domenica 22 ottobre 2017

IO NON CE LA FO! Nell’epoca dell’ansia e degli ansiolitici




IO NON CE LA FO!
Nell’epoca dell’ansia e degli ansiolitici

Ragni (e galline: non solo topi…), vuoto (e pieno: la folla), buio, altezza (e la minima profondità di un ascensore): questi alcuni degli inneschi delle fobie e degli attacchi di panico. Ma talvolta (o sempre?) tutto scatta nella mente. In ogni caso, siamo qui in presenza della modalità evitamento e fuga: per evitare l’ascensore fai le scale a piedi… basta che tu veda un cane e cambi marciapiede.
Ansia, paura e panico coinvolgono tutta la tua sfera emotiva: ti senti impotente, in quel momento vorresti solo scomparire... Un caso emblematico: da piccolo sei stato morso da un cane e il trauma da fisico si è tramutato in psicologico (cinofobia). L’esperienza traumatica originaria – il morso – è lo ‘stimolo incondizionato’; l’abbaiare del cane, il suo pelo, le sue fattezze (fosse pure un chihuahua), sono gli ‘stimoli condizionati’, quelli che ‘elicitano’ (estraggono) l’ansia come ‘onda lunga’ della burrasca iniziale. E se servono a tenerti lontano da un’eventuale fonte di guai, sono gli stessi che generano la risposta ansiosa, provocandoti gli attacchi di panico situazionale.
Sull’altra sponda, invece della modalità ‘via da’, troviamo il suo opposto: l’attaccamento (il metaprogramma ‘verso’). Se prima “evitavi per non fuggire”, ora “vai disperatamente in cerca”. E sono tante le cose a cui sei attaccato (le dipendenze): tivvù e tivvù, pensieri su pensieri, sigarette e pillole, frigo e dispensa, la bottiglia…
E non finisce qui… “Non riesco a cominciare… m’imballo e non vado più avanti Non ce la faccio… ce la metto tutta ma non riesco a concentrarmi: mi sento disorientato, confuso, demotivato. È tutto uno schifo! Sclero e rinunzio a tutto…”
Dopo il ‘fobico’ e il ’dipendente’, ecco qui il depresso, lo stressato, l’inconcludente (e lo sfigato).
E poi c’è l’uomo ‘normale’: “aspirato dai suoi pensieri, dai suoi ricordi, dai suoi desideri, dalle sue sensazioni, dalla bistecca che mangia, dalla sigaretta che fuma, dall’amore che fa, dal bel tempo, dalla pioggia, dall’albero vicino, dalla vettura che passa...”
Questo è l’uomo ‘robot’ (ne parla Gurdjieff, ma un po’ tutti ne aspiriamo qualcosa…). E che dire dei tanti pseudo-manager fuma-fuma (anche solo mamme o babbi che portano il pargoletto a scuola) che impazzano per le strade sgommando come folli su SUV ingrifati, quasi dovessero correre a chissà quale appuntamento ‘capitale’. Alla fin fine tutti stressati (e non sto parlando dello stress positivo – l’eustress – quello del primo bacio o della discesa su una pista di sci, e sei uno sciatore provetto, ma del distress: quello che ti logora la vita, ti avvelena l’anima e ti può condurre sul baratro).
Insomma, da una parte l’uomo robotico (moscio o agitato), dall’altra l’uomo comatoso. Sì, lo so, certe cose ci sono sempre state (è nella natura dell’uomo: un po’ in cielo un po’ a terra…), ma il tam tam dei mass-media – puoi avere tutto subito (dal fast food al prestito su misura, fino al fast love) e devi essere ‘così’ (tacco dodici o rasoterra, tutta-tette o filiforme, grasso è bello…) – ha creato l’era dell’ansia: un continuo mordi e fuggi alla ricerca di una soddisfazione effimera e un susseguirsi di copia-e-incolla di modelli mass-mediatici belli ma impossibili.
Dall’eccesso d’informazione all’eccesso di attenzione: si è passati dall’epoca delle ‘grandi narrazioni’ a quella del gossip. Basta cliccare e hai tutto in un attimo: qui le ultime news dalla Kamchatka, lì un contatto face to face con il tuo compagno di banco affacciato su Facebook. Ottimo, pure indispensabile, ma con questo volere tutto, poco, maledetto e subito, abbiamo disimparato, non solo a fare i calcoli a mente, ma a sbrogliarcela con le minime difficoltà quotidiane. Un piccolo intoppo e… il mondo ci crolla addosso. Vediamo subito la montagna nella sua immensità: abbiamo perso la capacità di riflettere, fermarci un attimo e scomporre il problema nelle sue componenti più piccole, ognuna facilmente risolvibile, oppure aggirarlo con uno stratagemma. Allora, perché non seguire l’esempio dei cinesi? Se noi vediamo una lunga distanza nella sua interezza (il che ci spaventa), loro, da sempre, sanno che mille miglia cominciano con un solo passo.

