lunedì 16 aprile 2012

PNL ft KABBALAH


PNL ft KABBALAH


È nato! Ed è un bel bambino – o bambina: dipende dal tuo punto di vista e dalla ‘posizione’ psico-spazio-temporale in cui ti trovi (fisica quantistica docet).
Sì, parlo di PNL e Kabbalah, il mio primo ebook per Bruno Editore, libro ‘aereo’ (in tutti i sensi, anche un po’ zeppelin) che si affianca al mio trittico di ‘cartacei’ già scartabellati da un annetto e passa dalla nobile stirpe dei “guardoni estinti” (voyeur di libri intendo – quanto agli estinti, non mi riferisco a books, booklets, ebooks e pocket, che anzi proliferano come conigli e da cui i bipedi – non gli ‘umani’ – fuggono come lepri).
Quanto al perché, al come e al quando del matrimonio sacro-profano, il titolo da me proposto era, musicalmente, PNL ft Kabbalah, e in quel featuring c’era tutto il senso dell’incontro tra la Sophia Perennis – l’antica Sapienza, quella della vera Tradizione – e il nuovo che avanza (che è poi ‘antico’ e future-oriented, contro l’imperante ‘nuovo’ avanzato e avariato).

“Forse diventeremo leggenda, forse no. No, dico io, ma aspetta. Che cosa sarebbe Gesù se nessuno avesse scritto i Vangeli?” Domande da Fight Club (o Pulp Fiction). In ogni caso, se già con Prendi la PNL con Spirito! avevo cercato di tirare in ballo il grande sconosciuto, cioè la Spirito (di cui tutti, si fa per dire, parlano …ma nessuno sa cos’è), e con Gocce di Pioggia a Jericoacoara la voglia del terzo incomodo era diventata una necessità, ora, con questo ebook è diventato un must.  È questione di Vita o Morte, o, se vuoi, di Eros e Thanatos. Occorre un remedial change – è un dato di fatto: “Gli dèi hanno abbandonato l’uomo ed il mondo ha perduto il suo incanto.”


In ogni caso l’ho fatto. Les jeux sont faits. A voi, tanto per gradire (e per la Lady Gradiva * che è in te) un estratto ** dal blog di Giacomo Bruno Editore. Quanto all’ebook e alla ‘Gradiva’ che è in lui, mi rifaccio alle parole di Billy Idol (mio idolo anni ’80 – ero un pischello) affinché ti accompagnino durante la lettura:


“Il punto è: devi davvero fare le cose perché vuoi farle, perché quello è il tuo sogno. Perché è l’amore della tua vita. Devi appassionarti. Perlomeno, è così che ho fatto io. Non mi è mai interessato vivere l’avventura di un altro. Volevo la mia personale avventura, il mio viaggio. Non volevo montare in sella al sogno di qualcun altro.”

* Nella Gradiva di Jensen, che tanto incantò Freud, il protagonista, l’archeologo Norbert Hanold, visitando un museo di Roma, scopre un bassorilievo che lo colpisce tanto da spingerlo a procurarsi un calco in gesso dell’opera, da portare a casa. Su di esso è rappresentata una figura femminile nell’atto di camminare (ossia, gradiens), con una grazia così naturale che sembra quasi dar vita all'immagine di pietra. Norbert comincia così a sentire progressivamente un’ossessionante attrazione per la figura di pietra, un interesse che egli stesso riconosce andare al di là della curiosità professionale e dà alla figura il nome di Gradiva, cioè l’avanzante.

