sabato 8 novembre 2014

KULTUR vs ZIVILISATION (remix)



 KULTUR vs ZIVILISATION remix


«I ragni» dice Tyler, «fanno le uova e le larve si innestano nella pelle. Tanto per dire quanto può essere brutta la vita.»  

Ragni, ragnatele, televisione, visionari… 
È tempo di partorire, non più larve, ma nuove idee, sia pur embrionali: d’altronde, l’uovo è simbolo di rinascita – di rinascita terrena, ma anche cosmica (basta con le comiche e il coma assistito).
Su come questo possa avvenire con l’università, la ricerca, la cultura, l’artigianato, la piccola industria, i giovani, le menti pensanti e le braccia pulsanti lasciate svigorire (malgré Renzi) – questo rimane un mistero (in)glorioso.
In ogni caso bisogna puntare i fari sulla nebbia – ognuno lo può fare, anche tu. 
E, come quando guardi in faccia la paura, la vedrai svanire (la paura e la nebbia): l’importante è accendere il proprio faro, fosse pure una lampadina, un accendino, la lucetta del proprio telefonino o smartphone che sia…

«Quando Tyler ha inventato il Progetto Caos, Tyler ha spiegato che lo scopo del Progetto Caos non aveva niente a che fare con il prossimo. A Tyler non importava se qualcun altro si faceva male o no. Lo scopo era far prendere coscienza a ciascun partecipante al progetto del potere che ha di controllare la storia. Noi, ciascuno di noi, possiamo assumere il controllo del mondo. È stato al fight club che Tyler ha inventato il Progetto Caos.»

Sì, anche tu hai la possibilità di assumere il ‘controllo’!
Innanzitutto, di te stesso, poi delle situazioni intorno a te, poi del mondo…
Per fare questo, come sostiene, non solo Fight Club, ma anche il cosiddetto “pensiero strategico” (dal “costruttivismo radicale” alla PNL), devi passare dal ‘cogito-centrismo’, ossia dalla centralità del pensiero rispetto alle azioni (l’insight, la ‘coscientizzazione/razionalizzazione’ dell’agire, lo scavo nelle profondità della psiche, ecc) all’”action now”.
Prima devi cambiare l’agire, poi, una volta raggiunto un primo risultato concreto, sarà molto più facile e produttivo modificare il tuo modo di pensare (e il relativo comportamento: la Weltanschauung – visione del mondo – complessiva).
Infatti, solo dopo che si è attuato il cambiamento, la tua mente (conscia e, soprattutto, inconscia) consentirà di ripeterlo e applicarlo consapevolmente a tutte le situazioni, vecchie e nuove.

Insomma, agiamo! Cambiamo!
Sciogli il nodo – e se non ci riesci, un colpo di forbice!
Dacci un taglio… (alla vecchia “visione del tuo mondo”).
Give change a chance!
Mutiamo prospettiva e punti di vista: l’importante è iniziare, sia pure con piccoli passi: anche un elefante può essere mangiato… – a piccoli bocconi, e non in un solo giorno.
In definitiva, prima la prassi (un po’ di scosse al ‘potere’), poi la teoria (il ‘manifesto’ del ‘partito’).  
È qui il senso della ‘bellezza’ del cambiamento. 

Quindi, agisci in base a una tua idea 'larvale' e ottieni dei risultati: solo allora il tuo 'ego-drive' (la tua spinta interiore) farà sì che la tua idea, da superficiale, divenga una tua "idea profonda".

"Credo nelle idee che diventano azioni (...) Se un uomo non è disponibile a correre qualche rischio per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla o è lui che non vale nulla." (Ezra Pound).
Dai, corri il rischio!

Una trasformazione profonda…
Anch’io ho dato un contributo e voglio condividerlo.
Eccolo (accompagnato da una breve presentazione).

PNL Transpersonale: realizzare una trasformazione profonda


«La verità… ah se fosse vera!» (Jorge Luis Borges)
E poi: «Cos’è la verità, qual è la verità?»
Queste sono riflessioni e domande ricorrenti, non solo di uno scrittore con i controfiocchi come Borges o di un politico senza gli attributi come Ponzio Pilato (non è l’unico…).
Venendo a noi, c’è una domanda che ogni “piennellista” teme più di ogni altra, e che evita come il gatto fa con l’acqua, la donna con la cellulite, l’uomo con l’incipiente calvizie…
La domanda è: «Cos’è la PNL?»
È un interrogativo legittimo, interessante, ma al quale, in un modo o nell’altro, il più delle volte non si riesce a rispondere sinteticamente o in modo soddisfacente.
Ma perché? Perché la PNL è più della PNL…
Potremmo anche dire: nonsolopiennelle; oppure: sotto la PNL tutto…
La Programmazione Neuro-Linguistica si occupa, infatti, di miglioramento personale, di comunicazione interpersonale, di obiettivi pratici, lontani e quotidiani, ma anche di rilassamento, visualizzazione, ipnosi, stati alterati di coscienza e di sogni desiderosi di realizzarsi al più presto.

