lunedì 30 maggio 2011

I CAN (TRA CANNE E MINARETI)

I CAN
(TRA CANNE E MINARETI)

I can… Più facile a dirsi che a farsi.
I care: idem!
Siamo programmati (ma c’è un virus nel nostro programma: mancava al momento dell’attivazione…) per dire: I can’t, oppure non mi riguarda (me ne frego è più eclettico… fascio-comunista). Ma niente è immutabile su questa terra (terra-mare un po’ terra-amara, a rischio terra-terra): Milano-Napoli docunt. PisaPia vs PioPio (stop al Partito Du Pilu qualunquemente).
Alice dietro allo specchio: lo specchio (il ‘mondo’, ma anche le nostre convinzioni – spesso ‘limitanti’ –, la nostra ‘mappa interiore’) ci rimanda – in maniera spesso offuscata, distorta, deformata – la nostra ‘immagine’ (per non parlare dell’immagine del mondo), e questa non ci piace affatto (ora qualcosa va meglio…). E quel che è peggio, non piace neppure agli altri.
Tutto ciò incide, praticamente, sui nostri rapporti e sulla qualità della nostra vita: frena la corsa verso il traguardo. Occorre, dunque, cambiare lo ‘specchio’, occorre cambiare noi!
Il mondo esterno e quello interno ci ‘irradiano’: siamo sotto un doppio riflettore e una doppia ‘mitraglia’. ‘rifrazione’, ‘diffrazione’, ‘diffusione’, ’interferenza’… sono fenomeni associati ai movimenti ‘ondulatori’ della ‘luce’ (visibile, o ‘invisibile’, anche ‘oscura’) emessa dai vari corpi ‘radianti’ che ci circondano: l’ambiente, il nostro ‘vissuto’, la traccia del DNA, o qualsiasi altra inferenza o influenza. Con un’immagine ancora semplice e ovvia, ma più ‘pregnante’, si potrebbe parlare di ‘onde’ scaturenti dal ‘mare della vita’ che si frangono sulle nostre spiagge e portano con sé relitti di ogni specie.
Che fare? Si può fare… È possibile, ormai lo sai bene, sintonizzarsi con le onde ‘positive’ e riflettere (respingere) quelle negative; e quindi, farsi cullare fin verso il traguardo – e per questo non c'è niente di meglio (mai dire mai...) della PNL, integrata dai contributi della fisica quantistica oltre che da quelli di discipline psico-spirituali (per così dire), quali Quarta Via, Approccio del Diamante e, materia di cui ampliamente disserto nel mio Gocce di pioggia a Jericoacora, il Pentecostantrismo (il pentecost…che? Sì, l’integrazione tra l’insegnamento carismatico-pentecostale, quello ‘essenziale’, e la mistica cristiana, con gocce di Sufismo, Kabbalah e Tantra).
Tantra, tantum ergo, tantum verde. Vril, Ruah, Pneuma, Heilstrom (aum…), Spirito Santo, Namastè. Mondo, vita, esistenza, fenomeni ondulatori…
Qui sono in gioco concetti, filosofici, spirituali ma anche ‘pratici’, come essere, tempo, esistenza (tanto per ‘fermarci’ all’’essenza’ delle cose – by the way sintonizzatevi su YouTube/Tiziano Terzaghi e proverete l’esperienza delle vette…).
Esistere significa ‘ex-sistere’, ossia andare oltre (ex) questo stato di stasi – con un po’ di peristalsi (sistere: stare fermi, seduti). La vita, l’esistenza, lo stare in questo mondo e in questo tempo è una possibilità aperta, in divenire, in fieri, in progress. Esistere significa, dunque, protendersi (pro-tendersi: tendersi in avanti) verso una nuova sistemazione – un reset – della realtà. Insomma, un ex-sistere, un andare oltre lo specchio, e non un in-sistere, un permanere all’interno della propria condizione esistenziale, fosse pure una comfort zone (una ‘turris eburnea’, una ‘gabbia di cristallo’: ci sarà pure il soffitto di vetro, ma al di là si può volare…).
L’uomo, per essere autentico (Heidegger mi offre lo spunto, ma, tolte le spine, i fiori dovete coglierli voi…), deve quindi trascendere sempre se stesso (ex-sistere) – ma, si badi bene, senza fatica o sforzi ossessivi (wu-wei) –, deve continuamente ‘ri-progettarsi’, deve scegliere da sé e in assoluta libertà quale percorso vivere (io do, qui e là delle indicazioni, in attesa di darvi un corso completo). Ma ha bisogno di una guida: tuttavia, se incontri il tuo maestro, uccidilo! (una volta appreso il learning – presa la ‘perla’, senza calpestarla – cammina sulle tue gambe…).
L'esistenza inautentica (del pig di chi calpesta la perlanon del pink) consiste, invece, nella rinuncia al proprio tendere in avanti, al futuro (adveniente) e a qualsiasi progetto. È l’accettazione distratta, dormiente, di un’esistenza già vissuta da altri, senz’alcuna possibilità creativa. Ecco perché occorre superare il ‘recinto’, ecco perché entrare nello specchio… Se agisco sullo specchio posso cambiare l’immagine-di-me’. Se poi entro nello specchio (ecco Alice…), troverò il Paese delle meraviglie: posso cambiare me (non solo l’’immagine’).
Se poi ‘salto’ lo specchio, ossia vado ‘dietro allo specchio’, allora sarò io stesso il Paese delle meraviglie… (naturalmente, è solo un modo bum bum per dire che posso migliorare, sia pur decisamente, la mia vita – d’altronde, ci fu chi disse: il Regno è dentro di voi…).
Bene, il dado è tratto. Un altro lancio (è della Dalila/Orlane che ogni tanto approda su questi lidi).
    
                  ANGELI DAI VOLTI AMICI E AMICI DAI VOLTI D’ANGELO

Quanto tempo è già passato
Quanti amici hanno tradito
La vita è una corsa
Che ti toglie il fiato
Avevamo il mondo in tasca
Nella testa sogni e poi
I nostri vent'anni
I miti, gli eroi
Non torneranno mai
Non torneranno mai
Parli e mi accorgo che sei cambiato
Sembri più vecchio in quel vestito …
    
Stamane mi son svegliata con questa canzone in testa e mi piace pensare che la corsa di cui parla Renga non abbia il mero compito di “toglierci il fiato”, bensì di restituircelo qualche tempo dopo, molto più forte e resistente. Mi piace pensare che la vita non sia unicamente una corsa, piuttosto (e per analogie personali!) sia come il karate. Ci vuole volontà, fermezza, costanza, impegno e sacrificio, se vuoi vedere dei risultati piccoli come boccioli dopo molto, molto tempo. Del resto crescere e camminare nei meandri della vita equivale a questo. Se ti impegni “passi ad un livello successivo”, altrimenti resti incagliato nelle vite costruite da altri, nelle morbosità dei rapporti che ci fanno stare bene. A volte invidio chi, appena sveglio, come unico pensiero mattutino ha “Che mangiamo a pranzo?” Ma sì, loro vivono bene. E d'altronde, come direbbe un Guccio a me molto caro: ci vuole scienza, ci vuol costanza, ad invecchiare senza maturità...
Ma veniamo a noi, al motivo che mi ha spinto a scrivere quest’ Ode alla Vita, travestita da sfogo cinico ed impetuoso. Lungi da me fare retorica o, peggio ancora, scivolare nel banalismo (e ad ogni modo penso che il bene non equivalga a banalità, anzi semmai nell’epoca della corruzione e della volgarità di intendimenti, costituisce una vera e propria corrente anticonformista!), vorrei dire semplicemente che la vita, per quanto sia dura, è vita.
Gli amici, gli amori, finanche i parenti, si distaccano da te. E non possiamo fare molto per farli restare attaccati a noi, anzi possiamo al massimo comprendere i motivi per i quali si sono allontanati. E quasi sempre per “mancanza di sintonia”. Energie diverse. Quando una delle parti cambia, cambiano anche le persone che ci stanno attorno o che, in questo caso, si allontanano. Ma dov’era l’ode? Ah sì, giusto. Ora ricordo. L’ode alla Vita, che ci mette di fronte degli angeli travestiti da uomini, sempre, e noi nemmeno ce ne accorgiamo. L’ode a Dio che ci protegge sempre, che in un modo o nell’altro ci fa rialzare e ci pone di fronte proprio la gente di cui abbiamo bisogno in quel momento. E questi angeli a volte hanno dei volti, magari non sono angeli ma uomini con pregi e difetti, ma è come se lo fossero. E hanno dei nomi ben precisi, da ascoltare, da notare, da ricercare. Non può essere tutto frutto del caso. Cosicché chi vive nel caos, chi è senza equilibrio, potrà trovarsi accanto una persona il cui nome significhi “ ben ordinato”, oppure chi è in mezzo ai guai avrà un amico tanto forte da tirarlo su ed il cui nome è, ad esempio, Salvatore.
È così … dobbiamo stare attenti e ricercare le persone che ci servono, non quelle che ci fanno più comodo, dobbiamo abituarci al bene, a combattere, sempre, ogni giorno superando un piccolo ostacolo in più, dobbiamo abituarci a correre e a camminare quando non possiamo correre, ma a non fermarci mai.