 ** PNL e Kabbalah: come coniugare corpo-mente-spirito per ottenere peak perfomance ed esperienze delle vette
Tutto scorre… per tutto c’è il suo tempo: c’è il suo momento per ogni cosa… Nondimeno, niente di nuovo sotto il cielo! (anche Berlusconi e Monti, gli stessi Vendola e Grillo, hanno avuto i loro predecessori).
Ok, nulla da dire sulla saggezza greca ed ebraica, e neppure su quella orientale, eppure qualcosa di nuovo, anzi d’antico, c’è (come si sa, il nuovo è solo la riscoperta di ciò che col passare del tempo si è dimenticato).
Bene, di nuovo ci sono: io – new entry nel Club Autori – e, soprattutto, la Kabbalah, la guest star del concerto a più voci della PNL (la superstar della formazione di qualità, la più gettonata nella lunga collana della BRUNO editore).
Ed è di entrambe che parlo in questo ebook, della PNL e della Kabbalah – la mistica ebraica – che ho sintetizzato, ponendo il focus sugli aspetti pratici, senza per questo banalizzarla. Quel che mi interessano sono, come per l’approccio alla PNL, il coinvolgimento del lettore e la sua “tras-formazione”.
Tu che mi leggerai acquisirai subito una nuova “attitude” (parola cara a Bandler): se applicherai con impegno gli esercizi, ben presto raggiungerai risultati al di là delle tue aspettative, coniugando e sommando la praticità e funzionalità della PNL con la profondità e “straordinarietà” della Kabbalah. Quest’ultima, infatti, se da un lato è “spirituale”, d’altro canto è eminentemente pratica, funzionale e vicina, non solo alla PNL, ma alla stessa Fisica Quantistica.
Per dirne una, da quando applico gli esercizi e le visualizzazioni “PNL-cabalistiche”, sono diventato sempre più “multitasking” (e non sono una donna…) e centro ancor più facilmente gli obiettivi, senza per questo affannarmi e stressarmi, anzi gestendo al meglio le mie emozioni. Cosa che tu farai allo stesso modo…
Come farlo? Visualizzando l’Albero della Vita, focalizzandoti sulle sue “sfere”, entrando in esse e “impregnandoti” delle qualità della sfera che più t’interessa, fino a tras-formarti a loro “immagine e somiglianza”. Tenendo conto che le sfere (sefire) “coprono” tutta la tua personalità, fino a toccare la tua essenza più profonda.
Bene, non mi resta che augurarti buona lettura, un buon reset e un ancora migliore set, per dirla con il gergo del tennis. Insomma, più “gol” fatti e più “rigori” parati: d’altronde, con le visualizzazioni delle “sfere” dell’Albero della Vita, l’uso degli ancoraggi, delle submodalità e dello swish, passerai facilmente dal “low state” di “schiappa” (esagero) al “peak state” di campione (qui, invece, mi mantengo…).
E poi, leggendo l’ebook, avrai modo di rilassarti, energizzarti e, anche, sorridere. D’altronde, se non è divertente non è PNL… E poi, «La Gloria Divina non rimane su di un uomo triste» (Rabbi Eléazar).
"La PNL è in continua evoluzione, è un sistema aperto: fa parte del suo stesso DNA l’attitudine a introdurre nella sua cassetta degli attrezzi ogni strumento che possa essere utile per il cambiamento. E' soprattutto, un’attitude, un atteggiamento, oserei dire una visione del mondo. E tale è la Kabbalah, sia pure più in grande: l’antica sapienza è pronta a dare, qui e ora, sapore e forza alla giovane e scattante PNL!", questa l'opinione di Giacomo Bruno, editore e presidente di Bruno Editore. 

Ecco gli argomenti trattati dal testo: 

COME AVVICINARSI ALLA KABBALAH
  • Come amplificare la tua mappa del mondo grazie alla Kabbalah.
  • Come attivare la crescita personale e raggiungere i tuoi obiettivi.
  • La realtà percepita e la realtà globale: le percentuali della nostra percezione.
  • Chunk up, chunk down e chunk laterale: l’analogia, la somiglianza e la prospettiva generale in PNL
COME PIANTARE L’ALBERO DELLA VITA
  • Il modellamento e l’automodellamento: come ottenerli con la visualizzazione energetica.
  • Impara a rigenerarti per rendere efficaci gli insegnamenti dell’Albero della Vita.
  • La struttura dell’Albero: le sefire e i loro punti di collegamento.
  • Come raggiungere il massimo dell’efficienza stimolando i 10 stadi della psiche con la meditazione.
COME FAR CRESCRE I FRUTTI DELL’ALBERO
  • Come raggiungere la pace fisica e mentale e ritrovare l’equilibrio tra il mondo fisico e spirituale.
  • I 3 pilastri dell’Albero della Vita e le 3 vie dell’essere umano.
  • Come rettificare le caratteristiche della personalità e l’integrazione degli opposti.
COME COGLIERE I FRUTTI DELL’ALBERO
  • Il rapport tra Kabbalah e PNL: come creare la connessione grazie alla scala di Dilts.
  • L’area istintiva, emozionale, cognitiva e spirituale dell’uomo e i livelli neurologici di Dilts.
  • Come bilanciare le caratteristiche della personalità con la focalizzazione sulle sfere polari.
  • L’ancoraggio e le sub modalità della PNL per visualizzare le sefire della Kabbalah.
COME PORTARSI L’ALBERO CON SÉ
  • Come regolarizzare pensieri, sentimenti ed emozioni con l’esercizio dell’arcobaleno.
  • Come passare da uno stato psico-emotivo ad un altro con la visualizzazione incrociata.
  • La complementarità delle tecniche psico-spirituali della Kabbalah e della PNL.





