martedì 3 settembre 2019

RAINDROPS IN JERICOACOARA


RAINDROPS IN JERICOACOARA

Galatea ascoltava sempre più affascinata. Il suo look (bikini sull’orlo di una crisi di nervi) sempre più charmant. Lorenzo l’aveva già in passato colpita per quella profondità, e diversità, di pensiero che non riusciva a trovare nelle persone che frequentava e compulsava (tastandole pure). E anche adesso, benché fosse cambiata ed evoluta, non mancava di stupirsi. Dazed and confused. Continuò, quindi, ad ascoltarlo. Sarebbe poi intervenuta al momento giusto.
     «Il tempo, una freccia, un’asta diritta verso lo scopo. Il caduceo, l’albero bastone con attorcigliate due serpi: il bene e il male, l’unione e la disunione. Solve e coagula in lotta tra loro, più vicini all’inizio dei tempi, ora più distanziati: l’alfa chiusa nelle sue spire, l’omega aperta  e srotolata... ma alla fine le loro teste s’ingoieranno l’un l’altra. Il tempo primordiale, ce lo insegnano Propp ed Eliade, ritorna in ogni storia, in ogni favola, in ogni mito, in ogni istante narrativo: c’è un eden primordiale, un’armonia che viene distrutta; poi, la colpa, la cacciata dal paradiso, il dissolversi di colpo dell’età dell’oro. Ed è così che sopravviene il male, già implicito nel tohu wabohu iniziale, con tutto il suo repertorio (il Diavolo, la strega, l’orco): l’uomo e la donna cadono nella trappola, sono cacciati, esiliati, vagano nella steppa, si perdono nella foresta oscura. Eppure, malgrado tutto, sono sempre il principe e la principessa… Il principe pavone e la principessa sul pisello. Ma dormono. Lei in attesa del risveglio (il pisello punge…), della catarsi, del principe azzurro (in dormiveglia: ma gli altri uomini continuano a dormire, in letargo in attesa del demiurgo). Sbucano dalle siepi gli aiutanti, i messaggeri, gli apripista, i giovanni battista. Arriva, infine, il salvatore (con la ‘s’ minuscola o maiuscola – lo sa solo lui…). E con lui (o Lui) il sacrificio. Ma il sangue (la terza ‘s’), pur reale, ha portata simbolica (c’è una quarta ‘s’: la quaternità junghiana?). Questo fa inorridire molti teologi, ed è giusto se il concetto viene assorbito così com’è. Ma bisogna andare oltre: inoltrarsi dentro la ‘struttura’ (la quinta ‘s’: il pentagramma – nel senso musicale) del racconto, al di sotto del significato corticale. In ogni boscaglia c’è una radura… Nel bosco ci sono sentieri che, sovente ricoperti di erbe, si interrompono improvvisamente nel fitto. Si chiamano Holzwege. Ognuno di essi procede per suo conto, ma nel medesimo bosco. L’uno sembra sovente l’altro: ma sembra soltanto. Legnaioli e guardaboschi li conoscono bene. Essi sanno che cosa significa trovarsi su un sentiero che, interrompendosi, svia. Heidegger e Nietzsche, il legnaiolo e il guardabosco… Ma c’è un’altra via al di là del sentiero. È sul ciglio del burrone. Ogni risurrezione comporta una morte violenta. Se poi consideri che la nostra morte se l’è assunta su di sé il Figlio di Dio, sgravandoci dalla parte più difficile… A noi basta realizzare l’essenza del suo sacrificio!»
     Lorenzo, in continuità (metastorica) con i sermoni chilometrici (ma talvolta flash) di Gaia, passò il testimone (a se stesso):
     «Listening – powerful language – intuition – questioning – empowering – advising – relating – developing – strategizing – challenging – Holy Spirit... Il richiamare questi termini, sia pure in inglese – ma l’italiano non ha pari – mi è spesso stato d’aiuto. Specialmente in quest’ultimo mese. Sai, parlare o pensare in un’altra lingua rende più fluida e ricettiva la mente. E anche più positiva. Risveglia il cervello destro – quello in letargo (come la principessa). La positività (il cavaliere azzurro) esalta l’attenzione verso le ‘realtà’ sottili, quelle che sfuggono a occhi distratti, contratti e ristretti solo sulla realtà empirica. Allora la positività si effonde nell’anima come una specie di beatitudine: Bliss…»

