mercoledì 25 novembre 2020

KIND OF BLUE

 

KIND OF BLUE

 

“Quello che veramente ami rimane, il resto è scorie. Quello che veramente ami, non ti verrà strappato. Quello che veramente ami è la tua vera eredità.” Un flash su Ezra Pound e uno su … Lorenzo!

   Lo baciò con labbra riarse e ansiose. Astonished, stordita, stonata, si lasciò sommergere dall’emozione sottocutanea, riuscendo, tuttavia, a rimanere in apnea. Ape regina, come sempre. Vaccinata, mitridatizzata dagli eventi dell’ultimo mese, si lasciò andare senza chiedersi perché.

    Why? L’impatto con Lorenzo, scaturito dalle profondità del tempo e del cuore, fu ancor più fibrillante, ‘crono-cardiaco’, ma venne facilmente riassorbito da Arianna, quasi che lei fosse fatta di materiale pathos-assorbente (o ‘fatta’ di oppio, ma quello ‘puro’ – senza ‘tagli’ – di Emmanuelle a Bangkok).

    Aprirai gli occhi all’improvviso e ti guarderai intorno e, nel caos dell’universo, guarderai qualcuno e ti renderai conto del fatto che voi due vi vedete e che tutto il resto è caos.Ben oltre la PNL di Richard Bandler, i neuroni e le lingue, non più programmati, si rincorsero e si sciolsero. Poi si riannodarono. Una folata improvvisa. Lusso emozionale, flusso irrazionale; colate laviche, dilavanti, dilaganti (la ragione in stand-by, i sensi al galoppo, la passione a bolina). Blow-up.

    Shut up and drive... Lorenzo scivolò in un abbraccio nodoso. Fluviale. Lei si fece lago. Loro stretti, tutti gli altri al largo. Nel silenzio iniziarono a correre. Cuore sacro (non solo cuori neri). E la passione montante cominciò a sgomitare tra la folla impazzita (sorpresa, gioia, alcol, droga, ebbrezza spirituale? Di tutto un po’. Manhattan sceccherato). I loro cervelli (soprattutto quelli della coppia vincente): nidi di rondine, volute allungate dall’assenzio alla Modì (pasteggiato durante il party), fate verdi, e ignoranti, vaganti in pieno deserto di serotonina. Amrita? Ciceone? Cicuta? Comunque, nettare degli dèi… Lei, armata dei suoi sogni, disarmante nella sua schietta passionalità. Lui, ormai uomo (super) capace di tirar fuori – dalla donna – la donna (super). Altro che softie. Un ‘duro’. In ogni caso: zitta e pedala!

    Parafrasando Whitman, tra i rumori della folla se ne stavano loro due, felici di essere insieme, parlando poco, forse nemmeno una parola… Silenzi, sospiri, solo il battito dei cuori (non solo i loro – c’è ancora vita sulla terra). Sursum corda, il nodo gordiano era stato tagliato. Scurdammoce ‘o passato. Era giunto il momento di godere. Di ogni cosa. I nodi erano venuti al pettine. E ora cominciavano i colpi di spazzola. L’ossitocina prese il volo (come la colomba di Noè) e con lei il testosterone, prima passero solitario poi aquila delle vette. Tornarono tutti (i pennuti) con orchidee selvagge: le acque del diluvio si erano ritirate ed era comparso l’asciutto (con loro spennati: effetto del party, un po’ lubrico un po’ kubrik). Another brick in the wall. La terraferma era all’orizzonte. In direzione oriente.

    Nessuna sventura può colpirmi quando ella mi concede un bacio.” Le sue labbra stillavano latte e miele. Le colline era di nuovo in fiore. Le vette puntute raffrescate da folate di Spirito e bagnate da scrosci di Passione. L’Amore dell’Amore… I dirupi, dilavati da cascate di dionisiache voglie e apollinei chiarori. Venerei albori di luna sui corpi marziali, eroticamente belligeranti. Il ditirambo di sguardi aveva sostituito il mambo del diggei, virando sul più caliente tango, ma l’aria rimaneva pur sempre sciccosa. Anzi, sempre più. Colorata di Blue in green (le pennellate di Miles Davis, la tela, invece, offerta dalla ditta, la prodiga Archirama Do-It). Suggellata dalle note guitar da ultima Thule (o primo Eden) di Kyle Eastwood e del suo rugiadoso Iwo Jima. L’atmosfera c’era tutta, la realtà pure.