domenica 1 aprile 2012

LA CABALA SVELATA



 LA CABALA SVELATA
Kitsch & Chic, Cip e Ciop, Ketchup & Check-up

1 Aprile: Pesce d’aprile. 16 Aprile: ‘pesci’ da aprire. Sì, il sedici di questo mese ci sarà una grigliata di pesce: di cibo per la mente, intendo – con un po’ di spine ma con tanta polpa, annaffiato, ça va sans dire, da buon vino fresco fruttato e, l’ossimoro è d’obbligo per ogni mio pasto nudo, anche un po’ brut.
Insomma, esce il mio quartogenito (c’è un quintogenito, all’origine il cadetto, ma è al momento congelato), un ‘creolo’ aristocratico (se si può): ario (indoeuropeo) nel sembiante, semitico nel cuore (o viceversa). Parlo naturalmente del mio Pnl e Kabbalah, l’ebook tanto atteso edito da Giacomo Bruno editore, un must per PNL e dintorni (qui, sotto il vestito, c’è un bel po’ di roba).
Dicevo, ario (occidentale, anche se la provenienza è dall’India degli Ari, poi Iran di Zarathustra, ora ridotto a ketchup e patatine – no, non tutto: c’è ancora molto caviale e champagne, anche qualche ostrica con perla), come west-coast è la PNL; e semitico, come la Kabbalah. 
Un mix che può essere chic (e choc), come pure kitsch. Comunque, dal check-up, propendo per la prima ipotesi (chic/choc): un ottimo cocktail sceccherato, così dicono (io mi taccio). Si tratta, in ogni caso, che io sappia (smentitemi se potete, ne sarei comunque grato) del primo vero connubio tra PNL e Kabbalah dagli effetti pratici (e teorici – ‘profondi’) a oggi in circolazione, Will Parfitt permettendo (ma nel suo Cabbalah c’è più psicosintesi ed esoterismo – di cui, comunque, nel mio ci sono tracce anche vistose, non solo da CSI: c’è pure un bel po’ di ‘energia’ e spiritualità cristiana).
Comunque (e qualunquemente), ai posteri – anzi ai vostri ‘post’ – l’ardua sentenza. Di una cosa ho la certezza: specie in tempi come questi, la lettura dell'ebook vi aprirà nuovi orizzonti. Se non altro, il terzo occhio e il sesto senso. Salirete, nel migliore dei casi, al settimo cielo (nel peggiore, le occasioni propizie si presenteranno a pioggia...). In tutti i casi imparerete a salire e a scendere dall'Albero della Vita e a cogliere le sue sefire: scopo penultimo, 'accendere' tutti i vostri centro vitali e 'accedere' allo stato che si desidera.
Scopo ultimo: liberare l'essenza.
A proposito di pioggia: per rinfrescarvi le mente e riscaldarvi il cuore, un po’ di righe da Gocce di Pioggia a Jericoacoara. E per chiudere qualche ‘scintilla’ da Pnl e Kabbalah.  

