sabato 21 dicembre 2019

PISTIS SOPHIA – FEDE e SAPIENZA (parte seconda)


   PISTIS SOPHIA
FEDE e SAPIENZA
(parte seconda)

     Sobria ebbrezza. L’ossimoro dilagava, more and more (alla Joe, quello di all you gotta say is please stay…). E Lorenzo ci stava.
     «Lorenzo, ricorda: la religiosità si fonda sull’esperienza di qualcun altro, ma la spiritualità affonda nella tua esperienza. Che è vita: si chiama ‘esperienza’, perché va oltre il perire. E la tua esperienza è evidenza. È gnosi. Intesa come conoscenza mistica, spirituale e pratica. Luce. Illuminazione. Gesù era spirituale, ma anche laico: il suo regno non era di questo mondo. Ma l’ha portato qui, perché chiunque potesse fruirne. Il volo verso la trascendenza non uccide l’immanenza, ma gli dà slancio, nuova vita, piena, libera, giocosa ma fattiva. Art and craft. Gesù Cristo ha portato il cielo in terra, e la terra alle stelle! Ma solo se tu lo vuoi, se accetti il dono. Altro che teocrazia o vaticanismi vari. Lui sì che era il Vate! E che vita… Piena, non vuota. Vita autentica, Cura, ma senza angoscia, con e oltre Heidegger (e Battiato, again). Sopra Sartre. Gesù era controcorrente, remava contro i religiosi, camminava sulle acque, water-proof...»
     Gaia si fece sempre più donna.
     «Cristo, sapienza di Dio: il primo nome, esplicito, di Cristo – Sapienza/Sophia – è al femminile. E chi, se non delle donne, sono state i primi testimoni del risorto? Pensa, Lorenzo, questo avveniva in un tempo in cui la testimonianza femminile non valeva nulla. Tra parentesi, questa è una delle ‘prove’ della veridicità dei Vangeli: il fatto di aver riportato la ‘voce delle donne’… Di’ alla Sapienza: tu sei mia sorella – così è scritto nei Proverbi: Gesù, tuo fratello, tua sorella… Per rimanere nell’ambito del parentado, la Dea Madre – risorta dalle ceneri tra l’undicesimo e il tredicesimo secolo – dà corpo, invece, sotto le sembianze di Maria (o Maddalena, per essere più chic, e choc), all’energia che promana dallo Spirito, quasi un’ipostasi al femminile di Dio: lo Spirito Santo altra non è che la Ruah, la dynamis divina; sullo stesso piano di Dio, e di Cristo, della stessa essenza, ousia ed exousia. Dolce come una colomba, ma più esplosiva – dynamis – della tanto declamata Kundalini. Sono circa cinquecento le cattedrali, i duomi, le chiese, di quel periodo, dedicate, involontariamente, allo Spirito Santo (il diavolo faceva le pentole, Dio i coperchi…). E nelle prime chiese, chi trovavi? Donne. Profetesse nell’Antico Testamento: Myriam, Deborah, Hulda – la prima, capo-popolo; la seconda, giudice e condottiera; l’ultima, profetessa e riformatrice religiosa. Ministre, diaconesse, apostole, predicatrici, abbondano, nonostante quello che si pensi, nel Nuovo Testamento. A cominciare da Tabita e la sua diaconia, poi le quattro figlie di Filippo, profetesse. E non dimentichiamoci di Evodia e Sintiche, collaboratrici di Paolo nel divulgare l’evangelo, di Priscilla e Febe, responsabili di chiese. Tutto questo, come vedi, anche ai tempi di Paolo, e testimoniato proprio da lui, presunto misogino (e qualche volta lo era). E che dire dell’episcopa – vescova – Theodora, immortalata in antichi affreschi: hanno tentato di cambiarle sesso, trasformandola in Theodorus… Come, del resto, hanno fatto per secoli con Giunia, l’apostola compagna di prigione dello stesso San Paolo: solo ora il ‘maschio’ Giunio (così nelle vecchie versioni della lettera ai Romani – e ne troverai di donne di potere, ‘dinamiche’, finanche ‘donne-pastore’, in quest’epilogo epistolare ‘femminista’!), solamente ora, dico, Giunia, costretta secula seculorum in abiti maschili, si è ripreso – ha strappato… – il suo vero sesso.»
     Gaia mimò platealmente l’ogiva femminista e chiosò.
     «In ogni caso, le donne vanno ben oltre lo stereotipo Maria versus Maddalena, oppure: vergine, madre, fata, strega, principessa in cerca del pisello…»