giovedì 19 maggio 2011

PISA PIA MILANO MILORD (e Lady Gaga/Strauss-Khan)

PISA PIA MILANO MILORD
E la lady? Mora sì, lele forse, letizia assente

Siamo solo noi che non abbiamo più niente da dire 
dobbiamo solo vomitare
siamo solo noi che non vi stiamo più neanche ad ascoltare
siamo solo noi quelli che non han più rispetto per niente
neanche per la gente
siamo solo noi quelli che ormai non credono più a niente
e vi fregano sempre
siamo solo noi che tra Demonio e Santitá è lo stesso basta che ci sia posto
siamo solo noi…
Noi siamo uomini d’oggi.
Siamo soli.
Non abbiamo più dèi.
Non abbiamo più idee.
Non crediamo né a Gesù Cristo né a Marx.
Che sia Vasco o che sia Pierre Drieu La Rochelle (le analogie ci sono, al di là della Destra e della Sinistra), il vasto sotterraneo (la terra d’Italia è ‘cava’) è immerso nell’oscurità. Killing me softly (anzi, hard). Ma bagliori di luce ci sono (Milano, Napoli…).
Fuori: le stelle audaci. Dentro: timidi baluginii. Strano per una chiesa pentecostale: di solito illuminata a giorno, anche quando i pochi attimi di preghiera silente consiglierebbero il risparmio energetico.
Aleggiava il silenzio, assoluto. Poi qualche increspatura. L’atmosfera: carica di emozione compressa, contratta, quasi distratta. Ice. Absolut. Sottili carezze vellutavano le pareti grezze, quasi sciogliendole. L’alfabeto dei suoni stentava a uscire dalla fase delta.
All’improvviso, sons et lumières: il tripudio, atteso e benvenuto, di voci salmodianti, urlanti, piangenti, balbettanti o fluenti nella lingua degli angeli.
L’atmosfera divenne di colpo carica. Hot. Sovraccarica. Absolutely. Da black-out. E da far impazzire pure YouTube.
Energia pura, barbagli di eternità che tubavano con spicchi di tempo rubati alla cronaca quotidiana; onde e vibrazioni dello Spirito scaturenti dall’Abisso. La vivencia sgommò e ripartì. Il silenzio era durato anche troppo, lo strip era al palo. Lap-dance dance dance…
Non solo Gocce di Pioggia a Jericoacoara ma tra poco un vero e proprio acquazzone… Basta con: Sciami di bipedi che vanno al lavoro, che tengono famiglia, che vanno in gita il fine settimana, che leggono i giornali e, se capita, Selezione del Reader’s Digest, che litigano per una politica che manco li pensa, dove tutti i giochi sono già fatti e tutti sono giocati. Ieri come oggi. Automi senza ragione, braccia da fatica, occhi che non vedono, narici che non fiutano, cuori che non presentono…” (Anna K. Valerio). C’è un ritorno alla ‘politica’, dopo la poltiglia.
Pol Pot? Melting pot? Forse, ma c’è anche gente (nel senso di ‘popolo’, ‘comunità’: non solo ‘massa’ o ‘mass-mediatizzati’ al silicone e al botox – ahiahi Nip e Tuck, che guaio  avete fatto! Ma voi due siete comunque meglio degli ‘snippati’ e ‘taccheggiati’ che tacchinano a ogni angolo e su ogni carreggiata: svampano pensando di vippeggiare e vampeggiare qui e là; ma sono solo vampirizzati, un po’ sailer moon um po’ moonlight: in ogni caso, cibo per la luna). Dico, c’è anche gente che sempre più si sveglia e si stacca dal corteo dei leccab… (i baciapile: loschi o lische, ma ormai sempre più alla berlina – e non se accorgono!)
Nel frattempo il bar palpitava ancora di scampoli di vita (gli scampi della cena al ristorante erano ormai al sicuro, nelle stive dei bonvivant). Tutti scalpitanti, anche quelli senza scalpo. Scapoli (gli scampati) e ammogliati (i sopravvissuti). Intellettuali scalmanati e sciampiste scompaginate. Vitaioli e mortadelle. Cicale e grilli parlanti. Sesso e politica. Aragoste e scampi. Qualche voce fuori dal coro. Uno spicchio d’umanità in cerca di se stessa, ma, soprattutto, di qualche attimo di gioia oltre lo stress. Adda passà ‘a nuttata! (con la D’Addario?).
Ok. Dopo il KO un po’ di brillii di Satya Yuga (l’età dell’oro – speriamo che il Kali Yuga, arrugginito, venga smaltito al più presto – ovviamente, parlo di raccolta differenziata). Basta con le ecoballe, parliamo di qualcosa di più ‘poetico’. Ma solo per tornare poi in azione, rinfrancati. Se è vero che non ci sono più i futuri di una volta, almeno qualche lampo di eternità ci può dare la spinta verso l’oggi.
Sì, è l’oggi che ci appartiene. Il domani è solo un segmento dell’oggi e può diventare un futuro desiderabile solo se si nutre di ciascun istante. Insomma, fermiamoci a riflettere (senza flettere). Fermati attimo, sei bello!
Comunque, dopo la sosta e la siesta, ricominciamo il viaggio, ma con amore. C’è il secondo round. Dopo i ballottaggi, si ricomincerà a ballare. Ma non i soliti minuetti. Meglio un bel tango: se prima noli me tangere, ora a passi di tango. Sì, il tango, dio degli abbracci.
“Amare è sentire la pressione del corpo assente contro il proprio.” (Anna K. Valerio),
“Questi amanti incorporei s’incontrarono, un cielo nello sguardo, cielo dei cieli a ognuno il privilegio di contemplare gli occhi dell’altro (…) Vi furono mai nozze come queste? Un paradiso li ospitava e cherubini e serafini furono i rispettosi invitati.” (Emily Dickinson)
“Es un sentimiento nuevo che mi tiene alta la vita, la passione nella gola, l’eros che si fa parola” (Battiato)
“Non pretendete che gli altri comprendano l’unione dei vostri corpi nel piacere né la compenetrazione delle vostre menti e dei vostri spiriti. Chi non ha fatto questa esperienza non può capire: non cercate di spiegare perché le parole non servono…” (Ashley Thirleby – Tantra).
Infine, qualcosa di mio (da Gocce di pioggia a Jericoacoara):
“Il talamo li accolse a lenzuola aperte. Tra deliri ascendenti e dolori discendenti, solstizi ed equinozi. Amanti lontani, ora vicini. Mai distanti. (…) Pesanti gocce d’ardore e afrore sfiorarono le ardue tempie, rotolando, doce doce, sulle guance. Le dita, guadando sui rivi affioranti su ogni lembo di pelle, guadagnavano posizioni sulla terraferma (e sui corpi in movimento), tracciando segnature e marcando territori. Mischiati, uniti, complici (…)
La terra bruciava. Il vomere ricominciava a tracciare solchi, il terreno franava sotto i loro piedi. (…) Nessun freno, nessuna remora, nessuna esitazione: il treno del desiderio si lanciò a fari spenti nella prima galleria. L’universo fisico si fermò
Bene, da oggi si ricomincia, un po’ Terra un po’ Cielo. D’altronde, “la radicale opposizione tra gli uomini si svela nel fatto che, parlando del piacere, gli uni decollano verso la metafisica e gli altri scivolano verso la fisiologia.” (Anna K. Valerio),