Sintonizzati sulle stesse frequenze, Gaia e Lorenzo ebbero, contemporaneamente, la sensazione panica (nel senso bucolico) di essere un tutt’uno con l’erba, i fiori, i cespugli; con il vociare dei ragazzi e delle ragazze che percorrevano, proprio in quel magico istante, il sentiero sottostante. Col flautare della brezza settembrina, tutt’uno col battito del cuore della formica che dalla mano di lui era passata a quella di lei...
Il tempo, fino a quel momento acerbo, giunse a maturazione e stillò gocce di Kairòs: il tempo propizio pensò bene di fermare le lancette del Chronos, del tempo qualunque (e qualunquista).
Come può esserci Eros senza Imeros? Amore senza Desiderio? I due, ciascuno prima perso nel suo viaggio al termine della notte, si avvicinarono sempre più (la formica...), fino a sfiorarsi in più punti strategici. Un lieve, improvviso, fruscio d’aria increspò i capelli di lei, facendoli vibrare sul viso di lui. Furono uno: lo stesso misterioso montante desiderio, la stessa cruda sensualità che si offriva spontanea e naturale. Un’aspra dolcezza (l’ossimoro…) che fluiva sottopelle, come in rivoli sotterranei mai esplorati. Lo stupore e l’innocenza dei sensi. Complicità e confidenza tra i corpi e le menti (e il luogo). L’eros che si fa ethos.
Lorenzo e Gaia: il corpo di lei abbandonato accanto al suo, le vibrazioni del suo respiro che si accordavano armoniosamente con quelle delle sue membra. Una sinfonia di bassi, di acuti, di silenzi, che sembravano fatti della stessa organza dell’ambiente circostante. Magico, soprannaturale, ma vibrante di passione, di vita, carne e sangue...
Come può esserci Eros se non c’è Afrodite? Più che Laing poté Plutarco!
Forse che vi consiglio di uccidere i vostri sensi? Io vi consiglio l’innocenza dei sensi... Il tempo sempre sospeso, le sensazioni fisiche, epidermiche, tattili, cutanee, s’intrecciavano sempre più con le vibrazioni scaturenti dal profondo; non solo dell’anima, del midollo, dello spirito, ma sgorganti dalle profondità pelagiche del tempo, dei loro tempi... Nietzsche che flirtava con Plutarco.
Se c’è Eros senza Afrodite, è come un’ubriacatura senza vino, procurata da una bevanda fatta con fico o orzo, è uno sconvolgimento senza frutto e incompleto, che presto nausea e disgusta. In quel momento ‘celeste’ e in quella situazione ‘terra-terra’, impastato da sapienti mani, l’intreccio tra vita (vite), cultura (pane) e natura (pan) si fece realtà viva davanti ai suoi occhi stupefatti. Fluendo al di sotto della crosta epidermico-sensoriale ispessita dal tempo. Rotta dal ciceone offerto da Gaia (Circe? Demetra?) a Lorenzo (Ulisse? Proserpina, certo no...), ormai un iniziato ai misteri di Pugnochiuso, il luogo scelto per la visione suprema.
Sophia divina: una volta agitato, l’inciucio stava per raggrumarsi; il vino e l’orzo (con un po’ di miele e spezie) erano lì pronti a sortire il loro effetto su Lorenzo. Che, per la prima volta in vita sua, sentì l’akedia – l’accidia, il mal di vivere che spesso lo assaliva come il demone di mezzogiorno – lasciar definitivamente il posto a una ‘santa’ arroganza: nell’intreccio con Gaia, Lorenzo scoprì l’elogio della riuscita.
“La fiducia in se stessi è l’essenza dell’eroismo.” Superata, in quell’attimo di vita, l’antitesi tra spirito e sensi, trasfigurato e sublimato da questa speciale ebbrezza, libero dal passato e dal futuro, Lorenzo sentì di essere destinato al successo. Una nuova fiducia in sé, scaturita dalle sorgenti dell’essere, una forza pelasgica, un’‘emersoniana’ self-reliance in divenire (e per l’Avvenire), il tramonto di ogni passato, l’emergere di un nuovo Sé, un far sì che i morti seppelliscano i loro morti.
Il terribile era accaduto…
D’altronde: È dolce la stagione della raccolta, quando il guardiano è lontano. (Plutarco)

PNL e Kabbalah. Non ci posso credere: la Programmazione Neuro-Linguistica, la rockstar del momento, che presenta, come guest star del suo concerto, la Kabbalah, una diva d’altri tempi…
Strano, no? Per niente! Come ben sai, la PNL è in continua evoluzione, è un sistema aperto: fa parte del suo stesso DNA l’attitudine a introdurre nella propria “cassetta degli attrezzi” ogni strumento che possa essere utile per il cambiamento. E poi, come afferma Bandler, la PNL è soprattutto un’attitude, un atteggiamento, oserei dire una visione del mondo. E tale è, sia pure più in grande, la Kabbalah: l’antica sapienza è pronta a dare, qui e ora, sapore e forza alla giovane e scattante PNL!
La Programmazione Neuro-Linguistica è una disciplina eminentemente pratica: efficiente, efficace ed ecologica. In grado di “resettare” un individuo in breve tempo, se praticata con costanza, impegno e determinazione. La Kabbalah comporta, dal canto suo, un percorso più profondo e articolato. Qui, senza volerla per questo banalizzare o distorcere, estrarrò dal suo immenso bagaglio di conoscenza solo ciò che ti serve come applicazione pratica alla realtà quotidiana.
La Kabbalah, come ricorda lo psicoterapeuta Will Parfitt, è una guida all’esercizio della volontà, ma è anche un «cammino del cuore»: studiandola e applicandola, creerai sintonia tra l’emisfero sinistro e quello destro del cervello, darai spazio all’intuizione e all’immaginazione, alla correlazione tra i vari aspetti della tua personalità e alle corrispondenze tra te e gli altri. È, infatti, un cammino di trascendenza, come pure d’immanenza: illumina le zone d’ombra dei tuoi rapporti interpersonali e intrapersonali, dandoti gli strumenti per ottimizzarli.
Ma qui, ripeto, esaminerò solo gli aspetti pratici, quelli più immediati, in modo da aiutarti a passare dallo stato attuale allo stato desiderato, per centrare facilmente i tuoi obiettivi e ottenere peak performance.
Il tutto senza toccare i tuoi fondamenti: come la PNL, anche la Kabbalah rispetta i tuoi valori e le tue credenze. Si limita ad “aggiornare il tuo software” e cancellare “virus” e “file” inutili.
Se poi vuoi cambiare il tuo “hardware”, no problem: sia la PNL sia la Kabbalah in questo sono maestri. Ma questa è un’altra storia…