Quindi, di tutto un po’, ma al meglio (è un “top model”).
Tuttavia, la PNL non è una congerie di tecniche e di idee raccolte qui e là e assemblate alla bell’e meglio. Tutt’altro: è un sistema ben coordinato e strutturato; meglio ancora, è un “atteggiamento”, un “abito mentale”, che, se lo “indossi” e lo fai tuo, interiormente ed esteriormente, migliora, amplia, ristruttura e colora la tua visione del mondo.
Detto praticamente: è come se avessi un “navigatore” aggiornato che ti aiuta ad arrivare nel minor tempo a destinazione, indicandoti anche dove ci sono lavori in corso, incidenti, rallentamenti, ingorghi e autovelox.
Ok, questo come premessa: ma arriviamo all’ebook.
Già il titolo dovrebbe incuriosirti: PNL Transpersonale.
Sì, è vero, la PNL è un sistema “pratico”, che punta a “risolvere problemi” e, soprattutto, a trovare soluzioni ottimali, ma, come fa intendere Dilts, punta in alto: la PNL non è statica, ma dinamica – tende ad andare oltre trans, meta, ma conserva la sua identità e la sua “integrità” o ecologia ).
D’altronde, gli stessi Bandler e Dilts parlarono, sin dall’inizio, di PNL come di una “magia”, ossia di un cambiamento che chiama in causa fattori, oltre che “umani”, anche “transpersonali” (ossia al di là del mondo meramente fisico e “terra terra”).

Pertanto, la PNL opera, non solo un cambiamento di personalità, per così dire, ma, al pari di altre discipline “transpersonali” (la Quarta Via, l’Approccio del Diamante, ecc.), una trasformazione profonda, come sostiene il noto trainer Gabriel Guerrero.
E tutto questo, nello spirito pratico della PNL, non per “volare in cielo” o lambiccarsi in filosofeggiamenti o “psicoteologie”, come le chiamava il mitico Bateson, ma per “ancorare il cielo in terra”.
Tutto ciò per facilitare gli effetti della ben nota Legge di Attrazione e per farti acquisire una personalità più poliedrica, sfaccettata ed efficace: insomma, per farti avere il tanto agognato “carisma”.
D’altronde, il sottotitolo dell’ebook la dice tutta: come realizzare una trasformazione profonda di Sé e della propria vita per ottenere ciò che più si desidera.
Questo ebook punta, quindi, in alto – alza l’asticella – e va nella stessa direzione di altri manuali presenti in questa collana (a partire dai miei precedenti ebook): in particolare, si affianca a quelli che parlano di “PNL Generativa” e di “ultima generazione”, per cercare di dare una salutare scossa (uno shock addizionale avrebbe detto Gurdjieff) a una certa PNL un po’ troppo “imballata” e “terra terra” (nel senso buono, s’intende).

Per concludere, di che parlo in questo ebook?
Essenzialmente di:
Come realizzare una trasformazione profonda
Come migliorare la percezione di te
Come costruire il tuo laboratorio mentale.
Per questo faccio riferimento, anche, alla Psicosintesi, alle Terapie Brevi Strategiche, alla Psicocibernetica, al Silva Mind Control e, tra gli altri, a Neville Goddard e alla “nevillizzazione” degli obiettivi.
Neville chi?
Ai lettori l’ardua sentenza…

- See more at: http://www.giacomobruno.it/index.php/2014/11/04/pnl-transpersonale-realizzare-una-trasformazione-profonda/#sthash.CX1yx4jq.dpuf