Ho tratto questo dal mio Che cos’è la PNL (ed. Sovera), in cui parlo di come uscire dall’empasse esistenziale.
Passo ora a un brano ben più “quotato” (ad alta quota):
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. (…) Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.  Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.
(Dal Vangelo di Luca, cap. 24). 
Compreso? (Gesù aveva scoperto la PNL ben prima di Bandler e Grinder…): quindi, in un primo tempo bisogna andare al passo con l’amico (o l’avversario): poi, dopo essersi ‘sintonizzati’ con lui (rapport, empatia) ed essere entrati nel suo mondo (essersi fatto greco col greco, giudeo col giudeo, diceva san Paolo), bisogna fare uno ‘scarto’: allontanarsi un po’ per poterlo fare entrare nel tuo mondo… Non solo, altro insegnamento (non solo buddhista, ma anche cristiano, come si nota dal passo evangelico): Quando l’allievo è pronto il maestro appare. Ma quando incontri di nuovo il maestro uccidilo… (e infatti, “sparisce dalla tua vista” perché sai ormai camminare con le tue gambe – non sarò la vostra stampella; al massimo, sarò una ringhiera a cui aggrapparsi...” diceva Nietzsche nel suo Zarathustra).

Ok, visto che l’appetito viene mangiando chioso con il finale (rimosso per mancanza di spazio) del mio predetto libretto di self-help (io l’avrei voluto chiamare Sursum corda. Come slegarsi da ansia, fobie e dipendenze con la PNL, ma tant’è: a caval donato…). 
È un breve racconto sufi, che ben simboleggia il passaggio dalla schiavitù della ‘fissazione’ al ‘risveglio’ liberatorio.
A Mullah Nasruddin era giunta voce che la moglie lo tradisse. E gli avevano pure indicato il luogo (sotto la grande palma appena fuori città) e l’ora degli incontri clandestini (a mezzanotte in punto). Non sapeva però chi fosse il rivale.
Il pensiero del tradimento e la gelosia lo divoravano giorno dopo giorno. Ormai la sua era diventata una fissazione, una mania… E dal giorno della triste rivelazione aveva cominciato a soffrire anche di fobie e attacchi di panico; per non parlare degli stati d’ansia, della vergogna (erano ormai molti mesi che non frequentava più nessuno per paura dei commenti) e della depressione che lo buttava sempre più giù. Era ridotto a uno straccio…
Un giorno prese il coraggio a due mani e disse fra sé e sé: devo far fuori il mio rivale! Si preparò psicologicamente a puntino, si rimise in sesto, disse in anticipo le preghiere riparatorie, si armò di tutto punto e andò di soppiatto sul luogo deputato, Era quasi mezzanotte, luna piena, nessuno intorno, solo una leggera brezza e il sommesso vocio degli animali notturni…
Salì sulla palma e iniziò ad aspettare. Mezzanotte: niente, mezzanotte e mezza: niente… Ma lui imperterrito, sempre più carico di rabbia e indomito coraggio.
L’una, le due, le tre, l’alba… All’improvviso, il flash: ma io non ho moglie!

domenica 8 ottobre 2017

FERMATE IL MONDO… VOGLIO SALIRE! (remix)




FERMATE IL MONDO…
VOGLIO SALIRE!
(remix)

L’estate è volata via, ma io sono ancora aggrappato alla sua coda. Non c’è mattarellum, porcellum, bersanellum, rosatellum… che tenga. Eppure tengo famiglia, soprattutto questa, quella del blog e dei fiduciosi blog-brothers-&-sisters in (in)trepida attesa. 
Motivo per cui, in attesa del mio risveglio autunnale, fermo il mondo (il mio mondo), ripesco dai fondali del blog (in un ripostiglio) un post e ve lo riposto. Tutti in carrozza…
 
“… talvolta, negli uomini e nelle donne, c’è qualcosa che salta subito agli occhi, che appaga il nostro senso estetico e spirituale. Qualcosa che, al di là della bellezza esteriore, è come una luce che viene da dentro e illumina tutto. È quella serenità, quell’equilibrio, quel senso di appagamento che riesce a coniugare impegni ed aspirazioni, pubblico e privato, in cui ognuno sente di poter regalare qualcosa di se stesso perché ha imparato finalmente a volersi bene.” (Roger Peyrefitte)

Volersi bene... Sì, volersi bene: non il “volemose bene” da una botta e via, ma qualcosa di più sostanzioso. Non il volemose bene di certa politica mordi e fuggi e di certo nostro tran tran quotidiano, tra una pacca sulla spalla e una pugnalata alla stessa (meglio allora la pacca sul sedere). un volersi bene di petto, pancia, cuore, midolla...
Sì, prima di voler bene al prossimo dobbiamo voler bene a qualcuno ancora più prossimo (noi): dobbiamo imparare a volerci bene. 