domenica 12 febbraio 2012

KABBALAH’S RISING


 KABBALAH’S RISING
Whitney WineHouston

“Noi siamo i figli dei padri ammalati; aquile al tempo di mutar le piume, svolazziamo muti, attoniti, affamati, sull’agonia di un nume.” 
Mi risveglio (è stata solo una fuga di qualche secondo, verso est – è Emilio Praga il pesce-pilota) e mi ritrovo nel blog. Disarcionato, ma con l’arco in mano (e la clava nell’arto fantasma). 
Era da parecchio che non scoccavo i miei dardi. Mi vien da parlare di nichilismo sano e di nichilismo psicopatico, di fondamentalismo codino e di fondamentalismo anarchico. E delle tre ruote della vita: passato, presente, futuro. 
E poi, della messa a fuoco della nostra situazione attuale e della necessità di sfocare il passato (solo quello angoscioso) e rinfocolare il futuro.
Comincio a perdere la cognizione del tempo (profano) e anticipo i tempi (sto in una sorta di estasi, sospeso tra tempo ed eternità).
«L’esperienza normale è l’invisibilità dell’uomo all’uomo…» (qui c’è lo zampino di Ronald Laing, l’’antipsichiatra’, lo sento a pelle, anzi underskin: lui è dentro di me). 
Ma anche la nostra vita ci è invisibile: è un esistere solo sulla carta. Talvolta carta straccia, ma più spesso una pergamena di pelle pregiata. Scriviamoci sopra… col nostro sangue (blu? Sang real? Sacro Graal? Shangri-La? Solo slang... Anche Shakira va bene. Pure Belem. Muy bien).
Mi lecco le dita (l’azzurro è zuccherino). Si preannunzia una settimana vellutata (nel blog il cilicio non tira). 
Mi distraggo un attimo: da lontano arriva l’onda lunga di un treno di note gorgoglianti: il solito gargoyle sfuggito al gorgo ingordo del tempo? No, un cuculo (femmina – il maschio urla… Forse sopporta meno il dolore) che m’informa dell’imminente primavera (ma il ghiaccio cola e la coca tira). 
Riannodo il nodo gordiano dell’attenzione recisa e torno in me. Riprendo l’ascolto. Adda passà ‘a nuttata!



Per di più ho un bisogno elementare di amare in fondo a me,
per di più da troppo tempo non sognavo più…

Doveva essere il giorno dello start dopo un po’ di riposo sabbatico (anche di epoché – di sospensione del giudizio) e invece (o perdippiù – Mina singing), insieme alla ‘rinascita’ mi trovo a confrontarmi con il lutto: c’è il tempo per cantare e quello per piangere. 
Sì, vanità delle vanità, mi riferisco alla mitica Whitney. E pensare che proprio ieri mia figlia mi aveva chiesto che fine avesse fatto il ciddì della Houston… (me l’avevano regalato nel secolo scorso). Time passes by.

I will always love you… You my darling.
Bittersweet memories, that is all I’m taking with me...
So goodbye, please don't cry.    

Sì, Whitney è volata via, bittersweet (e io che pensavo, con l’amaro in bocca ma anche un po’ di zucchero, di scrivere di Monti, non più python – così nell’ultimo post – ma aquila. Se poi aquila dell’Hotel California degli Eagles, questa è un’altra storia – o favola).
E così, lupus in fabula, se ai tempi (ultimi) del berlus-caimano se ne andava Amy Winehouse, ecco che, dopo appena 6/7 mesi, l’11 febbraio (6, 7, 11, lo stesso undici febbraio: tutti numeri, e data, simbolici) – crack – ci lascia Whitney Houston, a 48 anni (6 x 8: il primo numero d'uomo – o di donna – il secondo, l'infinito, numero di Dio, o di Dea). Entrambe, zucchero filato.
E per essere un po’ cifrati, per non dire criptici (ma i tempi sono questi…), fate un po’ di attenzione alle assonanze e dissonanze tra i nomi Winehouse e Whitney Houston: si ripetono il Wine (alcool) e la House (nella Hous di Whitney manca la e ma c’è il ton: gin tonic? E poi la y di Amy viene recuperata nel nome della Houston). 
In ogni caso, entrambe avrebbero fatto impazzire Walt Whitman (e forse Emily Dickinson e Sylvia Plath).

Dai, basta con la Kabbalah spicciola e passiamo a quella seria: uno dei motivi del momentaneo default del blog è, che nel giro di meno di due mesi, ho scritto un ebook sulla Kabbalah di prossima pubblicazione per un prestigioso editore (del campo coaching e dintorni). 
E poi, effetto mistico (mystic river), ho anche avuto, quasi di colpo e di sorpresa, un incarico professionale pluriannuale… (sono ingegnere).  
E si sa, il caso è il vestito che Dio indossa quando non vuol farsi riconoscere... (e noi, babbani come siamo, stentiamo a riconoscerlo. Comunque, facciamo di tutto per benderci gli occhi: la nostra cieca e bieca ossessione per la razionalità ci rende sfacciatamente irrazionali...).