sabato 23 aprile 2011

PASQUA: WALK ON THE WILD SIDE

PASQUA: WALK ON THE WILD SIDE

La morte di Gesù è il ritorno del Figlio al Padre suo. La sua ultima parola: “Tutto è compiuto” significa che egli ha condotto a buon fine la sua missione.
E noi, la nostra missione la stiamo compiendo? E poi, qual è la nostra missione? Ne abbiamo una? È diversa da quella degli altri, o siamo tutti indirizzati verso un’unica meta?
Meta, metànoia, metafora. Fire: start, stop, goal. L’importante è partire, fare il primo passo, poi il secondo, il terzo…  Purché non ci si fermi a metà del cammino. La meta è vicina, lo Spirito soffia, la carne urla: l’importante è rimanere sottovento.
Wind, earth & fire. Rewind: siamo in tempo di Pasqua – che, tra l’altro, significa ‘passaggio’, meglio ancora: passare oltre – ed è bene, ogni tanto, fermarsi e riflettere (ascoltare il proprio Dio). Siamo tutti in viaggio – anche chi è fermo – e tra un mal di mare, una  mail e un jet-lag (a proposito, sono stato a Londra – anche a Bristol – e sono tornato ‘gasato’, frizzante, sparkling: effetto swinging London, malgré tout) abbiamo tutto il tempo per fare il punto della situazione. Sì, dobbiamo essere fuori dal coro, ma dobbiamo rimanere in-situazione.
E tu sei l’uno e l’altro, in & out. Se segui questo blog on the road, ti sei imbarcato in un mystery magical tour molto ‘personale’ (a ciascuno il suo viaggio): un insight coaching – un viaggio ‘illuminante’ – che ti porta dall’esteriore all’interiore e viceversa. Un viaggio significativo, pieno di senso (e di sensazioni – multisensoriale) ma a tratti scomodo. Un surfing o un sandboarding che, onda su onda, di duna in duna, di post in post (qui, nella mia città due-mari nel frattempo ci sono le ‘poste’ delle processioni dei ‘misteri’ pasquali), ti sta conducendo verso la ‘chiarezza’, anche quando ti faccio approdare, per un breve ‘calata’, nel ‘porto delle nebbie’.
Sì, come afferma la Kabbalah (e in fondo lo stesso Cristianesimo, a lei, nell’essenza, molto affine), per esistere, quindi essere, dobbiamo divenire: il cambiamento costante ci porta a livelli sempre superiori. La nostra vita è una ‘pasqua’, un passare oltre: c’è il lunedì, il martedì… il giovedì santo, il venerdì santo, la ‘passione’, la ‘morte’, la ‘risurrezione’. Non solo, ma il nostro ‘quadro’ individuale dev’essere inserito in un grande ‘polittico’: nostro scopo è rimuovere caos e sofferenza, non solo dalla nostra vita, ma da quella di chi ci è vicino (e lontano). Se la nostra vita è perfetta, ma la nostra famiglia, i nostri vicini, i colleghi di lavoro, sperimentano caos e sofferenza, la loro ‘entropia’ rischia di contaminarci, di risucchiarci, vampirizzarci, licantropizzarci Nondimeno, dal caos la stella danzante… Elevando le singole ‘consapevolezze’, anche la world consciousness si eleverà a livello di consapevolezza cosmica. Il caos partorirà la stella danzante.
Per progredire nelle nostre esistenze quotidiane è però necessario dapprima fermarsi: dobbiamo individuare (identificare) dove siamo (lo stato ‘attuale’) e stabilire la meta, ossia dove vogliamo andare, quali risultati desideriamo ottenere, quale vita condurre, che uomo e donna vogliamo essere (lo stato ‘desiderato’). Se consideriamo che ‘desiderio’ ha a che fare con le stelle (sidera), possiamo ben dire: dalle stalle alle stelle. By the way, parlando di Pasqua (cristiana), Gesù non è forse nato in una stalla? E io non riesco ad avere considerazione se non di chi mira (al)le stelle…
A proposito di mira (goal) e di miraggi (ma guai se il deserto cresce dentro…), mi viene in mente Miro (Renzaglia) e il suo blog, costantemente hackerato (il motivo? Perché non tutto è platitude e pantano; e nel deserto ci sono ancora le oasi e gli uomini blu – e Miro, il fascio comunista, è un ‘principe azzurro’). Auguri a lui e a chi come lui, man in black, crede nella ‘pasqua’ (il passare oltre), nella ‘passione’ (la ‘tempra’, ma anche la passione ‘erotica’, l’élan vital, l’entusiasmo, il dio dentro, l’apollinismo dionisiaco… D’altronde, Gesù Cristo era sì ‘Apollo’, ma anche ‘Dioniso’).
Apollo, Dioniso. Mon Dieu. Gesù era oltre. Era trans-umano e trans-divino. Il Gesù ‘storico’ era sempre in viaggio, in divenire. Era un Gesù in progress. E così dovremmo essere noi. La sua anima era innamorata totalmente di Dio, e anche noi, se a lui simili (alla statura di Cristo), possiamo passare oltre, andare oltre il bene e il male (nel senso di Agostino: ama e fa’ ciò che vuoi. E di Paolo: omnia munda mundi). O per dirla con Margherita Porete, la mistica: “L’anima perduta nell’amore si congeda dalle virtù e non è più al loro servizio; non deve più esercitare le virtù, ma le virtù stesse sono al suo servizio.” Tale è l’identificazione col divino (e con la terrestrità portata alle stelle) che “Un’anima siffatta non si preoccupa più delle consolazioni di Dio né dei suoi doni; essa non ha più e non può più preoccuparsene perché tutta la sua attenzione è rivolta verso Dio stesso”.