venerdì 4 luglio 2014

SUMMER DAWN – SOGNO DI UN’ALBA DI INIZIO ESTATE



SUMMER DAWN

SOGNO DI UN’ALBA DI INIZIO ESTATE

Come afferma Goleman, le emozioni sono attitudini fondamentali nella vita. E nell’estate le emozioni si “riscaldano”…
Dall’interazione tra la sfera affettiva (un’emozionalità diffusa che ‘abbraccia' l’’altro’, che da monade ti fa diade – tertium non datur? Chissà…) e la dimensione cognitiva nasce l’individuazione dell’essere umano come ‘soggetto’ partecipe del suo essere-nel-mondo. Risultato: l’uomo che non è più un’isola, e sa usare l’”internet cosmico”, si realizza e può realizzare ogni cosa (o quasi).
Ogni distorsione o ‘rallentamento’ in questa dinamica rende l’essere umano, non solo ‘statico’, ma gettato nel mondo (ed è quello che accade a molti di noi, la stragrande maggioranza). Nondimeno, con Heidegger, l’uomo, nel suo esser-ci (dasein) è sì “gettato nel mondo”, ma ha la potenzialità di ri-progettarsi continuamente, di interrogarsi sulla vita e sulla morte, sull’essere e il nulla.
“La capacità di entrare in sintonia emozionale con un’altra persona, ovvero la capacità di essere empatici, implica di conseguenza il saper cogliere queste coloriture affettive che accompagnano tutta una serie di atteggiamenti ed espressioni individuali, non codificabili verbalmente e razionalmente. Come un antico detto insegna, “l’occhio è effettivamente lo specchio dell’anima” (Aldo Carotenuto, Il tempo delle emozioni).
Questo è quel che, senza che ciò implichi necessariamente innamoramento (o friendship with benefit…), possiamo chiamare empatia o, nella PNL, rapport.
Quindi, il requisito della realizzazione interiore è in antitesi con quello dell’Ego: se quest’ultimo ha un atteggiamento di difesa, di ‘resistenza’, o chiusura a riccio, le caratteristiche dell’essenza (il vero ) sono, invece, l’apertura, l’amore… L’amore spiana il cammino all’essenza e a quella che è la lampada al suo piede: l’intuizione, ossia la potenza cognitiva coniugata con l’immaginazione metafisica, ossia l’apertura al mondo spirituale comunque lo si voglia intendere o chiamare. Non solo, ma sviluppa in te l’empatia, ossia l’esperienza dello stato di coscienza altrui: il fatto che tu possa sperimentare l’esperienza di un altro Io diverso da te.
L’empatia è un sentire dentro, un patire dentro, un sentire insieme, una sintonia ‘lirica’, una compassione interiore e reciproca.
Fermandoci alle tecniche PNL, all’’empatia (rapport), ottenuta con il ‘rispecchiamento’ e l’’imitazione’ (mirroring e matching) – quindi, dopo aver assecondato l’’altro’ (“andando al passo con lui”: leading) – segue il ‘ricalco’ (pacing).
Ultimo punto – last but not least – da osservare è l’ecologia, cioè la verifica conclusiva che la persona stia agendo in totale rispetto con se stessa (ossia con il suo ‘sistema’ di credenze e valori).
Mirroring/matching, pacing e leading: il mondo è il nostro specchio, per cui, se vogliamo che sia come noi lo vogliamo, dobbiamo prima “pulirci dentro” (Gesù nei Vangeli fornisce l’immagine della casa vuota e ripulita, che però ha bisogno di essere poi riempita di mobili e cose nuove – l’immagine rimanda a quella degli otri vecchi in cui non si può mettere vino novello o delle toppe che non possono essere cucire su stoffa vecchia e consunta…).
Con questi termini, la PNL intende mettere a fuoco il work in progress della relazione terapeutica (o del percorso di peak performance). Il mirroring e il matching indicano il “farsi analogo” con l’’altro’, il pacing l’andare a braccetto col paziente/cliente, l’assecondarlo, lo stargli dietro, mentre il leading indica il guidare, il condurre il coachee su una strada ‘piana’, breve, con eventali ‘scorciatoie’, verso il traguardo prefissato (goal). Questo, ossia lo stato desiderato, è l’obiettivo del percorso ‘strategico’ che ognuno di noi deve porre in essere: e visto che siamo in estate, e che siamo un po’ relax and do it (oppure relax and do nothing), iniziamo un bel percorso di formazione, informazione e trasformazione.
Ma torniamo, dalla prosa, alla poesia. Osservate questo rapporto empatico, emozionale, affettivo, passionale (con tutti i benefit possibili…), nella lettura che segue. Leggetelo per emozionarvi, ma andate anche dietro lo specchio… Troverete l’immagine ideale di voi e la pulsione per un effettivo élan vital (come al solito queste “pillole di vita” – o perle? non dite cozze… – le ho tratte dal mare magnum del mio Gocce di pioggia a Jericoacoara).