     Sesso, il sasso nello stagno: in una sorta di sospensione del pensiero alla Jung, Lorenzo (in uno dei suoi soliti, sia pur al lumicino, volteggi cerebrali) vide in cielo un grande fallo, cavalcato dalla sua con(troparte). Associò l’osceno pegaso lingam-yoni (freyr-freyja per un ex amante come lui della mitologia nordica – Freyr, il figlio supremo di Odino, Freyja. la dea dell’amore, della seduzione e, conseguentemente, della guerra…) al peccato, ma poi lo disassociò e vide nell’immagine priapesca solo un intermezzo burlesque (alla Dita von Teese), introdottosi furfantello (nel calice) per far precipitare sulla terra quei discorsi da Icaro celeste.
     Simboli da lui corteggiati sin dall’affaccio al tempo delle pere (dopo quello delle mele). Sconfinamenti culturali e mentali nei cicli arturiani e carolingi, nelle avventure iniziatiche del Graal – dopo la passione per la mitologia greca dei suoi anni liceali –, poi l’attrazione (fatale) per il catarismo e – andando in retromarcia nel passaggio del ponte pericoloso – per la favolistica longobarda. A seguire, lo gnosticismo, i miti mazdei dell’Avesta zoroastriana e la sublime metafisica delle Upanishad (dopo averla depurata del sale grosso). E con lo Spirito nell’ombra, a covare… Come una colomba, tra tanti polli. Sì, lo Spirito che crea, genera, conduce, induce. Seduce. Che illumina lì dove c’è ombra…
     Shadow… ma ecco che un soprassalto blasfemo lo turbò: al pari del conte di Lautréamont, vide “... un trono, fatto di escrementi umani e d’oro, sul quale troneggiava, con orgoglio idiota e col corpo ricoperto da un drappo fatto di biancheria di ospedale male lavata, colui che dice di essere il ‘creatore’.
(Da Gocce di pioggia a Jericoacoara)



















 




















lunedì 16 dicembre 2019

PISTIS SOPHIA – FEDE e SAPIENZA (parte prima)


      PISTIS SOPHIA
FEDE e SAPIENZA
(parte prima)