    E correndo m’incontrò lungo le scale: quasi nulla mi sembrò cambiato in lei. La tristezza poi ci avvolse come miele, per il tempo scivolato su noi due.” Mentre le parole di Colin Muset, poeta trovatore della Renaissance, continuavano a palpeggiare le furbe rotondità di Arianna – e Guccini si dava parimenti da fare per incastonare le sue perle da piano-osteria – Tomás e Galatea, sbucati dal nulla, si buttarono anche loro nell’agone. La coppia divenne ben presto un quartetto, un ottetto, una legione… E tutti, agognanti e agonizzanti, incantati e incartati, fecero bisboccia fino alle quattro del mattino. Poi di corsa alla chiesa Wonders ‘n Miracles.

 

    (tratto da Gocce di pioggia a Jericoacoara)

 

   

 

sabato 21 novembre 2020

SUPERSIZE YOUR DREAMS – Pensa alla grande e agisci in piccolo

SUPERSIZE YOUR DREAMS

Pensa alla grande e agisci in piccolo

Oggi, sabato ventuno novembre, non mi va di lavorare, ma sono, più che mai, in vena spirituale. Ed è per questo che “riciclo”, opportunamente rivisitato, un mio vecchio post (visto che dei miei post, come del maiale, non si butta via niente...).

When God brings a dream to pass that He’s placed in your heart, it’s going to be greater than you ever imagined. It’s going to be bigger, better and more rewarding. You could say: God’s going to supersize your dream!

È tratto da un post di Joel e Gloria Osteen, due predicatori del “Vangelo Positivo”. Il senso? Quando Dio realizza un tuo sogno lo fa ancor più grande di quel che tu avevi in cuore (o nella mente).

E ricorda, non solo “siamo fatti della stessa stoffa dei nostri sogni” (W. Shakespeare), ma i sogni son desideri, che spesso si realizzano. E se sei “sintonizzato” con Dio, se tu vuoi solo camminare, Egli ti farà correre. Se sogni di avere i soldi per pagare tutte le tue bollette, Egli te ne darà in misura tale da soddisfare, non solo i tuoi bisogni e desideri, ma anche per essere di benedizione per il tuo prossimo.

D’altronde, nei Vangeli c’è scritto: “Cerca prima il Regno di Dio, dopo di che ogni cosa ti sarà data”… E ricorda, il Regno (cioè dove ogni cosa è possibile) è dentro di te e affianco a te, qui e ora!

Troppo spirituale? Non sei un credente, non hai fede nel soprannaturale? OK, allora scendiamo con i piedi per terra. Io credo, anzi “so” (“se credo… io so!” rispose Jung a chi gli chiedeva se credesse in Dio); ma se tu non credi, agisci “come se” (credessi): amplierai, in ogni caso, il range di possibilità. Nei Vangeli è scritto: tutto quello che chiederete con fede nella preghiera lo otterrete … bussa e ti sarà aperto. Soprattutto, mentre fai la tua richiesta (mentalmente, spiritualmente), visualizzati già nella situazione che tu desideri come se fosse già in atto… (scenario oltre il problema).

Devi per questo diventare un bizzoco, un bacchettone, un chierichetto? No, significa solo che, se visualizzi con estrema fiducia un obiettivo, immaginandolo già ottenuto, lo avrai (la nevillizzazione degli obiettivi ne parlo spesso nei miei libri).