“Marinai erranti! Frammenti d’antiche stelle! Voi mari dell’avvenire! Inesplorati cieli! A tutti i solitari ora getto l’amo: date risposte all’impazienza della fiamma, catturate per me, pescatore su alti monti, la mia settima, estrema solitudine!” Tornati all’appartamento di Galatea, non molto lontano (ma vi giunsero quasi in volo), l’approdo fu il letto. Singolo, ma duplicatosi nelle intenzioni.
La camera galleggiava nel buio della notte, al riparo dai venti della metropoli. Camera con vista. E nessuno a vederli. Veni, vidi, vici. Solo la brezza dei loro respiri, poi gli alisei dei loro desideri, infine il caldo monsone della loro rinascente passione. Il montone e la pecorella (in realtà, il leone e la pantera). Un vero manhattan sceccherato (il secondo).
Twist and shake. Scacco al re. Così parlò Zarathustra. E Dio diede il suo amen. I due marinai erano scampati alla tempesta. Prospero e Ariel si rotolavano sul bagnasciuga. Eppure, nessun uomo è un’isola. E nessuna donna. La penisola poteva ancora attendere, tanto più l’Arno d’argento. Non c’era pericolo che si arrugginisse. New York aveva l’oro in bocca e loro due non erano tipi da gettare le perle ai porci.
Erano due esseri liberi. Avevano aderito al proprio fatum. E cavalcavano la tigre (sempre lei, ma ora più pantera). Nei limiti e nei presupposti della loro ‘natura’, la loro libertà era completa, ma la loro ‘animalità’ li rendeva soggetti alle pulsioni. Non all’istinto, come porci sia pur imperlati, alati o no che fossero, ma all’impulsiva o repulsiva (non compulsiva) scelta o rifiuto del proprio destino (Dio che guida l’uomo e l’uomo che Lo cavalca).
I heard love is blind. L’uomo e la donna: tigre contro tigre. Amore cieco. Graffiante. Lorenzo e Arianna, due griffe: liberi di perdere la propria umanità per poi trascenderla, o di scendere nella fogna (o nell’abisso) per poi risalire semprevergini. Essenze fragranti. Senza etichetta. Esseri sfolgoranti, in continuo divenire. Arianna e Lorenzo, vetrine in allestimento (senza più manichini). Ben lustrati per la prossima inaugurazione (dopo essere stati listati a lutto). Perduti, si erano ritrovati. Rigenerati, si erano ‘ricreati’ (e si ricreavano in tutti i sensi…).
L’alba, ancora imperlata da gocce di luna, cominciava a rosseggiare pudica, in attesa spasmodica delle prime, audaci, vampate del sole mattutino, ribaldo reduce dalle scorribande notturne nei lerci sottofondi della città terrestre.
Lorenzo e Arianna non erano da meno. Erano tornati al mondo ‘moltiplicati’, ma ri-uniti. Ripuliti da tutte le scorie. Non da tutte le scaglie, però (a proposito, i serpenti… Dove si erano cacciati?). Rimanevano in bilico l’orma del ricordo, l’impronta del passato (e del peccato), la memoria che giace silenziosa (simul iusta et peccatrix), che attende soltanto che qualcuno o qualcosa la risvegli, dicendo la ‘parola’. E il mito, che è parola, sa sempre come tornare in superficie.
Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Amici mai (di Venditti), amanti sempre (senza più vendette). Ed eccoli, i ‘mitici’, le ‘vedette’, con una coppa di vino (champagne millesimato) in mano (e una rosa tra le dita di Lorenzo), pronti a danzare tra le nuvole, dopo aver toccato il fondo dell’oceano. Senza retorica o recita da saggio di fine anno. Non erano dei back-guys/girls, dei revenant, dei boomerang.
Love is a losing game. Gli anni erano passati (anche neri – black is back), ma non invano, con i loro andirivieni, tornanti, toboga e bungee-jumping. E con le tracce mnestiche ancora a pelle E ora erano ridiscesi (loro e i loro anni, gli ‘anta’), ma sulle vette, con tutte le fibre dei loro corpi ringiovaniti pronti alla fusione nei ripristinati amplessi d’amore, tra scabri colli e verdeggianti valli. Vedette (lombarde, toscane, pugliesi…).
Vette spianate, colline, dune, giardini. Battesimo di corpi, comunione di anime, cresima di spiriti, unzione. Trinità e unità. Doppia, triplice ‘unzione’. Sulla strada di Elia ed Eliseo, sulla via Emmaus, lontano dal viale di Eliogabalo.