A proposito di Pasqua e di Liberazione, ecco otto ‘tesi’ di Margherita, che riprendono altrettanti  tesi fatte proprie dal Movimento del Libero Spirito, e che io condivido e voglio condividere con te:
L’uomo in questa vita può diventare impeccabile e quindi non può più progredire (può raggiungere il top).
A questo grado di perfezione, non ha più bisogno di fare penitenza e di pregare, permettendosi invece di fare tutto (come d’altronde sostiene san Paolo: tutto ti è lecito, anche se non tutto è utile…).
Non è tenuto ad obbedire ad alcuno, neppure alla Chiesa, perché là dove c’è il Signore, c’è la libertà (nel puro stile, ed essenza, dei Vangeli)
Egli gode in questa vita la stessa beatitudine di quella futura.
Ogni natura razionale è beata di per se stessa e non ha bisogno del lumen gloriae (ossia di una grazia divina speciale) per elevarsi alla contemplazione di Dio (nel senso che, se sei un essere speciale, sei già in possesso, per innata grazia divina, delle qualità per raggiungere la felicità già su questa terra, per intuito, e non necessariamente per intelletto).
L’anima perfetta non è tenuta alla pratica delle virtù.
Far l’amore senza affetto è peccato, ma con affetto non è peccato.
All’elevazione dell’ostia a Messa, i perfetti non devono inchinarsi, perché sarebbe come scendere dalle altezze della contemplazione per pensare al mistero eucaristico (tradotto alle nostre ‘altezze’: nel pasto eucaristico – o nella ‘comunione’ tra gente di pari sentimento – non bisogna ‘inchinarsi’ l’un l’altro, bensì ‘levarsi’ alle altezze del ‘sublime’)
L’idea di fondo di queste ‘tesi’ è che al perfetto tutto è concesso, perché non può peccare.
E visto che ci siamo un flos de floribus da Gocce di Pioggia a Jericoacoara
                                                                                                                                                                    
Dall’amore alla spiritualità: slittamenti progressivi del piacere. Un nouveau roman: Lorenzo e Arianna lavoravano su due piste. Sulla terza (quella per veicoli lenti?) il Papa. Ognuno, separatamente, buttava giù le sue riflessioni (lento il Papa? Ma se era rockabilly…). Prodotti dell’intimo, sguardi sul mondo. E su internet (non solo Miro il transfascista o la paganeggiante Anna Kei – ormai ‘patrimonio’ condiviso da Arianna –, ma anche un sito ‘in quiete’, e altri inquietanti). Tanti i frutti, anche esotici (ma la maggioranza di produzione ‘nostrana’): i rami erano carichi, stracarichi, non ce la facevano più a reggere. Tutti frutti.
Una pletora (senza retorica) i temi da sviluppare e infilare nel ‘documento programmatico’: prima perla, la riconciliazione del cristianesimo con la realtà (e non solo a parole), senza tralasciare – come rumore di fondo – l’ammirazione greca (ma anche ebraica) per il kalós kai agathós. La Bellezza (natura, arte, cultura, uomo, donna…) andava coltivata, lanciata, rilanciata, sostenuta. E poi, spulciando a caso tra le varie proposte congiunte (il Papa, Arianna e Lorenzo erano ormai tre in uno): la reintegrazione del nichilismo e dell’esistenzialismo con le ragioni del corpo, della terra, della vita (del kosmos: ‘sfruttando’ a tal fine la stessa ‘inquietudine’ del cristiano). Pensiero Forte e Pensiero Debole in osmosi continua. E continuando nella caccia al tesoro, dopo le perle (nere) dei teologi della ‘Morte di Dio’ e del ‘cristianesimo non-religioso’, la pesca a strascico nell’oceano di Nietzsche (sempre lui). Piatto in tavola: il concetto di transvalutazione dei valori, da ‘condire’ con il sale del Logos e le spezie di Sophia (Gesù e Cristo, oltre le contrapposizioni nicciane). Il tutto, affinché l’ultimo uomo possa tramontare…
“Il santo rise di Zarathustra…” Alba e meriggio. Non più io ma il Cristo in me. Dal Logos tou Christou al Gesù terreno, ma pure al Cristo-in-sé. Dio è, non era… L’aprirsi a ogni aspetto della vita, complice il ‘non resistere al male’. Attraversare il Male per squalificarlo (o riqualificarlo). Entrare nei territori dell’amore incondizionato del Gesù che tutto accoglie. Un dire sì alla vita. Un diverso agire.
Fuori dal mercato e dalla moralina. Basta, via… non solo i vizi, ma le ‘virtù’ che impacciano! Vita sfacciata, sfrecciante, libera… Via ogni ‘influenza’! Sfottenti davanti ai ‘giudici’, strafottenti, sfrenati. Vita non più sfocata (‘sfigata’, avrebbe detto in incognito Lorenzo). A ventiquattro carati. Kyrie eleison. Somma ironia, irenismo all’ossimoro, imitatio Christi. Superiorità di fronte a chi si crede superiore. Umiltà al cospetto degli umili. Misericordia e concordia. Abbassiamoci (Lorenzo levò il suo grido di battaglia) per sentire la voce del Dio dentro! Scendiamo nelle altezze. Saliamo alle sue profondità…
Sequela Christi, sequela Viri… Da Cristo all’uomo, alla donna, all’interiorità più profonda, lì dove nessuno può interferire (e ferire). Non lì, non là, ma dentro di te. Spiriti liberi. Il Regno di Dio è dentro! Se tu lo sai, sei già nel regno di Dio, fossi pure il ladro colpevole in punto di morte ignobile. Riscattati, diventa nobile!
L’oggi è il futuro del domani. Oggi sarai con me in Paradiso.
Far nascere dentro di sé l’Uomo-Dio – il Figlio – per farlo poi ‘maturare’ fuori: ecco la mission… Procreazione assistita: prima dentro, poi fuori. Infine, per sempre, In&Out.
Da Oriente a Occidente. Dall’uomo che tramonta, che dona le ultime faville di luce, alla stasi della grande notte (dei lunghi coltelli) e all’aurora-estasi degli uomini-Gesù. Non più robot, né cloni (sia pure alla George Clooney), ma individui… E-ducati, condotti fuori (dal gregge). E-men, e-women? Più che altro, wonder…
Uomo in-nocente, donna fanciulla. Fanzine senza fanatismi. Dall’uomo profano all’uomo performance. E la donna? Sempre in forma… Eppure, mancava l’ultimo tocco (della spiritual farm).

Torniamo alle nostre altezze (scartando le bassezze che sempre ci attirano a sé). In definitiva, se facciamo il “salto nella Pasqua”, passiamo allo stato di “uomo risorto”. Quindi, stop all’“homo pius” (corpore carens) di (in)certo Cristianesimo (non quello ‘pentecostantrico’ che proclamo, un po’ eckhartiano un po nicciano…), all’“homo rationalis” dell’Illuminismo, all’“homo oeconomicus” del Liberalismo, all’“homo aequatus” del Marxismo-Leninismo, all’“homo superior” (in senso zoologico) del Nazional-Socialismo, all’“homo res” della Democraticismo moderno e all’“homo mercator” o “tabernarius” del Mondialismo o della Globalizzazione (faccio mie le ‘categorie’ di Alberto M. Mariantoni sul primo blog, quello stra-cult, di Miro Renzaglia: vi faceva  delle puntatine pure l’ostica – ostrica con perla, neraAnna K. Valerio).
Torniamo al punto pre-pasquale: la mia vita è come dovrebbe essere? È tutto qui o c’è qualcosa di più e oltre? Bene, penso che queste poche riflessioni siano un buon punto d’inizio (naturalmente questo vale per i parvenu: chi è di casa nel blog è già un post-pasquale. In ogni caso, gli uni e gli altri comincino pure a ‘sperimentare’, riavvolgendo il ‘nastro’ dei post del blog).
L’importante è cominciare a fare esperienza. Ricordando che: experience is the name the men give to their mistakes” (Oscar Wilde)