È chiaro che io ti consiglio la via spirituale – di uno spiritualismo “pratico”, non “fumoso” – ma anche metodologie laiche possono esserti d’aiuto. Per esempio, nella PNL, o in metodologie simili (Psicosintesi, Silva Mind Control, Terapie Brevi Strategiche), per passare dallo “stato attuale” (spesso non ottimale, per non dire “loffio”: low state) a quello “desiderato” (peak state), devi, innanzitutto, “bussare”, cioè “entrare nella situazione” proiettando sul tuo schermo mentale un film la cui sceneggiatura rappresenti il tuo desiderio o sogno, e del quale tu sei il protagonista (sì, proprio come vorresti essere: fisicamente, psichicamente, spiritualmente, economicamente… Ma non solo tu, anche la situazione, il luogo e gli altri personaggi devono essere proprio come tu vorresti che fossero).

Poi, una volta bussato, devi entrare… Non essere timido: i violenti s’impossessano del regno dei Cieli! (Vangelo di Matteo 11,12)

Quindi, mi raccomando, quando “bussi” (cioè, proietti il tuo film mentale), fallo con forza e insistenza; non solo, cura le inquadrature, i colori e i suoni (cerca di amplificarli). E poi… mentre ti stai facendo il tuo film mentale (ben diverso da quelle paranoie che ogni tanto ti spari nella testa), immagina di entrare in te stesso, di astrarti dalla situazione intorno a te e… di balzare dentro al film.

L’importante è che tu riesca a entrare nel film pienamente, vivendo al massimo – supersize – tutte le situazioni positive. Se ti sei fissato in modo preciso l’obiettivo da raggiungere, ci hai costruito intorno una buona sceneggiatura, ti sei girato e rigirato il film più volte nella mente, vivendolo ed emozionandoti in prima persona, vedrai che, dopo un po’ di repliche, qualcosa si metterà in movimento…

Questo perché a sogni colorati, vividi, stinti, sfocati, s’incolleranno le corrispondenti realtà (stelle, stalle, stelline, stille – di pianto – o stami, pistilli, orchidee, orchi…): noi siamo, infatti, “vortici” nel “campo quantico” pronti a risucchiare tutto quello che è della stessa natura dei nostri pensieri e desideri.

In Gioele, nell’Antico Testamento, e negli Atti degli Apostoli si dice: “io spargerò il mio Spirito sopra ogni persona: i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni e i vostri vecchi sogneranno dei sogni”. Sogni? No, realtà: noi attiriamo tutto quello che è “simile” al nostro modo di pensare e di fare – in un certo senso, siamo capaci di “confezionare” il nostro futuro. Siamo delle “calamite” (anche di calamità) e degli “attrattori” (di iatture, iettature, “fatture”, fratture… ma anche di Ferrari, champagne, charme e vacanze a Sharm El Sheik). 

Chic e choc. Sei tu, nella stragrande maggioranza dei casi, a decidere. Altre volte sarà il caso o il caos. Comunque, ben venga il caos, perché l’ordine ha fallito (Karl Kraus).

Ma spesso (direi quasi sempre) oltre il caso e il caos c’è il cosmos. Non quello cosmetico, artificiale, di facciata, ma quello cosmico, universale, anche un po’ comico. D’altronde, il caso non è che uno dei modi in cui Dio opera quando non vuole farsi riconoscere dagli uomini…

 

 


 

venerdì 20 novembre 2020

DAL COACHING A UNA DIMENSIONE AL COACHING OLISTICO E TRANSPERSONALE


DAL COACHING A UNA DIMENSIONE AL COACHING OLISTICO E TRANSPERSONALE

«L’uomo è due uomini contemporaneamente: solo che uno è sveglio nelle tenebre e l’altro dorme nella luce.» (Kahlil Gibran). Siamo continuamente bombardati da luci, suoni e parole. Stimoli di ogni genere ti disorientano. Probabilmente hai bisogno di un coach, un mentore o un corso di risveglio.

