma anche l’esperienza della libertà, come scelta bipolare. 
Come Dio è alfa e omega – e quindi ogni ‘lettera’ interclusa (beta, delta, theta, ecc.) – così è per l’uomo. Non è però così per il Diavolo, che batte sempre un solo tasto, peraltro fuori tono. Cambierà la stonatura, o anche la sonorità (bassa, alta, grave, acuta), ma il tasto è sempre quello… Non c’è musica…
(Tratto, con qualche modifica, dal mio Gocce di pioggia a Jericoacoara).