giovedì 7 aprile 2011

PAPA, PAPI & POP-EYE


PAPA, PAPI & POP-EYE
BLADE RUNNER
ft
FIGHT CLUB

Sveglia! È tempo di morire.” Blade runner, morire per chi? Qui c’è già un’ecatombe… No, sono realista, c’è ancora vita sullo Stivale. L’importante è non scivolare.
La punta pivottante si sradicò dalla curva superiore, ruotando di novanta gradi fino a toccare la superficie d’appoggio, per poi rotolarvisi sopra e scomparire nel buio. Senza rumore. Priva dello stiletto, la sovrastruttura eccentrica venne meno, atterrando non priva di grazia sulla pista ancora pulsante di vita superiore. Con rumore.
Marzia si rialzò e riprese il breve viaggio, recuperando lo svantaggio sulle altre ragazze. La musica degli Oasis, eccessiva ma energizzante, continuava a martellare. Compulsiva, più un tapis roulant che un tappeto sonoro. Ma era quella giusta – concordia discors – per l’ora e la controra. Chiodo scaccia chiodo.
Lei (Marzia e il sound-track) e la notte: due amiche in rotta. Schiodate. Parafrasando Battiato, si sarebbe potuto dire che “era sola come un ombrello su una macchina da cucire, dalle pendici dei monti Iblei a settentrione, per universi e mondi...”
“Sushi. È così che mia moglie mi chiamava. Pesce freddo.” Qui ci sono triglie, sgombri, merluzzi, cefali. E cose che voi umani…
«La prima regola del fight club è che non si parla del fight club» dice il meccanico. «E l’ultima regola del Progetto Caos è che non si fanno domande.» Dunque cosa può dire a me?«Quello che devi capire è che tuo padre è stato il tuo modello di Dio» dice lui.
Anche noi abbiamo un ‘papi’ da prendere a modello (ognuno fa il suo modeling: Bandler e Grinder, nel tracciare il sulcus primigenius della PNL, presero a modello Milton Erickson, Fritz Perls, Virgina Satir, noi il satiro…).
A proposito di Papa e Dio (non è detto che ci sia necessariamente corrispondenza biunivoca), ecco – dal mio Gocce di pioggia a Jericoacoara (sì, quello della ‘punta pivottante’) – un ritratto del Papa da brividi (sottopelle, lounge). Tanto per fare da contraltare all’ara papis.

    “Ampia, più ampia è la tua visione…” Il sottofondo di Brahms – intermezzo per piano – sostituì (altrettanto misteriosamente) il sorprendente ‘adagio’ (con alcune ‘ondate’) di Yanni, e l’ancor più ‘spiazzante’ ‘andante’ di Ivan Segreto, che – inverosimile – avevano sottolineato le spigolature di Arianna, interrompendo le elucubrazioni intellettuali del trio (in consonanza: tutti e tre si erano ritrovati a parlare lo stesso linguaggio mentale). Lorenzo, che, pur preso dal duetto col Papa, non aveva mancato di notare l’imprevisto spuntare di musica borderline, ai confini del New Age (e nei confini di Battiato), rimase, di nuovo, completamente basito (brasato: fino ad allora coceva a fuoco lento). Cose da pazzi, alla Basaglia.
     Un battito d’ali: il pontefice volteggiava virtuosamente con Arianna sui tasti brahmeggianti e bramosi. Che bramivano come cervi in amore (i tasti, neri e bianchi). D’altronde, ogni vero cammino inizia con una trasgressione. E non c’è vero in-gredire senza trans-gredire. Che lo si gradisca o no.
     Il gradiente s’innalzò e Arianna obbedì (il vero audire – l’ascolto – comporta, di necessità virtù, l’ob-audire, l’obbedire). Un’insolita trama si stava dipanando e a lei (ma Lorenzo la seguiva) parve di camminare sulle acque: il Papa un virtuoso della danza! Prima Yanni e Allevi (pure lui, il folletto doce doce), sdoganati, poi Brad Meldhau, sophisticated, infine Brahms, il doge. Ci mancava George Michael… (ci sarebbe andato a puntino, comunque. Anche George Benson e Marvin Gaye. Che dire di Trinah e il suo erotic lounge? E Billy Idol? Troppo…).
     Arianna dallo stupore (virtù dei filosofi – Sophia divina inclusa) ripiegò sull’incredulità (uno scherzo, un’allucinazione, delusion?) e affondò. Per risalire subito a galla. Lei aveva sette vite, non per niente era una gatta. Donna ‘selvaggia’, ma gaia, conosceva la ‘quintessenza’ della vita. Non si era mai persa nella ‘selva oscura’. Lei correva coi lupi. E il Papa era, in fin dei conti, un figlio della lupa… Steppenwolf.
     Brahms, spuntato dal silenzio sacrale, dopo aver pontificato per non più di tre-quattro minuti (il primo giro di pista) passò il testimone a un ancor più giocoso valzer, prima solo accennato poi sempre più viennese, da ring. L’october fest (ma si era in maggio, sia pure inoltrato) ringhiò per alcuni minuti, il tempo necessario affinché la vivacità e la sorpresa reciproca (il Papa era inconsapevolmente cosciente del suo ‘azzardo’) ribaltassero la santa trasgressione in una febbrile celebrazione della gioia di vivere (e poi perché la musica? Penetra direttamente nell’anima… È intramuscolare. Le parole sono solo delle pillole: hanno bisogno di più tempo per fare effetto).
     Nozze di Cana. Santità trasformata in divina ascesa (oltre l’ascesi, e ogni ascesso), acqua trasformata in vino (la birra si mise, spontaneamente, per un attimo da parte). Eccesso di vita, accesso ad altri eoni, ebbrezza pura, ionizzata, festa del Dio incarnato e dell’uomo trasfigurato. E la donna a far da giudice (di pace). Il Papa aveva preso l’ascensore…
     Mai Arianna aveva ballato un valzer con questa vivacità. Anzi, quasi mai aveva ballato ‘classico’. Lorenzo in questo non era un cavaliere perfetto (a dire il vero anche in altro). Ma nemmeno in altri balli (se solo lo avesse visto zompare latino-americano a Pugnochiuso! Lì era risorto, anche nelle danze. Come in trance. Bacco e Venere. Tabacco, no grazie! Meglio il tabasco).
     Del Papa (e dei papi in generale) Arianna aveva, logicamente, un’idea ben diversa. Un uomo da scala (santa o reale), non certo da ascensore (al massimo, un asceta). Ma la logica fa spesso a pugni col cuore (e la ragion di stato – fosse pure il Vaticano). Del resto, lui, il Papa, era un uomo d’oggi (a onor del vero, nel Rinascimento erano anche più ballerini. Senza essere nani). Non c’è più religione… O forse ne stava nascendo una nuova. Dio era morto, Marx era morto, la Chiesa non si sentiva tanto bene, ma il Papa era pimpante e, ciliegina sulla torta (dopo che Pilato si era lavato le mani: l’igiene non è sempre ‘pulita’…), Cristo era vivo e vegeto. Cominciava a ‘rinascere’: c’era un vero e proprio boom di nascite, anche gravidanze indesiderate…
     Gesù: “luce trasformata in persona divina”. Luce e ombra. Prima du, il radicale linguistico, poi Dio, madre di dies, la luce del giorno. E la nostra fede è figlia di Dio e della luce. Della luce che scaturisce dalla speranza, dalla fede, non dalla paura. È sostanza, materia, non aria fritta. È il coltello affilato che separa l’anima dallo spirito. E il loro, quello di Lorenzo, di Arianna, del Papa, era pensiero tagliente, trans-moderno (anche trans-lucido): ben oltre il post-moderno, che, comunque, al di là del suo lato ‘debole’ ed ‘effimero’, nel suo voler annullare ogni cosa demolisce – questo il suo punto ‘forte’ – anche i falsi idoli. E butta giù dal treno, dal trono e dall’altare, le ideologie tronfie, gonfie e mollicce. Inclusa quell’ameba (la ‘seconda religiosità’, anche quella istituzionalizzata da otto-per-mille) camuffata da drago dalle mille scaglie e dalle mille corone, ammantato di oro e porpora, eppur flaccido, senza corpo né anima. E non stiamo certo parlando dello Spirito…
     Il vecchio Papa si stava spogliando della vecchia pelle (né di Pietro né di Paolo) e si stava ammantando della nuova. Babilonia, adieu! La spada dello Spirito aveva tagliato la vecchia coda (il codazzo di superstizioni che sta dietro, e dentro, alla religione) e ne stava spuntando una nuova. Tail, nail, blade: energetico il cocktail… Il Papa blade runner (aveva superato Ockham), dopo aver tirato fuori le unghie, stava per estrarre il ‘coltello affilato’ di Nietzsche, suo terribile conterraneo. Sì, il filosofo ‘oltre il confine’ (ma che tornava sempre sulla terra), al quale “ci si arriva per folgorazione o si rimane gran tempo a guardarlo in cagnesco, ben sapendo che la corda della trappola è tesa, che l’esca succulenta già gronda di veleno. Nietzsche è una lettura rischiosa, qualunque sia il testo da cui la si comincia, ma necessitata” (Anna K. Valerio, que sera sera – what ever will be, will be – colpisce sempre. D’altronde, per lei – Lorenzo ne era ‘letterariamente’ invaghitol’estremismo era ritenuto “semplicemente la rettitudine di ragionare fino alle estreme conseguenze”).
     Un nuovo nichilismo post-nicciano si stava affacciando sul Nulla divino (il ‘divino’ dei ‘padri’ della Chiesa e dei grandi mistici, quello che piace anche ad Anna K.: il Dio borderline, ‘indeciso’ se continuare a celarsi alla vista dell’uomo o esporsi…). Un Cristo urgrund – artefice sin dall’origine – che non ha paura di combattere. Parola di risurrezione, ma anche d’insurrezione. Di rinascita, ma anche di rivolta contro il mondo (moderno o antico, non importa). Azione e reazione. Croce e pugnale, ma anche ‘la Croce e il nulla’. ‘Ministero di equità’, di giustizia e vera solidarietà, contro il Mysterium iniquitatis delle attuali oligarchie, democraticamente biancovestite (anche di nero, quasi sempre di grigio). È lì il peccato, ma è anche dentro di noi. L’interiore si alimenta dell’esteriore e viceversa. E non solo chi ci circonda o c’influenza anche da lontano. Reversione temporale per un rilancio in un futuro abissale. Bouleversement versus impeachment. Abisso chiama abisso. Cielo chiama cielo. Casa, città, mondo, universo… Il villaggio globale è ormai locale, ma i localismi hanno alzato anche loro la cresta, i loro campanili e, ora, i loro minareti...
     Lorenzo, imbucatosi in questi pensieri (che correvano in parallelo con quelli del Papa: e si salutavano dal finestrino), si ricordò – Mysterium iniquitatis fu la molla – della lettera autografa di Sergio Quinzio (bellissima, nella firma, quella Q che sfuma in G. La Q: errore voluto. Ma gli errori, a volte, sono sms degli dei… – Marcello Veneziani ducit). Missiva mandatagli da Perugia, in risposta (prioritaria) ai complimenti di Lorenzo per un suo libro e per degli articoli ‘piccanti’, e piccati. Datata (ma era ancora ‘fresca’) 5 aprile 1995: “Forse, il bisogno di risvegliarsi l’abbiamo tutti; indipendentemente dalla chiesa, o confessione, o gruppo cristiano al quale apparteniamo.” Quinzio era un teologo autodidatta e, soprattutto, scomodo. E lui, Lorenzo, per alcuni versi, era della stessa pasta, dello stesso lievito. Solo che stava per render pan per focaccia.”