Bene, proseguiamo il viaggio all’interno di questo blog in continuo divenire, un blog rock’n’roll:
“Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione (…) Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto. Basta chiudere gli occhi. È dall’altra parte della vita.”
Sì, il nostro è un viaggio al termine della notte (prendo spunto da Céline, lo scrittore maledetto – ma neanche Peyrefitte scherzava…). Se non altro, stai avendo una benedizione dietro l’altra: hai visto la luce… 
Dai, scherzo, celio… (ma con Céline c’è poco da scherzare! Ma ci ha scherzato Paolo Sorrentino, citandolo ne  La Grande Bellezza). Dicevo, il viaggio è utile, fa lavorare l’immaginazione… (ma anche la luce che viene da dentro e illumina tutto fa parte del viaggio: un itinerario interiore alla scoperta di sé, utile per portare allo scoperto la tua vera essenza).

Sì, quel che importa è, non solo il traguardo – il Peak Stateora non più un miraggio, ma anche lo stesso viaggio. Perché? Ci sarebbero diverse risposte, ma quella più pertinente è, appunto: fa lavorare l’immaginazione. Da quando mi segui, infatti, stai pensando, non solo con il cervello razionale (l’emisfero sinistro), ma con il cervello immaginifico (quello destro).
E non solo fumus… ma fatti: l’elaborazione dei dati, le tue scelte, le tue decisioni sono diventate di giorno in giorno: rapide, sintetiche, percettive, intuitive, focalizzate verso il traguardo.
Inoltre, avendo riattivato l’emisfero cerebrale destro (era attivo quand’eri un bimbetto tuttifrutti, poi si è pressoché spento, se non altro opacizzato), sei diventato senz’altro più creativo. 
Quindi, sei già a un ottimo punto – in piena performancedal momento che, non solo hai appreso diverse nozioni e tecniche per te, non dico sconosciute, quanto meno latitanti, ma sei entrato in un’atmosfera molto più ‘ossigenata’.

Dai, insisti... biondo (sai… l’acqua ossigenata – scherzo, i giochi di parole mi prendono e io non so dire di no!). 
Sì, insisti: light your fire! (qualora, per qualche motivo, dopo uno start brillante non ti senti più smart…): più ti applicherai (leggendo, rileggendo e di lì diramandoti su altri libri o navigando sul web – ci sono molti utili approdi), più i tuoi progressi saranno rapidi e successful…  
Sempre che tu ci metta impegno, determinazione e applichi con costanza le strategie che ti ho insegnato, valide come primo approccio al cammino verso lo “stato desiderato” e per il conseguimento dei tuoi obiettivi.

Devi metterci focus (attenzione, concentrazione, intenzione) e momentum (l’impulso per il passaggio dalla fase di ideazione a quella di attuazione, un impulso da tenere sempre costante, sempre in fase on, mai off, semmai, in qualche momento, in fase stand-by, o se vuoi di epoché).  
Soprattutto, devi metterci passione e desiderio.  
Devi essere hot like fire! (vai su YouTube e approda al pezzo di Aaliyah: ti darà la carica…).

Cosa sta accadendo? 
Stai acquisendo il metodo grazie a cui, tra l’altro, per citare di nuovo Peyrefitte, stai trovando quella serenità, quell’equilibrio, quel senso di appagamento che riesce a coniugare impegni ed aspirazioni, pubblico e privato, in cui ognuno sente di poter regalare qualcosa di se stesso perché ha imparato finalmente a volersi bene.

Bene, alla fine di questo breve viaggio hai ormai aperto (per il momento virtualmente: d’ora in poi… dalle parole ai fatti) tutto il ventaglio delle possibilità: come hai visto non c’è solo destra e sinistra (parlo del ‘cervello’), c’è anche ‘sopra’ e ‘sotto’ (spirito e materia – mente conscia e mente inconscia, per non parlare del superconscio e della Supermind…). 
Finora avevi utilizzato a tuo favore quasi esclusivamente la mente conscia: ossia ben poco, se consideri che essa è responsabile di forse neppure il 5% dei tuoi comportamenti. 
Non ci credi? Lo so, sembra assurdo, ma in noi, esseri ‘razionali’, oltre il 95% del comportamento è condizionato dalla mente inconscia (sarà un caso, ma mediamente anche il 95% delle tue promesse non sono state mantenute – non ti preoccupare… Ora ti sta capitando il contrario: magia della PNL con spirito!). Perciò, puoi continuare a desiderare, consciamente, di cambiare… ne senti l’impulso, lo “slancio vitale”, ma la mente inconscia ti tiene al palo, alla catena: non quello che vogliofaccio, ma quello che odio, quello faccio… (san Paolo).