«Senti questa… – Gaia non attese il verde di Lorenzo e ripartì stridendo, imboccando una strettoia – Lazzaro è in fin di vita. Ecco allora che Maria e Marta – l’ideologia e il pragmatismo – interpellano Gesù, con la mente e col cuore, ma lui tarda a venire, e quando arriva è ormai troppo tardi. Troppo tardi per il loro, e il nostro, abito mentale. Il mio e il tuo, Lorenzo. Abiti stretti. Ma quando interviene – e come interviene! – mattafix …il problema è bell’e risolto. Gesù alla Babylon umana contrappone la Gerusalemme celeste. La Gerusalemme ‘liberata’… Ripassati Eckhart – ti dà i brividi – ma poi vai direttamente alla fonte, ai Vangeli. E poi superali, cavalca lo Spirito. Ma nudo. Così sarai re… Svestiti del tuo, logoro, abito mentale e corri, desnudo, alla meta, verso la Verità: Così svestirai maya, l’illusione. E se Dio non è lì ad attenderti? Aspetta! Egli spesso è in ritardo perché vuole manifestare la sua potenza al di là della nostra piccola fretta quotidiana. Lui ti vuole dare il meglio!»
     Gaia cambiò posizione e, da figlia, si fece sorella. «Come dice Matthew Fox, eretico nel cattolicesimo, gli psicologi dovrebbero, innanzitutto, chiedere alle loro ‘vittime’: Dov’è la tua energia divina, e perché non riesce a esprimersi? Lui, il Fox, vecchia volpe, sa che lo spirito, non solo contiene la coscienza, ma la eccede, la supera. E poi – questo lo dico io –, per superare te stesso e diventare un individuo assoluto, libero dai legami, devi sciogliere il nodo tra anima e spirito; ma non puoi farlo da te, devi usare la lama affilata della Parola di Dio e il laser dello Spirito per tagliare il cordone ombelicale e portare alla luce il tuo spirito. Per farlo uscire dal suo guscio, rianimarlo e riconnetterlo con lo Spirito Santo, il ‘vento’ divino. E dopo il bagno nell’Assoluto …potrai fare cose ancora maggiori!»  
     Un passo da majorette e relativi volteggi, poi di nuovo in marcia (trionfale).
     «“Dio va trovato, contro ogni parvenza, in un’abissale fiducia e audacia del cuore” –  ti cito le parole di Hirsch, un teologo. Sappi, se non lo sai già, ma è bene ribadirlo – faccio come Nietzsche, il filosofo col martello (anche se qui non batte chiodo) –, che spirito e anima sono realtà ben diverse. Anche, e soprattutto, quanto a essenza, a sostanza. E poi, ricorda, la fede è emunah, certezza, sostanza di cose che si sperano. Amen. È la forza dello Spirito per il tuo spirito, è il potere creativo di Dio. È con l’innesco della fede – la miccia che fa esplodere la dynamis – che le cose avvengono; al contrario – Daemon Deus inversus –, è con il freno della paura, il laccio del Diavolo, che vivi nella malattia, nel dolore, nella miseria d’ogni tipo. So che a molti questo modo di pensare non piace, abituati a pensare al cristianesimo come a una religione del dolore, degli schiavi, dei vinti, degli invidiosi, della ‘moralina’… (e così spesso viene ‘tradotto’ e vissuto): pensano che sia roba da fanatici, ignoranti, donnette. Insomma, il cristianesimo come una ‘tradotta’ e non un TGV o un Eurostar. In realtà, il vero Cristianesimo, robusto ma giocoso, è religiosamente scorretto per il modo di pensare ‘conforme’, ma così è. Amen.»
     Lorenzo, che sin dal debutto in scena aveva compreso di quale pasta era fatta Gaia, non immaginava che potesse lievitare a tal punto. Ed è pur vero che un granello di senape… «Quel che vale, dunque, è la fede, non la religione. Quella che Panikkar (qui Lorenzo ebbe un sussulto: non solo Laing, pure l’indiano: Gaia era davvero ‘global’) chiama ‘religiosità’, per distinguerla dal ‘religionismo’ – l’appartenenza a ‘parrocchie’ e ‘campanili’ – e dalla ‘religiologia’ – la riflessione filosofica e teologica. Infatti, una stessa res, una stessa cosa, è ‘sacra’, se consacrata agli dèi (parlo delle religioni in generale), ma è pure ‘santa’, in quanto soggetta a sanzione (cioè, si è puniti se la si ‘tratta male’); infine, è ‘religiosa’, perché nel violarla si offende la divinità. Quindi, le religioni sono da trattare coi guanti, perché spesso sporcano le mani… Non così la fede, nostra speranza (al limite ci si sporca i piedi… E c’è chi li lava). Anche se la fede è di per sé un atto di disperazione (ancora l’ossimoro: mai affonda). La fede… era il chiodo fisso di Karl Barth, il sommo teologo del secolo scorso, e io lo ribadisco. Ma era, soprattutto, anche il ‘verbo’ di Gesù,  l’uomo venuto ad ‘aiutare Dio’ (per dirla alla Etty Hillesum – la ragazza che non sapeva inginocchiarsi), ‘disceso’ dal ‘monte’ per avvicinarsi agli uomini e alle donne per aiutarli nella loro ricerca di senso e, perché no?, di gioia. Anche per ‘con-fondere’ le loro sicurezze, fondere le incertezze e diffondere fiducia. Sì, non ha bussato alla porta del mondo con in mano opuscoli religiosi, Gesù è venuto per cambiare la vita, la tua, la mia… Per darle un senso. Per infondere un significato, una prospettiva, una direzione all’essere-nel-mondo, all’esserci. Per vivere bene, felici. Gaudium et Spes. È la sua Cura… (sia come terapia sia alla Battiato, non dimenticando l’’angosciante’ – in questo caso –  Heidegger). Perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te… La fede accompagna e guida questa ricerca sotto forma di ‘simpatia spirituale’: è una luce affine, una grazia soprannaturale che partecipa al mistero stesso e lo rivela. Non solo, ti permette di raggiungere lo shalom: una pace vera, profonda, in cui si coniugano la tranquillità dello spirito e la pace del cuore. La prima deriva dalla certezza, parto della vera conoscenza (se credo? Io so!); la seconda è frutto dalla pazienza e scaturisce dalla fede. Senza la fede, la conoscenza induce al dubbio; senza la conoscenza, la fede porta alla superstizione. La fede è ipotesi ipostatizzata… Ma non è statica, è tesa, ipertesa, iper… E ti porta al successo. Fides, non lex! La fede sarà la tua legge… And love is law. La ‘legge divina’, i comandamenti, sono uno specchio che rivela il tuo fallimento, eppure non è correndo dietro a essi che la tua vera immagine migliorerà. Sarà solo per fede, per grazia, per misericordia divina, per amore… Conoscila e inebriati di essa…»
(Da Gocce di pioggia a Jericoacoara)