E se, detto papale papale, siete poco mistici, eccovi un qualcosa di più ‘dionisiaco’ (ma c’è dell’Apollo in Dioniso).

     Lorenzo cominciò a saltellare, al suono di timpani, cembali e flauti che solo lui sentiva. Ionizzato, il delfino ionico continuò a salmeggiare.
     «Riprendiamoci il corpo con la danza, lo sport, la parola, la bellezza. Ripeto: il corpo è “il cardine della salvezza”. Caro cardo salutislo diceva Tertulliano (quando stava bene…). Il corpo – la ‘grande ragione’: così si esprime Nietzsche, contrapponendola alla ‘piccola ragione’ dell’intelletto – è espressione fisica dell’anima, suo prolungamento… Il corpo è ‘pienezza’, shalom. E noi dobbiamo fare lo slalom tra spirito e corpo (gli sci sono l’anima, scivolosa, sdrucciolevole). Chi ama il mondo odia Dio? No, Dio si rivela a chi agisce nel mondo, a chi lavora, a chi gioisce, a Maria, a Marta, a Maddalena… Dio è vicino a loro, è vicino a te… Diventa ciò che sei! …diventa Dio! Sì, anche tu sei vicina a Dio, inteso sia come Divinità (il Silenzio) sia come Dio-persona (il Verbo). Lì dove la Parola si fonde, ossimoricamente, col Silenzio, il Dubbio coabita con la Fede, la stasi con l’estasi, lì c’è Dio. E in questo modo, dalle nostre piccole storie passeremo alla Grande Storia.»
     «Allora, non hai certezze!»
     Galatea balzò trionfante sul telo da mare (e quasi sembrò non voler ridiscendere più – forse a causa della ghiaia).
     «Certo che non ne ho… Il dubbio pone la ricerca, spinge al cambiamento. Il dubbio inquieta, eppur acquieta… “Non ha quiete chi è privo di qualsiasi inquietudine. Non ha quiete chi è abbastanza pigro o egoista per non crearsi alcuna inquietudine o per tenersene alla larga.” È Karl Barth, spirito deciso, mai quieto. Dio stesso è certezza che alle volte dubita. Ne troverai delle conferme nella Bibbia. Un Dio che ci ripensa, che si pente, che cambia idea. Il dubbio abita la fede, la rende una dimora abitabile, ammobiliata, calda. Dio rivelandosi si vela e la verità corre nuda verso di Lui. Dai, corri anche tu!»
     Galatea, indifferente all’invito, assunse la posizione da yogini e si acquietò. La sua lingua prese a battere territori già esplorati, alla ricerca di nuove emozioni.
     «Dinamica e calma. Entrambe sono a disposizione dell’uomo e della donna ‘realizzate’. Pensa allo yogi: è al tempo stesso sacrificante, sacrificio e destinatario delle offerte. È lo specchio del drago e dell’albero del mondo. E tu devi infrangere questo specchio, devi uccidere il drago per poter creare ogni cosa. Devi assimilare il serpente – un po’ come l’eucaristia cattolica (Lorenzo non capì se in questo ardito paragone di Galatea ci fosse indifferenza, ironia, verità o sacrilegio dichiarato) – per assumerne i poteri e diventare, conseguentemente, tu stesso creatore. Per poter diventare asceta o mistico, come tu dici, devi, quindi, prima passare per la strada scivolosa delle passioni. Poi potrai fare il salto nell’Abisso… Devi superare coscienza e ragione, che sono solo delle barche per traghettarti verso la ‘supercoscienza’. Come ti dice Guénon, la coscienza ti aiuta a diventare ‘Uomo Vero’ (il ‘sé’), mentre per trasmutarti in ‘Uomo Trascendente’ (il ‘Sé’) devi liberartene, devi andare oltre l’individualità. Così potrai diventare dio (anche con la maiuscola). E per essere tale – l’’Io sono’, il sommo ‘egoismo’ – devi quindi sacrificare il tuo ‘te’, liberarti dal concetto di peccato, riscattarti dall’avidya, dall’ignoranza. Devi, insomma, andare oltre il concetto di bene e male, superando Dio e il Diavolo… Ma come? Coniugandoli, reinterpretandoli, vivendoli…»
     «Prima ti ho parlato della calma, ora ti do la scossa (Galatea cambiò asana). L’abbandono delle case – cioè del vivere civile, dell’ordine della pòlis –, il ritorno al mondo selvaggio (il monte), lo stato di follia: sono tutti segni di una rottura che gli dèi talvolta suscitano in funzione di una rigenerazione esistenziale, di un rinnovamento. Sì, Dio vuole giocare con l’uomo, senza barare. Au pair.  “Who loseth to God as a Man to Man… shall win at the turn of the game”: chi perde con Dio da uomo a uomo, vincerà alla fine del gioco… Ma io vado oltre Ezra Pound e so che con Dio la donna vince sempre, anche da uomo a uomo. Sì, sto delirando… ma delirio ed ebbrezza vanno di pari passo con la valorizzazione del ruolo femminile, specie quello legato all’euforia e a quell’aspetto dinamico, dionisiaco – da ‘menadi’ –, che la vita pretende, esige. Fatti donna, ma resta uomo…»
     Lorenzo era ancora vivo, nonostante tutto (e nemmeno eunuco per il regno dei cieli. Il Regno sì, ma niente balle…), eppure Galatea, l’esattrice (non sempre esatta) era ancor più vivace. Quindi, senza cambiare posizione, continuò il sermone (prima Gaia, poi Galatea. Che ci fosse qualcosa di speciale nel loro punto G?)