Sì, stai provando sempre più il desiderio di emergere, di liberarti di ogni incrostazione e correre nudo verso la meta… ma a livello inconscio rimarrai sempre ‘vestito’ (di pezze) e legato alla tua meta terra terra se non cambi il tuo programma inconscio (forse non te ne sei accorto, ma la sottile “ipnosi eriksoniana” ‘emanata’ da queste pagine ti sta pervadendo…) riuscirai ad agire in modo differente.
Ripeto, devi commutare il tuo programma inconscio (come ho letto da qualche parte, ben oltre l’80% dei vincitori di lotterie sperpera tutto il denaro: è condizionato a livello inconscio ad essere squattrinato...). La tua metànoia (trasformazione e rigenerazione) ti porterà alla meta – e da uomo a metà che eri, diventerai uomo intero…
In ogni caso, se la spinta a fare qualcosa nasce nel tuo inconscio (man mano che metabolizzi i concetti, tutto quel che desideri pianta il suo seme nel tuo inconscio), per realizzare il tuo obiettivo l’impulso (l’iniziativa) dev’essere conscio.
“Ciò che è consueto intesse intorno a noi una ragnatela sempre più solida, e presto ci accorgiamo che i fili sono diventati funi (…) Per questo lo spirito libero odia tutte le abitudini e le regole, tutto ciò che è duraturo e definitivo… (Nietzsche).
Slegati la testa… corri nudo verso la meta!

Impara a visualizzare: renderai ogni tuo desiderio ‘presente’, legato all’oggi. In questo modo, avvicinerai il futuro e ripescherai dal passato.
Creati un’immagine chiara di ciò che desideri e ‘colorala’ di emozioni. Comunque, non rinviare, poni tutto nel presente.
Rilassati, comincia a ‘galleggiare’, lasciati andare… Pensa intensamente a ciò che desideri…
Creati un’immagine mentale di ciò che desideri, visualizzala intensamente: colorata, suggestiva, carica di emozioni…
Pensala, sentila, al tempo presente, oggi, così come tu la desideri (il ‘volere’ indica ‘carenza’, il ‘desiderio’ attira…).
Immaginala come se (già esistesse, fosse tua…), sentiti nella precisa situazione in cui desideri essere.
Focalizza l’obiettivo, lanciagli energia positiva, fa’ affermazioni positive (sì, è mio… ho raggiunto il traguardo!), abbi fede!

Modifica (azzerandole, addolcendole, rivoltandole come un guanto) le parole che nel ricordo ti possono aver ferito o ossessionato (sei un buono a nulla… come maschio sei uno zero assoluto… sei una grande… Trasformale rispettivamente in: sei buono, pronto a tutto… sei un maschio ‘alfa’… sei grande grande grande…).
Quindi, grande è la forza della suggestione. Questa agisce sull’inconscio, che, a differenza della parte conscia (consapevole), non è in grado di discernere, ossia di fare differenze, in quanto, per l’appunto, ‘inconsapevole.
Ma non sempre questo è uno svantaggio: chi sa ‘manipolare’ l’inconscio mediante la suggestione (un’ipnosi ‘sottile’) riesce a ottenere ciò che desidera... 

Un esempio di suggestione negativa: cominci a parlare di lavoro e ti viene il mal di testa. Perché? Perché associ il lavoro alla stanchezza e al mal di testa (e lo ‘affermi’ spesso e  il lavoro mi sta rovinando la salute!). Hai gettato questo seme nel terreno (fertile) del tuo subconscio e questo ha germogliato. Non subito però. È rimasto al buio fin quando la luce della parola ‘lavoro’ ha illuminato il subconscio e ha fatto 'germogliare’ la tua emicrania…
Magia? Sì, magia della parola… Però, più che volere quella cosa, devi agire sull’immaginazione e sulla forza del desiderio. La volontà nulla può sull’inconscio, ma il desiderio è incantatore… (charmant: dal latino carmen – canto ipnotico, affascinante, la Carmen di Bizet…). 

Non agire con la ‘forza’ ma con l’’inganno’ (trick), oppure con la suggestione…
Che fastidio, che voglia di grattarti… Più pensi al prurito più aumenta: invece, guardalo, avvicinati con lo sguardo al ‘prurito’ (rendilo quasi ‘materiale’…), osservalo, prendilo in mano, guardalo di nuovo, poi con colpo di medio sul pollice fallo volare via. Il prurito non c’è più…

Continua… (tratto dal mio Prendi la PNL con Spirito! Tecniche e strategie della Programmazione NeuroLinguistica – Armando Editore)