     Al sibilo (beato e benedicente) seguì, prima un kiss (attorcigliato come un kriss), poi un lungo sospiro, infine un soffio sottile, essenziale, quasi aromatizzato (Calvin Klein traspariva da ogni suo poro).
     «Galatea, richiama immagini piacevoli, ricordi che ti fanno sognare, vibrare, addolcire. Fa’ tintinnare, vibrare, il campanellino pavloliano. Cambiare la vita significa cambiare la vibrazione, volere una cosa significa mettersi sulla stessa vibrazione della cosa. Se due persone, o, in generale, due realtà, sono ‘innamorate’ l’una dell’altra, respirano la stessa stimmung, la stessa aria (e aura). Entrano così in comunicazione, in comunione. Il Tu e l’Io di due ‘comunicanti’ s’incontrano nel Mitwelt, nel mondo comune tra i due mondi, nell’intramondo. E lì suonano le campane… E soffia lo Spirito. La Dynamis sospira, ti fa respirare, riempie, ricuce, dopo aver ‘dato un taglio’. Ti fa rivivere… “To suffer one’s death and to be reborn is not easy.” Sì, ha ragione Fritz Perls, il ‘ghestaltico’: è difficile, non è uno scherzo, morire per poi rinascere… In ogni caso, dopo la tua de-cisione, riaffacciati al mondo. Io, tu, qui, adesso… Anche a partire, come Abramo, da un piccolo ‘clan’. “Dove due o tre sono riuniti c’è Dio.” Nelle Scritture c’è l’auspicio che tutti i credenti “s’incoraggino gli uni gli altri.” Vai nel ‘corpus paolino’, a Ebrei 3,13, ma anche nella Seconda Lettera a Timoteo. ‘Incoraggiare’ è un altro modo per dire ‘coaching’. Galatea, hai fatto dunque bene a ravvivare il tuo dono in te e offrirlo agli altri. Anche se a pagamento. Il maestro, anzi la maestra, è degna della sua mercede. Tu sei stata pronta a investire il tuo tempo, la tua energia, le tue emozioni, la tua passione, per creare la vita dei tuoi sogni. “Chi guarda dentro sogna, chi guarda fuori si risveglia” parole di Jung. E per stare sulla stesso flusso: “L’uomo saggio non dà le giuste risposte, ma pone le giuste domande.” Sono passato a Claude Levi-Strauss. E per concludere in bellezza, con Isaia: “Quelli che sperano nell’Eterno acquistano nuove forze, si alzano in volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano. E scusami se è poco…»
     Lorenzo era nel suo pieno vigore logorroico (ma chi lo sentiva veniva immancabilmente trascinato dal ‘flusso’, e rimaneva a galla).
     «E poi, una volta appresa la tecnica, uccidi il maestro e passa al self-coaching (parlava come se non sapesse che Galatea fosse una coach, e di grido…). Predisponi una lista energetica ‘high vibration’: gente, oggetti, idee, fantasie, attività, location, eventi che ti entusiasmano e affascinano. Ti daranno energia al bisogno. Riallinea la tua fede (quella di Galatea era certamente ‘deragliata’). Prendi il mouse della tua vita e chiedi allo Spirito Santo che ti faccia da antivirus. Poi potrai andare su qualunque ‘sito’… Terrestre e ‘celeste’. Utilizza la  fede, la ‘moneta di scambio’ per ‘fare affari’ nel mondo spirituale e portarne i ‘frutti’ qui, sulla terra. La fede apre prima le porte del cielo e poi i ‘portoni’ della terra… E per ottenere questo (ma la fede è un ‘dono’ che viene dall’’Alto’, un carisma), focalizza l’attenzione: l’intenzione concentrata dà forza alla fede, sposta le montagne… ma sii flessibile.  Non spezzare la canna, né spegnere il lucignolo. Considera l’intuizione come realtà. Deframmenta la mente confusa. E poi, di’: Dove mi trovo nel mio cammino spirituale? Ho un cammino spirituale?” Ricorda: “In Lui – Dio – viviamo, ci moviamo, e siamo.” Hai problemi a sentire la chiamata di Dio nella tua vita, hai blocchi sulla tua strada? Non fermarti, non tirarti indietro. Tiremm innanz… Affronta le sfide: ogni ostacolo, per dirla con Assagioli, sarà una benedizione. Ma specialmente con l’aiuto di Dio! Galatea, ricorda, Dio ha per te in mente qualcosa di più, di molto di più! Ti aiuterò a fare un tratto di strada con Dio, poi Lui, come a Emmaus, scomparirà e tu comparirai. Supererai i tuoi limiti – pensa alla preghiera di Iabez, nell’Antico Testamento –, raggiungerai obiettivi specifici, come insegna Yonggi Cho, un grande predicatore coreano. Potrai avere la bicicletta dei tuoi sogni, della marca e del colore e che tu vuoi…» 
(inizio del capitolo 43 del mio romanzo Gocce di pioggia a Jericoacoara)

giovedì 29 agosto 2019

IL PLATEAU – Alla ricerca dell’esperienza delle vette (remix)


IL PLATEAU

Alla ricerca dell’esperienza delle vette

(remix)