In ogni caso, torniamo a riva: perché la Kabbalah? Caramba, ça va sans dire… È il tempo maturo: il kairos.  
D’altronde, la freccia è quella: prima il ‘freddo’ Freud, poi i sempre più caldi Jung e Assagioli; ora si parla sempre più di Fisica Quantistica e Spiritualità, non solo orientale e New Age, ma anche Sufi, Kabbalah e, hic sunt leones, Cristiana (sdoganata soprattutto dalla PNL di stampo yankee: solo ora da noi è possibile fare qualcosa come il Tredicesimo apostolo! E dire che ci troviamo in quella che dovrebbe essere il faro della Cristianità… Quo vadis. Ma è solo da qualche anno che el pueblo unido riesce ad avere sottomano la Bibbia… Anche se poi quelli che la bazzicano spesso fanno guai!).

OK, stop: solo un assaggino dal mio ebook PNL-cabalistico e chiudo: un semplice promemoria, ma fondamentale se si vuol vivere bene. A dopo per il pasto nudo.

Ecco un promemoria fondamentale per ogni cabalista, ben noto anche a ogni piennellista (scrivilo su un foglio di carta a portata di mano e ogni tanto rileggilo):
1)   Ti imbatti in un ostacolo           
    (accade qualcosa di negativo)
2)  Prendi consapevolezza che il vero nemico non è l’ostacolo,    ma la tua reazione  (non è la realtà a essere ‘negativa’, ma la tua interpretazione)
3)  Blocca il tuo schema ‘reattivo’ (non reagire d’impulso) per   consentire alla ‘Luce’ di entrare  (fatti ‘illuminare’)
4) Da’ modo alla tua natura ‘proattiva’ di esprimersi      (sii proattivo invece che impulsivo o reattivo). Conta fino a  dieci…



giovedì 29 dicembre 2011

MONTI PYTHON


MONTI PYTHON

Pelo e contropelo


Tutto è politica: c’è la polis, c’è il Terzo Polo, ci sono i polli… C’è il pool (dei magistrati) e ci sono le palle (dell’albero).
C’è il Partito du Pilu (PdP) e, un po’ spennato, il PdL. Qualunquemente, il pollo parla di polis, quello sempre con la polo (anche se produce altre marche) parla di Usa e jet, il jet set parla di politica, il Polo Nord e il Polo Sud rischiano di sciogliersi, il PdL sembra ringalluzzirsi… ma tutti restano al palo. Basta con lo scialo, scialla... gialappa! Lap dance, dance, dance…

Monti: python? Si vedrà: il tempo sarà giudice (come per il Berlu). Per il momento tutto striscia (anche le notizie). Dal caimano al pitone c’è stata solo la caduta delle zampe (quelle toccatutto del Berlu-ska). 
Ma la musica non è poi cambiata, o forse sì: dal rock al lento. Ci vorrebbe un po’ di Jazz: Miles Davis, tanto per dire. Finora abbiamo avuto, lupus in fabula, il Miles gloriosus. Meglio, comunque, gli originali, quelli del Plauto latino e del Monty Python british. Comunque, yes sex, siamo italiani…

Stop! L’anno è all’ultimo step: è tempo di saluti e di welcome all’anno nuovo. Un anno tuttifrutti, ne sono certo. Sarà un anno da fine del mondo!

Per chiudere uno stralcio steppenwolf (so che a voi piace la Kultur) da un mio inedito. E che il caos (di quest’anno: un caos calmo) possa partorire la stella danzante (dell’anno che bussa alle porte – che siano di corno o avorio non importa, l’importante è che sia un anno da sogno).