     «Dioniso fa pendant col dio indiano Shiva e il suo alter-ego femminile, Shakti. Il dio-dea ha istituito le sacre danze, i ritmi musicali propizi all’estasi. Lo spirito dionisiaco è luce, esalta i diritti della vita contro una società che incita al buio, alla morte sociale, culturale, etnica, estetica e fisica. Porta la gioia in un mondo senza gioia. È estasi oltre la razionalità, ebbrezza partecipe di forze e presenze ignote nella vita ordinaria. Cerca, quindi, Lorenzo, di andare al di là del moralismo e dell’immoralismo. Abbandona ogni ipotesi e ipoteca reazionaria: la re-azione è figlia del ri-sentimento, sorella dell’istinto servile e del nichilismo. E del fanatismo ‘celeste’. Nondimeno, c’è una reazione rivoluzionaria… Nietzsche – il ‘martello di Thor (da buona coach non dimenticava mai di ‘leccare’ i ricordi anarco-destri sempre affioranti di Lorenzo) – accusa, giustamente, il socratismo, il platonismo e il giudeo-cristianesimo di aver costruito un ‘mondo al di là del mondo’. Mondo ‘celeste’ che vuol far arrossire, e arrostire, il mondo ‘verde’, quello terrestre, il mondo della speranza. Un mondo oltre il mondo, statico, noioso, a rischio d’imputridimento, versus dinamismo vitale, microcosmico, fresco, gioioso, anche un po’ comico…  Ridi… Grida! Gioisci! Frullati, folleggia! Basta con le restrizioni del cristianesimo sul corpo, la mente e il cuore! Diamo il via all’autorealizzazione spirituale. Bibliolatria, ipocrisia, necessità di ‘purificare’ il mondo per mezzo del fuoco: tutti frutti dell’albero protestante anglosassone (ma il cattolicesimo ci ha messo il concime). E il mito della ricchezza, anticamera al mondo della gloria per gli ‘eletti’, non è pure un lacerto del protestantesimo? Insieme al capitalismo, all’ipocrisia, alla vendicativa acidità d’animo. Bush… E poi, questo rinnegare il corpo, questo negare la vita. Ed è vero che l’uomo è qualcosa che dev’essere superato… Bushido»
     «Superato? Semmai, uguagliato! Se l’uomo è lo specchio di Dio, se l’uomo e la donna sono Sua immagine, allora l’uomo è il fine, non la fine…»     
     «E il tuo Nietzsche, dov’è andato a finire?» 
     «Superato…»      
     Sorpassata da Lorenzo, Galatea tentò la rimonta.   
     «Proprio tu, che dicevi che l’’ultimo uomo’ non conosce meta fuori di sé, mi vieni ora a parlare di Dio…»
     Poi ebbe un ultimo sussulto. «Dai, rientra in te e divertiti! Fa’ come me, che “nella vita cerco la gioia dello spirito e la lussuriosa voluttà dell’istinto. E non mi importa se queste abbiano le loro radici perverse entro la caverna del bene o entro i vorticosi abissi del male.” Sì, amore ‘eccessivo’ per la vita, philopsichia ‘non realizzata’, alla Michelstaedter, l’ossimoro vivente (che amò tanto la vita da uccidersi per essa. Per possedere se stesso…). Sì, ho fatto mie le parole, ispirate, sin troppo, di Renzo Novatore, anarchico individualista, poeta e filosofo, uomo di diatriba e d’azione, angelo e diavolo.»

mercoledì 30 marzo 2011

SAVE THE LAST DANCE


SAVE THE LAST DANCE


Danza macabra. Quella di questi giorni. (A proposito, sapete che ‘danza macabra’ significa danza del becchino, o danza dei Maccabei, in ricordo degli eroi ebrei martirizzati da Antioco di Siria?). Macabri e maccabei…
Stelle danzanti partorite dal caos? Fosse così… Sì, siamo in ballo ma imballati. Siamo al palo, ma ‘incollati’ sopra, neanche abbarbicati o serpicanti a mo’ di DNA o di ‘Ouroboros’, il serpens qui caudam devorat. Il tempo, la tigre che divora, ci sta mangiando: c’è rimasto poco tempo, a meno che…
Non ci sono più le lap-dance di una volta! Nostalgia del Berluska (quand’era ‘ska’, ora si limita a scalpitare o a scotennare) e delle ‘olgettine’? No, sempre più voglia di un ritorno al Nuovo, a una novità di vita che si scrolli di dosso tutte le banalità e i qualunquismi che ci riversano (o ci versiamo) quotidianamente addosso. Ma è possibile che la massa debba stare rintronoglita davanti a tivvù e discorsi alla Ecce Bombo?: Che famo? Che mangiamo? Che telefonamo? (a dire il vero il Michele del film morettiano era molto più interessante e propositivo: Ma tu, concretamente, che cosa fai? ...Come campi?» E la lei del momento: «Giro... vedo gente... mi muovo... conosco... faccio cose...»).
E famolo pure noi! Torniamo al muoverci, al conoscere, al vedere gente, al fare cose! Oppure, per volare più alto (basta coi polli in batteria), va bene pure un discorso da Gocce di pioggia a Jericoacoara:
«Pensi che l’amore sia uno svago? Nient’affatto, esso è un compito, e il più rude di tutti.» Sulla citazione da Emmanuelle, declamata a voce stentorea, quasi fosse un ordine, Gaia prese la bottiglia e la ributtò in mare.
«Getta via il contenitore, perché appartiene al passato remoto, quella parte del tuo vissuto che la corrente del presente deve portare al largo, lontano dal tuo futuro. Ma trattieni il foglio: è il tuo passato prossimo, quello che ha dato il via al tuo presente e al tuo futuro anteriore, anzi al tuo infinito. Non è un condizionale, è un imperativo!»
Bene. È un imperativo. Futuro, anzi, presente. Danziamo. Save the last dance ...and go with the next dance. Take a second chance!
Apro le danze, vi do un paio di spunti (il primo dal mio romanzo citato, il secondo da quello in progress). Meditate, non tanto sullo stralcio di trama, ma sulle parole, sui suoni, sulle sensazioni. Fatevi avvolgere dalla stimmung, fatevi penetrare dai rami… L’albero m’è penetrato nelle mani, la sua linfa m’è ascesa nelle braccia. L’albero m’è cresciuto nel seno profondo, i rami spuntano da me come braccia.” (Ezra Pound).
E poi cercatene, se c’è, la bellezza. Altrimenti, da una goccia di profumo risalite (o scendete) alla sua ‘essenza’: “Ricerco la gloria non il successo. Ricerco la bellezza, non la ricchezza. Ricerco la verità, non la menzogna. Io non scrivo libri per intrattenere i passanti, oppure me stessa, io scrivo perché ho una missione, sfondare porte.” (Isabella Santacroce).
Ok, partiamo, sfondiamo porte!