LAMPI DI ETERNITÀ

«Viviamo in un mondo in cui presunte verità, pseudo-valori, eventi senza senso e false mete ci indirizzano in vicoli ciechi senza via d’uscita. Siamo continuamente bombardati da luci, suoni, parole parole parole… Stimoli di ogni genere ci disorientano, spaventano e bloccano; rimuginazioni continue, idee fisse, pensieri inutili e improduttivi intasano il mio e il tuo cervello. Tutta questa pressione finisce per deprimerci: troppo grande è il divario tra i nostri desideri, le nostre aspettative e la vita reale.» (dal mio PNL transpersonale)

Nondimeno, «Vi sono improvvisi imprevedibili lampi di eternità o dell’infinito che giungono a noi quando meno ce li aspettiamo” (Anthony de Mello). Eppure, spesso la nostra condizione abituale è quella di persone addormentate. «Il principe azzurro di cui hai bisogno è un coach, un mentore o, come in questo caso, un corso di risveglio». (dal mio PNL olistica).

CON I PIEDI PER TERRA

Allora, vai col coaching… diresti tu che ti affacci a questo sito dedicato al miglioramento personale.
Sì, il coaching va benissimo per risvegliare persone addormentate, risolvere problemi e fare goal, ma senti questa (è recentissima, risale al giorno della fiducia al governo Gentiloni): Mario Monti inizia ringraziando Matteo Renzi. «Non ho alcun motivo sul piano personale, ma sul piano politico lo ringrazio perché ha avuto coraggio ed è stato un buon coach, infondendo un senso di orgoglio e di speranza. Grande tecnico della comunicazione e della motivazione, ha finito con la sua inadeguatezza politica per recare danno al paese». Prima adeguato, poi inadeguato…

Qual è la verità, allora? Il coaching fa bene o fa male? È vero che, dopo essere diventati grandi tecnici della comunicazione e della motivazione, rischiamo di ritornare alla nostra inadeguatezza? Nei Vangeli c’è un’espressione molto forte, ma efficace: Il cane è tornato al suo vomito e la scrofa lavata è tornata a rotolarsi nel fango. E poi, c’è sempre il rischio di gettare le perle ai porci…

Naturalmente, non sto parlando (bene o male) di Renzi, né di nessun altro, e nemmeno voglio ergermi a guru o maestro di verità («La verità… ah se fosse vera!» direbbe Jorge Luis Borges), ma voglio solo scuotervi un po’ ed emozionarvi (vedi il mio primo articolo: Chiamale se vuoi emozioni).

DALL’UOMO A UNA DIMENSIONE A QUELLO TRIDIMENSIONALE

Prima scossa: Herbert Marcuse, il famoso maître à penser, sosteneva che l’uomo a una dimensione è tale in quanto, con il suo vivere ammansito dalla società consumistica e drogato dai mass-media, si muove a senso unico, non riuscendo così a manifestare la molteplicità del proprio essere interiore.

Il coaching può però scuoterlo e fargli fare un salto di livello: da allora in poi l’uomo a una dimensione (diventato a due dimensioni) comunicherà in modo migliore e sarà motivato; inoltre, da “Io diviso”(come lo definiva Ronald Laing) passa a “Io unificato”. Ma non è sufficiente… (sarà stato il caso di Renzi?).

L’uomo a due dimensioni rimane, infatti, all’interno di uno schema stimolo-risposta, sia pure estremamente evoluto, senza però riuscire ad aprire completamente il ventaglio di tutte le possibilità: non sa (o lo sa in modo approssimativo e non focalizzato) che di fronte a una difficoltà apparentemente insormontabile, oltre alla buona comunicazione e alla forte motivazione, può far appello a risorse transpersonali (la preghiera efficace, la visualizzazione creativa, la nevillizzazione degli obiettivi, di cui parlerò in un prossimo post, ecc.).

Con il coaching olistico (che contempla tutt’e tre le dimensioni dell’uomo: corpo, anima e spirito) e con quello transpersonale, che agisce ancor più sulla dimensione spirituale, si può arrivare all’uomo a tre dimensioni, completamente realizzato grazie alla (ri)scoperta della molteplicità dell’essere che caratterizza la dimensione umana.