Quattro anni fa, su invito dello spiritual coach Maurizio Fiammetta, ho tenuto un webinar sulla PNL spirituale e generativa: il seminario web prendeva spunto dal mio libro “Prendi la PNL con Spirito!”, in cui affrontavo il tema della “trasformazione profonda”intrapersonale e interpersonale – in maniera a dir poco originale (oltre ai ‘soliti’ – per i cultori della Programmazione Neuro-Linguistica – Bandler, Grinder e Dilts, puoi trovare voci storiche o ‘borderline’, come Jung, Assagioli, Laing, Hillman, Maslow, Gurdjieff, Almaas, Scott Peck ecc). D’altronde, mi ritengo essenzialmente uno scrittore…
   Nel webinar ho parlato di essenza (il Sè, lo Spirito, il centro di gravità permanente) e personalità (persona = maschera), di entusiasmo (en theos = Dio-dentro o dentro-Dio) e immaginazione (in me magus agit = in me agisce il ‘magh’, ossia il ‘potente’ – colui che fa accadere le cose), di come toccare le vette (peak state, stato di grazia ed esperienza delle vette) e di come ridiscendere a valle come uno Zarathustra post-nicciano (anche Mosè – un “mosè” laico, ma con una visione e missione spirituali).

Un concetto che avrei voluto approfondire – ma si trattava di una “conversazione con l’autore” di poco più di un’ora (avrei parlato – alla Pannella o alla Fini – per almeno 24 ore di fila…) – è stato quello di PLATEAU.
Bene, ve l’accenno – è un buon prologo per la prossima settimana, e un incentivo a scalare il (per non dire il solito Everest…). Il ‘plateau’ è la parte intermedia – la più difficile – delle tre fasi in cui si articola ogni vero apprendimento.
   La prima fase è quella in cui non sappiamo fare niente: tuttavia, essendo eccitati (entusiasti, intrigati) per la novità che abbiamo appena scoperto e che stiamo cominciando a maneggiare – e anche perché stiamo partendo da zero –, qualsiasi progresso ci appare molto vistoso e ci dà delle grandi soddisfazioni (il così detto ego-drive: l’impulso e la spinta ad andare avanti e continuare). Ci si trova nello 'stato' (state of mind) della cosiddetta “mente del principiante”.
   Ma ecco che arriva la seconda fase, quella in cui le nuove capacità acquisite si devono consolidare – è questo il momento che mette maggiormente in crisi (ma come al solito, ogni crisi è un’opportunità…): t’impegni, ce la metti tutta, sudi a catinelle, provi e riprovi per migliorare, ma i miglioramenti sembrano arrivare con il contagocce.
Questo è il vero e proprio momento di PLATEAU, cioè di “fase pianeggiante”, di stallo, di stanca, di blocco (anche “dello scrittore”): tutto sembra fermo, stazionario, bloccato, malgrado ogni sforzo e impegno.
   La maggior parte delle persone, in questa fase, si arrabbia, si avvita su sé stessa, s’incarta e, il più delle volte, demorde! Anche i discepoli di Gesù affrontarono questo “demone”… (inteso non nel senso di Socrate e Hillman). E siccome quando una casa è svuotata altri ‘demoni’ prendono la palla al balzo per occuparla (ovviamente come inquilini abusivi…), ecco che ti vengono incontro ostacoli e imprevisti di ogni sorta.

Anthony Robbins, uno che la sa lunga, a questo proposito ricorda spesso che, quando arriva un “plateau”, un esperto di PNL e di “sviluppo personale” (soprattutto ‘spirituale’) lo riconosce e, sorridendo, dice: “Toh, un plateau! Sapevo che ne sarebbe arrivato uno! Io continuo a fare il mio allenamento, perché so che arriverà la fase successiva!” (ho preso la frase da un articolo del coach Federico D’Onghia).
   Infatti, chi è passato dalla fase crash (contratto, reattivo, analisi-paralisi, separato, ostico/ostile) alla fase coach (centrato, aperto, consapevole, connesso, capace di tenere tutto in mano…), è nelle condizioni ottimali per superare – o aggirare – le proprie paure, sbrogliare i conflitti interiori e sbrigliare le abilità acquisite e le nuove abitudini: queste, da occasionali o da principianti, diventano automatiche (non robotiche, ma generative), per cui si è in grado di padroneggiarle e inserirle nel contesto degli altri comportamenti.
   Inoltre, ha trovato il suo “centro di gravità permanente” (una particolare posizione e attitude psico-fisica – una ‘centratura’ – oltre che una “sorgente interiore” di acqua viva) che gli permette di agire sempre in posizione di balance e forza: questa è la terza fase. Per arrivare a questo stadio è necessario, il più delle volte, uno shock addizionale, per dirla con Gurdjieff (ne parlerò in uno dei prossimi post).
Quindi, ogni volta che si vuole acquisire una nuova capacità, dopo le prime salite (o discese – insomma, il progresso) c’è sempre  la fase di ‘plateau’: per questo è così importante saper mantenere il focus su degli obiettivi e mantenere acceso il ‘fuoco’ dentro, ossia l’entusiasmo e la motivazione costante (momentum) che ci spingono fino all’obiettivo: start & go, fino al goal.
Insomma, se hai un ‘perché’ abbastanza forte, troverai tutti i ‘come’ che ti servono a raggiungere il ‘cosa’e saprai ‘chi’ sei veramente e ‘dove’ vuoi e devi andare (e quando)…