E gira tutt’intorno la stanza mentre si danza…
     Arianna si svegliò come toccata dall’ala di un angelo. Si guardò intorno: era sola. Ma non solitaria. C’era presenza di vita. Autentica. Julim era nel bagno: sentiva chiaramente lo scroscio dell’acqua della doccia sulla sua pelle bronzea (pendant di quella di Tomás: ma per lei, ora, l’epidermide del gringo, qualche giorno prima così calamitante, e così calmante per i suoi bollori da donna caliente, era fredda. Untuosa al tatto, repellente al solo ricordo).
     Aveva dormito da sola, ma l’angelo (quello in carne e ossa, ben poco vegetale eppur verginale), toltesi le ali, e ripiegatele con cura sotto il cuscino, era rimasto alla fonda nella camera attigua. Nondimeno, si era ritrovata con una candida piuma addosso. Palombella rossa? Paloma? Palombaro? Pesce palombo? Unica certezza: la canzone di Battiato che, come un derviscio rotante, le girava nella testa.
     Il grosso pesce reticolare stilizzato, memore del fish di Alexander Calder – quello delle sculture mobiles – e delle pitture murali dei primi cristiani, dondolava appeso al soffitto, sospinto da ali invisibili (e dall’arietta che si faceva largo attraverso la finestra socchiusa). I ricordi di Jericoacoara si confondevano con le memorie giovanili, i sogni a occhi aperti duellavano con gl’incubi notturni, senza renderla succube. Si sentiva libera, riscattata. Accettata. La verità l’aveva resa libera, redenta. L’Hotel California aveva lasciato il posto a Vila Paraiso.
     Il getto d’acqua tiepida cominciò a distribuirsi generosamente ed equamente su dossi e curve. Scivolò, quindi, fin nelle cunette, non disdegnando le superfici piane (poche) e le valli fiorite. Toccò poi il fondo rugoso, deviando all’improvviso verso l’omphalos, per scomparire infine negli abissi. Acqua a fiotti, frettolosa, per masse fluttuanti. Acqua nei fiordi. Per Fiordaliso.
     Le pareti translucide, sia pur riottose, non poterono evitare il contatto bagnato che ne imperlava la superficie interna. E lo scontato scontro con le masse oscillanti. Anzi, queste parevano godere della situazione. E per ricambiare la cortesia, furono ben liete di fornire un esile ma volenteroso sostegno ai volumi dinamizzati. Diritti, flessi, combacianti, intricati. Il segreto e l’ignoto. Spazzolati. Cento colpi. Uno più, uno meno. Corpi scolpiti. Ben torniti. Vincolati, slegati, vincenti. Persi, costretti nel piccolo ambito, ma incuranti del contorno. Vibranti oltre i limiti di sicurezza (e della decenza). Bastevoli a se stessi, ma in procinto di tracimare.
     Silenzio prima di uscire, silenzio prima di entrare. In mezzo, una cascata di suoni. Il contatto delle masse e delle superfici, il fluire e il rifluire dell’acqua corrente, il perlage, l’aria vintage, il parlottio sincopato, quasi dopato. Forse metalinguistico. Tutto parlava. Tutto taceva nell’infittirsi dei suoni. E dei movimenti. Iniziali, al climax, finali. E al calare del sipario, ecco subentrare l’uscita trionfante dalla cabina della doccia e l’ingresso sottotono negli accappatoi impazienti…

Altro giro, altra corsa, altra danza (alla Billy Elliot o, meglio, alla Thomas Eliot: Giro attorno a Dio, alla torre antica dell'inizio, le giro attorno da migliaia di anni: e ancora non so: sono un falco, o una tempesta...)

     «“I Vangeli e il Manifesto del partito comunista sbiadiscono; il futuro del mondo appartiene alla Coca-Cola e alla pornografia.”» Basta Gómez Dávila a chiudere il sermone di Diana (e a spegnere la luce sulla sarabanda dei miei pensieri). Meglio passare ad altro. La notte è lunga. L’oceano notturno si è ormai contratto in un’anoressica pozzanghera… V’intingo la mia plume mentale, strappata all’uccello nottaiolo… Because the night belongs to lovers, because the night belongs to lust, because the night belongs to us…
     Tonight will be fine. Di domani non v’è certezza. “Eravamo lì uno davanti all’altro, Tyler a massaggiarsi il collo e io a tenermi una mano sul petto, tutti e due coscienti di essere finiti in un posto dove non eravamo mai stati e, come il gatto e il topo nei disegni animati, eravamo ancora vivi e volevamo sapere fin dove saremmo potuti arrivare restando vivi.” Fiuto l’aria, le vibrazione del mio tempo, ne assaporo voluttuosamente le gocce di pioggia, danzando nudo come il folle Nietzsche all’ombra della Mole (e delle Molinette). “Io giro intorno a Dio, intorno all’antica torre – e giro per millenni – e ancora non so se sono un falco, una tempesta o un lungo canto.” Girare intorno a Dio, girare per millenni, e non curarsi di nient’altro. Giocare con le stelle… Sto cominciando a farlo con assiduità. Prima per aspera ad astra, ora astra ad libitum. Freie liebe! E Frei? Lui aveva partorito la stella danzante: «...di tutte le conoscenze che ho fatto, una delle più preziose e feconde è quella con Lou. Soltanto dopo averla frequentata sono stato maturo per il mio Zarathustra.»
     E anch’io sono maturo per il Progetto. È una sorpresa (almeno per me, ma anche gli altri erano ancora ai preliminari). Diana lo spacchetta, lo srotola, lo dipana, ce lo spalma addosso: «“Quando Tyler ha inventato il Progetto Caos, Tyler ha spiegato che lo scopo del Progetto Caos non aveva niente a che fare con il prossimo. A Tyler non importava se qualcun altro si faceva male o no. Lo scopo era far prendere coscienza a ciascun partecipante al progetto del potere che ha di controllare la storia. Noi, ciascuno di noi, possiamo assumere il controllo del mondo. È stato al fight club che Tyler ha inventato il Progetto Caos.”»      
     Niente è statico. Tutto va a pezzi. Evitiamo di cospargerci il capo di cenere: siamo troppo ebbri. E non voglio nemmeno dormire. “Per anni ho desiderato addormentarmi. Quella parte dell’addormentarsi che è spegnersi, rinuncia, disfacimento. Ora dormire è l’ultima cosa che voglio.” Sono in pieno  caos. Meglio… vuol dire che il parto (della stella) è ormai vicino. E io che credevo di essere sterile… Posso partire (anche senza bagagli – l’attrezzatura ce l’ho addosso). Passion flower.
     «“Non è la sensualità che allontana da Dio, ma l’astrazione.” – “La vera sensualità è brama d’eternità per il suo oggetto.”» (È vero! Un mio amico d’università una volta mi disse: Più mi sento spirituale più la mia carne urla…) «“Tutto scricchiola nel cuore degli altri uomini quando uno di loro si fa avanti di due passi, si stacca dalla fila e così foggia intorno a sé una barriera invarcabile di rispetto.”» È un continuo autocitarsi ed eterocitarsi (il che la eccita, ma anche noi siamo in piena ovazione). Riconosco l’ultima: è Jean Cau. Quello del Che. Fidel! E pensare che tutto è iniziato con: «Ma tu credi a Nietzsche?»
     Tutti noi siamo membra del Fight Club number seven. Tutta gente desiderosa di dare la vita per qualcosa.