L’uomo è, infatti, quell’essere che, come ammoniva Pascal, può e deve andare oltre se stesso e trascendere la propria natura materiale, con tutti rischi connessi alla “traversata del mare della vita” (per dirla con Platone).

IL COACHING OLISTICO E TRANSPERSONALE

Ma cos’è  sto coaching di cui stai straparlando? Certamente, qualcosa la sai, ma a ogni buon conto ecco qui una sintesi. È un incontro one to one, personalizzato, fatto su misura, pratico, concreto, strategico, finalizzato a:

accrescere l’autostima;

migliorare le performance;

superare blocchi e convinzioni limitanti;

implementare la crescita personale o professionale in funzione dei propri obiettivi;

acquisire competenze e comportamenti che incrementano empatia, efficacia ed efficienza.

Si tratta di un processo interattivo short term: un programma dinamico focalizzato, più che sulle cause, sulla soluzione. Infatti, non rimane nel vago, ma punta subito al risultato mediante un programma strategico, concreto e misurabile, costruito insieme al cliente (ma il coach ci mette le sue competenze e la sua esperienza).

Un approccio generativo più che riparativo, in quanto volto al conseguimento del risultato e al raggiungimento dell’obiettivo. Quindi, più che al passato (e ai suoi traumi), il coach è rivolto al futuro, cioè al raggiungimento dell’obiettivo concordato con il cliente: il coach è, infatti, uno specialista dei risultati.

«Non credere a nulla che tu non possa verificare in prima persona», raccomandava Gurdjieff. Il motto è stato fatto proprio dalla Programmazione Neuro-Linguistica (PNL), eccellente modello educativo di auto-aiuto (self-help), che, nell’ambito del coaching, può essere validamente applicato alla vita quotidiana, con le sue tecniche di miglioramento personale e, soprattutto, grazie all’atmosfera e all’approccio mentale (l’atteggiamento) che crea.

Ma quello che più della PNL interessa sono i suoi risvolti pratici: semplici tecniche di miglioramento personale che puoi applicare alla vita di tutti i giorni e che, se fatte in modo etico e responsabile, e salendo e scendendo i gradini della scala di Dilts, ti aiuteranno a risolvere i tuoi problemi, grandi e piccoli e a realizzare i tuoi obiettivi.

Tuttavia, e ritorniamo al ragionamento iniziale, se sali solo i primi gradini della scala (i livelli logici più bassi) – ambiente, comportamento e capacità – potrai diventare “un grande tecnico della comunicazione e della motivazione” (il complimento che Monti faceva al primo Renzi), ma c’è sempre il rischio di diventare inadeguato “politicamente” (in senso lato – l’accusa di Monti all’ultimo Renzi).

Potrai evitare questo scivolone solo se sali gli ultimi gradini: valori, identità e spiritualità (la tua vision e mission).

Ed ecco il perché del coaching olistico e transpersonale, che è un allenamento dell’anima per migliorare le prestazioni del corpo intero – corpo olisticamente inteso: corpo, anima, spirito. Senza questo tipo di coaching (e di self-coaching) rischi di girare a vuoto.

Oggi tendiamo a dimenticare che l’anima, non solo è dentro di noi, ma anche fuori di noi (…) Se vivessimo in un’altra cultura, diremmo: qualcuno mi sta inviando un messaggio. (James Hillman)

Nondimeno, noi siamo partecipi di un vasto campo energetico invisibile che contiene tutte le possibili realtà e riflette i tuoi pensieri e le tue emozioni. Dai quindi maggior spazio all’emisfero cerebrale destro, al pensiero laterale, alla tua mente intuitiva. «La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo: noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono.» (Albert Einstein).

UNO SHOCK ADDIZIONALE

Ognuno di noi ha bisogno, di tanto in tanto, di uno scossone, di uno shock. E non sto parlando dello shock che ti traumatizza o dei tanti piccoli shock quotidiani che, seppure sciocchi, goccia dopo goccia ti procurano distress, lo stress cattivo, che ti logora la vita, ti avvelena l’anima e ti può condurre sull’orlo del baratro.