E mi dice che il primo passo per la vita eterna è che devi morire…
«Non moriremo sul serio… Questa non è una morte vera… Non invecchieremo… Saremo leggenda. Questo è il nostro mondo, adesso, il nostro mondo… e quella gente antica è morta.»
Mi sono appena affacciato alla vita, la vera vita, e già devo trarre le conclusioni... Inizio dalla fine. Non la conosco, né mi interessa. Ma mi attizza. Glisso sui particolari (il diavolo si nasconde nei dettagli). La Sapienza mi dice che “la vita degli sciocchi è spiacevole, inquieta, tutta proiettata al futuro.”  Ho cercato Sofia e ho trovato Diana (e Dio? Nicchia).
Se sapessi come va a finire questa storia, sarei più che felice di essere già morto e in Paradiso… Forse diventeremo leggenda, forse no. No, dico io, ma aspetta… Che cosa sarebbe Gesù se nessuno avesse scritto i Vangeli?
Non posso aspettare. E poi sono qui, con Diana e le altre (gli altri sono un dippiù). E se sono qui è perché devo andare di là. L’oltre mi aspetta. Ma è qui tra di noi. È dentro di noi… Conosco la mia sorte. Un giorno sarà legato al mio nome il ricordo di qualcosa… Saremo leggenda.
Tre settimane senza dormire. Tre settimane senza sonno e tutto diventa un’esperienza extracorporea. Il mio dottore ha detto: «L’insonnia è solo il sintomo di qualcosa di più importante. Scopri che cos’è che non funziona davvero. Ascolta il tuo corpo.»
Resto in ascolto (Come back in one piece di Aalyah ft DMX accompagna tutta la cavalcata. Che valchiria Diana…). Sento ogni fremito e ogni sospiro di ogni mio membro. A pelle, underskin (io Apollo ft Diana). Miro nel deserto, cerco i miraggi, diserto le ombre. Cavalco le onde (io Dioniso vs Nettuno). Mi rimiro in specchi d’ambra. Sono lucido come mai prima. Chiaroveggente. Come mai domani (allora vedrò viso a viso).
È adesso che mi metto a piangere. Piangere è facile nel buio soffocante, quando vedi che tutto quello che riuscirai mai a combinare finirà in spazzatura. Tutto quello di cui potrai mai andare fiero finirà buttato via.
Sono pronto a raccogliere i pezzi. Li ricomporrò uno a uno. Ne farò opera nuova. Del resto, oggi è l’ultimo giorno della mia vecchia vita.

venerdì 11 novembre 2011

11/11/11 L’asino che vola (Berluska in the sky with demons)

11/11/11
L’ASINO CHE VOLA
(Berluska in the sky with demons)