La via di Babalon l’avevano intravista, ma di svista. Babilonia pure (New York. Roma, ancora no). La porta del cielo si era aperta. E via a ogni sensazione, a tutte le emozioni possibili (beninteso, positive). Epidermiche, tattili, duttili. Granitiche. Stalattiti e stalagmiti. Evoluzione della specie.
Polo positivo e polo negativo. Entrambi in pole position. Dalle vette apollinee scivolarono poi negli abissi di Venere. Speziati, impreziositi, spretati. Anche un poì spietati. Volendo dirla alla ‘iki’ (senza dimenticare le atmosfere alla Prevert e, perchè no, alla Baudelaire – con Anna K. a guardare), erano in tre nella stanza: una rosa, una bottiglia di champagne e …loro due.
“Non pretendete che gli altri comprendano l’unione dei vostri corpi nel piacere né la compenetrazione delle vostre menti e dei vostri spiriti. Chi non ha fatto questa esperienza non può capire: non cercate di spiegare perché le parole non servono…” Ashley Thirleby e il suo Tantra avevano facile gioco sulle parole. Anzi, le speziavano ancor più. 
Specie in momenti come questi. Cosmoteandrici, pentecostantrici, ostetrici. Parole fluide ma corpose. Liquide, pronte a imbucarsi in ogni recesso, in ogni andito. Parole ‘cesaree’, corsare. Ma occorreva spaziare oltre. Andare al di là dell’adyton. Verba volant. Ci volevano i fatti. Terra terra. Dissotterrati, spianati, sbucciati. Sbucati dalla memoria akashica.
“Vi furono mai nozze come queste? Un paradiso li ospitava e cherubini e serafini furono i rispettosi invitati.” Come languide anguille, i corpi avvinti si contorcevano, accasciati, avviluppati, atterrati, approdati, ora affioranti, ora imbucati. Efflorescenti, vividi nel loro calore. Intumescenti. Quasi colorati. Cariche e scariche. Arianna e Lorenzo sapevano il fatto loro. E lo facevano. E non avevano un attimo di tregua. Nessuna sosta nel giardino di Eden alla Emily (Dickinson), solo il battito del diapason. La notte era in stand-by (l’alba aveva fatto marcia indietro).
Abbandonati in un intimo, chiuso, abbraccio; aperti l’uno all’altra. Con la vocazione all’alto (e l’uno per l’altro. Senza terzi incomodi o convitati di pietra – semmai di spirito). Dischiusi all’eros che si fa voce, pur nutrendosi di silenzio. Rarefatto, evanescente: la gola che cominciava a schiarirsi e l’ugola che iniziava a vagire.
I respiri in sincronia, tra movimenti asimmetrici eppur combacianti. Ogni chakra aperto al flusso delle energie d’amore. Ars amandi, sinergia delle emozioni e dei feromoni. Un uomo, una donna. Vaghi, vaganti. Vaghe stelle dell’orsa. Maggiore e minore (mai uguali. E se uguali, diversi). Due voci. Concerto a voce sola. Infine, l’urlo.
“Amare è sentire la pressione del corpo assente contro il proprio.” (Anna K. Valerio, sempre lei a infierire, l’orca assassina, mai anoressica – tutta Iki, per grazia, con grazia.) Garcia Lorca e arca di Noè. Sesso: un sasso nello stagno. Fuori dalla palude, in mare aperto, tra correnti e gorghi rotanti. Un rodeo.
Ormoni e sinapsi, gli uni rilasciati, le altre connesse e moltiplicate. Duplicazione degli effetti, l’affetto a fette. E dappertutto, fitte. L’ossitocina a fiotti, affettiva, complice, duplice, semplice. Supplice. La dopamina alle stelle, cupida, pronta ad accopparli (accoppiati lo erano già, corpo, mente e spirito: tre per due).
Il cervello sessuale aveva ormai preso il posto del cervello bradipo. L’epifisi: schiusa. La ghiandola pineale: fusa (sempre più ‘liquida’). I movimenti: sempre più veloci, dopo l’apparente parentesi. Ognuno il prolungamento dell’altro.
Lui e lei in ogni declinazione, coniugati dal qui e ora, apparentati dalla rinnovata familiarità e dalla resuscitata complicità. E poi di nuovo frammentati in un arcipelago di membra alla ricerca l’uno dell’altra, l’una dell’altro. Ricongiunti infine, a formare una sola grande isola. E il letto a fare da piattaforma continentale.
N. B. Per chi non se ne fosse accorto, ho tratto quasi tutto da un mio vecchio post – uno dei primi – Love is a losing game. Solo dopo averlo ripescato mi sono accorto che tra poco ricorre il terzo anniversario della departure della mitica Amy (Bel Ami? “Perché torni sempre da me?” –  “Non lo so. Forse solo per sorprenderti ogni volta…”).
E che vor dì? Che Love is a winning game, specie in un’alba di inizio estate…