Sto parlando, invece, dello shock positivo, quello che ti carica di eustress (stress buono), come il flusso di sensazioni dopo il primo bacio o la discesa a rotta di collo su una pista di sci (se sei uno sciatore provetto).

Ma ancor di più mi riferisco ai cosiddetti shock addizionali (come li chiamava Gurdjieff, il maestro armeno). Ossia, a quegli scossoni che bisogna dare, o darsi, quando si nota un calo di tono o si sta deviando dalla direzione che porta all’obiettivo, col rischio di tornare a rotolarsi nelle vecchie abitudini o incartarsi. E sono questi – gli shock addizionali – che voglio provocare coi miei post.

Quindi, se mentre surfeggiavi sulle onde del web sei approdato su questo post, e solo per questo hai cominciato a interessarti più nello specifico al miglioramento personale, o semplicemente a qualcosa di culturale, questo è già uno shock addizionale: hai comunque modificato la tua direzione quotidiana; oppure, dopo qualche arresto o sbandata, ti sei rimesso sul sentiero. Vediamo perché.

Secondo Gurdjieff (e la fisica moderna) tutto l’universo è costituito da vibrazioni, anche la stessa materia. Queste vibrazioni seguono fasi ascendenti e discendenti, mai in modo lineare, ma sempre attraverso un movimento a gradini, in modo simile alla scala musicale dei sette toni (DO, RE, MI, FA, SOL, LA, SI), in cui tra il MI ed il FA e il SI ed il DO non esistono semitoni, ma solo dei vuoti, che determinano dei rallentamenti.

Questo vale anche per i comportamenti umani: quando ti proponi un obiettivo (perdere peso, seguire un corso), oppure sei all’inizio di un percorso (un nuovo incarico, t’iscrivi a un’associazione), la tua motivazione è alle stelle: niente e nessuno può fermarti, spazzi via tutti gli ostacoli!

A un certo punto, però, ecco il rallentamento, l’impasse, il blocco, il vuoto.

Proprio durante questi gap molti propositi vengono abbandonati, come molte promesse di inizio anno. È un continuo drop-out. Tuttavia, quando diventiamo consapevoli della natura non lineare del cambiamento, possiamo calibrare il nostro impegno in base alla fase di cambiamento in cui ci troviamo: quando gli obiettivi o le nuove abitudini che vuoi assumere richiedono uno sforzo prolungato e hai la consapevolezza di trovarti in una situazione di stallo, devi procurarti uno shock addizionale, ossia una spinta aggiuntiva che ti consenta di ripartire lungo la linea retta che conduce al traguardo.

Purtroppo, di solito non ci si rende conto di questi salti e vuoti; tuttavia, per rientrare in carreggiata, occorre ritornare in sé (come nella parabola del figliol prodigo – Gurdjieff parlava di ricordo di sé). Per questo occorrono: consapevolezza (mindfulness), trasformazione delle emozioni negative in emozioni positive, visualizzazione plurisensoriale dell’obiettivo come se già raggiunto e, soprattutto, stop alla procrastinazione.

E non dimenticare di tenere un diario personale, in cui registri giornalmente pensieri, propositi, risultati raggiunti e ostacoli incontrati: tutto questo ti aiuta a mantenere il focus sugli obiettivi e ti dà una spinta propulsiva (il cosiddetto ego-drive). E poi, come ricorda poi Rudolf Steiner,

Passa in rassegna le gioie e i dolori, le pene e le esperienze, tutte le azioni come se fossero cose di un altro. Ognuno infatti guarda con chiarezza nella vita degli altri, e trova la giusta medicina per i mali che non gli appartengono.

Concludo con un ultimo shock addizionale, un set-up da farsi non appena svegli: palming – respirazione sole-luna – riequilibrio energetico (EFT) – switch – respirazione di fuoco e, per finire, esercizio Stanlio e Ollio. Ma di questo e altro (il set-up è solo un cliff-hanging) parlerò nei prossimi post.