“Questo venerdì al lavoro mi addormento sulla scrivania. Quando mi sveglio con la faccia e le braccia incrociate sulla scrivania, il telefono sta squillando e non c’è più nessuno. Un telefono squillava nel mio sogno e non è chiaro se la realtà si è infilata nel mio sogno o se il mio sogno è scivolato nella realtà.”
Non posso aspettare until the end of time: sono un fighter… (così ho de-ciso). Sogno o son desto: l’importante è seguire il corso degli avvenimenti, cavalcarlo – prima o poi sarei stato uno degli anelli della collana degli eventi appesa al collo della Storia (girogola: la ‘piccola’ Storia; collier: la ‘grande’ Storia. Ma io preferisco il bracciale: il Mito).
Sta per iniziare una grande storia? Boh, quella del Berluska (da “in the sky with diamonds” a “in the skiff with demons…”) è una storia finita in schifo tra storielle e trotelle. Prima il ‘drago’, un po’ drudo un po’ grullo, poi un odor di Draghi; ora, calate le braghe, dai laghi a Monti, glissando su Tremonti. Terribile et tremendum…
Cominciavo ad averne le tasche piene… Sono almeno due mesi che aspetto: non reggo più… “Nessuna società umana resisterebbe a due mesi di verità.” Figuriamoci io, che sono solo e cerco il ‘vero’ nascosto dietro il ‘velo’! Céline, che gran brutto Natale… si avvicina: fiacco e senza fiocchi: meno male che a riscaldarmi, una pasqua, c’è l’arpeggiante sound-track e gli unforgettable calligrafici fotogrammi de L'amant di Jean-Jacques Annaud (la quindicenne yin che, avvinta d’amour fou, a fior di labbra bacia, per pochi infiniti attimi di tempo immortale, il vetro che nulla può contro la congelata irruenza del fumigante virtuale bacio all’amante – il suo più maturo yang, che, in pieno deliquio e in preda a trattenuto delirio, sospeso nell’animo e diacciamente fremente nel corpo l’aspetta, trepido, al tiepido di una fredda nerolucida berlina d’antan). Ma un giorno qualcosa accadrà. Forse oggi stesso, giorno palindromo: 11/11/11. Dite con me: trentatré….
“Sofia sbirciò nella cassetta delle lettere mentre apriva il cancelletto del giardino. Di solito c’era una gran quantità di volantini pubblicitari e alcune grosse buste per sua madre … Talvolta c’era qualche lettera della banca, indirizzata a suo padre … Quel giorno c’era soltanto una lettera minuscola, ed era per Sofia…” Apro la cassetta del piccì e, senza allontanarmi dal mio mondo di Sofia, tiro fuori il foglio. Anonimo. Lo leggo: c’è la risposta a tutti i miei perché. Domani è un altro giorno. Mettiamoci d’impegno sin d’ora: non vi dico di più, se non che qualcosa sta per accadere nelle vostre vite. L’importante è mettersi ai blocchi di partenza, sentire la chiamata, accettarla, varcare la soglia, trovare gli angeli custodi, affrontare i demòni, tirar fuori il proprio dèmone (i propri talenti – Bossi li chiamerebbe in altro modo) e amplificarli, attendere la trasformazione e tornare a  casa con i doni.
Il computer è il mio specchio (ma solo da quando scrivo: cento colpi di penna…). Riflette le mie parole (quelle bianche), assorbe quelle nere. E le conserva sotto vetro. Custodisce i miei segreti, anche l’assenzio delle parole assenti e dei silenzi presenti (che decodifica, reinterpreta, glossa – qualche volta glissa. Ma attenti al veleno…). Miele e glassa, il piccì sfama il mio ingordo spirito appetitivo, gonfia il mio fiume diluviale, sollecita solletica la mia gradiente cerca di fama. Alimenta la fiamma, enfia il rio in piena, dà fiato alle amazzoni, ne scapezzola il ridondante turgore. E pensare che il computer non m’infiamma…
M’infuoca, però, la parola. La parola creatrice, non quella creata, il fiat non il flatus vocis. Sono un avec-papier (specie ora che il mio avatar mi ha preso in capite et membris). A rischio di espulsione (ed esplosione). Estradato dalla massa, immesso nella scia delle future miriadi – ma da monade (al massimo, una diade, un’ambra driade.– la triade teniamola in stand-by; quanto al monaco, un po’ monco, ultimamente, lo ero. Ma preferisco la quarta via). Non sono più solo… Qualcuno si è affacciato! Estraggo dal computer la busta, la disuggello, trovo il sigillo…
Spacchetto e sbuca la perla. Unica. La metto in bocca, la umetto, non la mastico. Rimastico nella mente: ogni libro è un fatto – drammatico, conflittuale, polemico. Ogni sua parola insensibile è un flocculo sedimentato di quotidiana rutinaria sopravvivenza. E le sue parole sensibili? Morule, embrioni di future miriadi, angeli sparsi in cerca di paradisi possibili. Nel loro mesto affanno, nella loro cronica temporalità, le parole insensibili sono una giustificazione del dato modesto, l’unico risultato della propria esistenza; lì dove le parole sensibili, le perle, nella loro acronica intemporalità, luccicano, brillano, mirano (al)l’ignoto, (al)l’inconoscibile, al segreto da svelare e al tesoro della vita eroica da conquistare o a cui tendere (fosse pure solo un miraggio).    
“Chi non mira le stelle si perde nella storia.” È vicino il meriggio. Sì, il viaggio con e nel libro (Gocce di Pioggia a Jericoacoara) ha ridato fiato e speranza alla mia vita: man mano che lo scrivevo mi trasformavo, quando lo rileggevo mi rigeneravo (e la mia mentore nietzscheana-daviliana a farmi da angelo vigilante – e poi è lei che mi guida fin dietro l’angolo…). Ero in viaggio con l’angelo (e il diavolo? Roso dalla gelosia. Anche un po’ rosso).         
“Audacia mai veduta, scempio mai veduto. Sangue giovane e sangue nobile, rosee guance e bei corpi. Vigore mai veduto, sincerità mai veduta. Disinganni mai detti in passato.” Il magical mystery tour mi rendeva sempre più audace, mi ringiovaniva, body and soul. E lo spirito? Imponderabile (alato, alla Pound). Bed and breakfast.
“Per farcela a mettere le zampe su questo e su altri libri di uguale interesse che il padre custodiva in uno scaffale del suo studio – continuò – lui doveva appunto aspettare la notte, in genere, quando in casa tutti dormivano, avendo cura, dopo, di rimettere ogni cosa a posto. (…) In ogni caso – soggiunse, alzando una mano a prevenire eventuali proteste da parte mia –, in ogni caso Afrodite del Louys i libri sopraelencati li batteva tutti quanti.” Avevo letto qualcosa pure di Bassani – sono trasversale ma punto verso l’alto (io minimalista? Sì, talvolta, ma non ridotto ai minimi termini. Mi allargo, contengo moltitudini. Quanto alle ‘legioni’, le affogo…).
Bene, per oggi ho finito. Questo è solo un ‘solo’ (un assolo, per qualcuno una ‘sola’), un mio ‘sfogo’ dopo aver quasi rischiato di ‘affogare’ (ecco il perché di un mese di empasse – diciamo epoché, per fare i fichi). Ma sto per affiancare a questo blog ‘tournant’ (un po’ sufi un po’ sisifo) un sito di PNL creativa (molto molto creativa…). Là ci saranno, non solo zuccherini’ (se questa per voi è brown sugar: per me è il viaggio dell’eroe). Aspettate solo un poco ed entrerete in un resort pieno di risorse e sorseggerete tutto quello che vi serve per raggiungere le vette. E poi, come Zarathustra, scenderete dal monte (ben più di Monti e Tremonti) con doni a ‘tremalaterra’…
Tremate, le star (quelle danzanti) sono tornate!