venerdì 13 dicembre 2019

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Trauma della nascita, nascita del trauma. Karmacoma. Per rinascere dovevo uscire dalla torma. “Non vedi che il cielo, grave di presentimenti, s’oscura e tace?” Se prima ero ‘in fieri’, ora mi sento proprio in forma: ma sì, voglio proprio infierire… A colpi di clava. Un po’ Stirner, un po’ Fight club, un po’ Ezra Pound.
Chi è sicuro del valore della propria causa non sente il bisogno della sua vittoria: il valore della causa ne segna già il trionfo.” Infierire. Non solo sfiorare, ferire, interferire. Turbare, non solo tubare. Devo uscire dalla mia comfort zone. Voglio avere la mia fighting chance! Diventare leggenda (e tuttavia invecchiare…). E danzare sul mondo (a suon di tromba) e… ridere, ridere, ridere (il romanzo come terapia?). Riso dionisiaco-nicciano e witz surrealista-freudiano: un po’ di seltz nell’acqua bassa del mondo (se non altro, del mio mondo).    
Spritz… Ne ho scritto un romanzo (“Nessun vascello c’è che come un libro possa portarci in contrade lontane”), con molte fughe in avanti – se al vascello ha provveduto la Dickinson, quanto al dérriere mi sono barcamenato tra prestiti a destra e a sinistra. Usura? Jamais!
La mia ‘missione’? (e sono solo all’inizio): “Non essere limitato da ciò che è più grande: essere contenuto in ciò che è minimo, questo è divino.” E per questo ho scritto la top story del ventunesimo secolo (e non avevo ancora spolpato il ventesimo…). By the way, ho vinto pure un premio Emily Dickinson! Ed eccovi un tralcio da “Gocce di pioggia a Jericoacoara”.

Sentiva nella ghianda dell’anima che c’era something new in the air. Qualcosa di nuovo stava per accadere: su di sé, intorno a sé, dentro di sé, sentiva good vibrations. Sentì vibrare il nucleo, il cuore, l’antro sotterraneo che si celava dentro: un desiderio violento lo pervase, come magma pronto a eruttare che la crosta esterna comprimeva, tratteneva, faceva muraglia tutt’intorno. Bramose voglie in cerca di un significato, aneliti vulcanici, ma spesso degradati a basic instincts senza profondità vitale. 
Nondimeno, dal mondo del sogno – il Tjukurrpa aborigeno in cui spesso si rifugiava, e da sempre (già nel ventre materno – così gli sussurrava l’Io subliminale) – più di una volta era riuscito a tirar fuori il ‘nucleo immaginale immanente’ (frase a effetto esplosa da Lorenzo in una delle conferenze amatoriali del suo periodo rosa), cioè la qualità ‘numinosa’ che lo sottendeva. In pratica, aveva dato corpo (nel vero senso del termine) ai voli della sua immaginazione.
Quel bisogno di creatività, di fuga dal mondo, di fantasie da realizzare, che può creare sia il gigante sia il mostro. Ma Lorenzo non era riuscito a essere né l’uno né l’altro; se non a sprazzi o, nel migliore dei casi, in maniera discontinua, frammentata. Arenato, frenato, appesantito dall’io sociale che non lasciava correre il suo io reale. Eppure la voce tiranna Krishnamurti dixit – gridava...
E come strillava! Munch… Sussurri e grida. Un urlo sul ponte. 
Ginsberg… che urlo! Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa…” Anche Lorenzo arrancava, ma senza strillare. Non più nero di rabbia. Solo frenato. Senza remi, con molte remore. Ramingo.
Freni interni ed esterni. Per rompere i quali, e catapultarsi nella vita, aveva cercato – pensando che fosse lì il problema – d’integrare il puer con il senex (quest’ultimo, in lui, pressoché assente), affinché si riconciliassero e passeggiassero insieme. Ma il fanciullo aveva avuto sempre la meglio.
Aveva, infine (passo decisivo), compreso che il suo malessere esistenziale derivava da un bisogno inespresso di esplorare le contrade del mondo dello spirito, le città invisibili: un mal-essere che solo un rivolgimento completo del suo essere, una metànoia, avrebbe potuto dissolvere.