sabato 20 marzo 2021

SONS et LUMIÈRES – ASSONANZE e RISONANZE

SONS et LUMIÈRES

ASSONANZE e RISONANZE

Quel pomeriggio c’era un respiro in più. Mia colomba, che stai nella fessura delle rocce, nel nascondiglio delle balze, mostrami il tuo viso... Il piacere dell’incontro degli sguardi aveva ormai dato la stura al libero sprigionarsi delle sensazioni, sempre più profonde, ma anche alle onde di superficie.

   Tattoo senza tabù. Le tue labbra somigliano a un filo scarlatto, la tua bocca è graziosa; le tue gote, dietro il tuo velo, sono come un pezzo di melagrana. Sensazione di pienezza, quasi di coppa traboccante; esperienza dell’unità, della totalità che li rendeva, entrambi, uno.

   Le tue mammelle sono due gemelli di gazzella che pascolano tra i gigli. Energia sprigionata dal profondo, dal fondo dell’anima, che confluiva nel flusso – dynamis – dello spirito per rompere le carceri del corpo e della psiche (di Lorenzo). Like paradise.

   Tu mi hai rapito il cuore con uno solo dei tuoi sguardi. Il loro desiderio non era ancora appagato (I can’t get no satisfaction). E così le pietre continuarono a rotolare...

   Quanto sono dolci le tue carezze, sono migliori del vino, l’odore dei tuoi profumi è più soave di tutti gli aromi! Le tue labbra stillano miele, miele e latte sono sotto la tua lingua. Affetto (Amore?) a dosi omeopatiche – complice Aïvanhov, uno degli ultimi incontri (con uomini straordinari?) di Lorenzo. Infine, l’Armonia fra i due fattisi uno, tra Gaia e Lorenzo: la Passione ai livelli più alti di soddisfazione (più che the Passion – Mel Gibson uno e trino What women want…).

   Tu sei un giardino serrato, una sorgente chiusa, una fonte sigillata. I tuoi germogli sono un giardino di melagrani e d’alberi di frutti deliziosi. E fu così che, onda su onda, rotolando rotolando, il Cantico dei Cantici divenne tutt’uno con il Cantico delle Creature...

   Qualunque idea vi facciate di Dio nella vostra mente, Lui è differente. La citazione zen cadeva a proposito, ma con essa crollavano anche i progetti monastici di Lorenzo. Andati a rotoli con Gaia, sull’erba. Nondimeno – o forse proprio per questo –, invece che a pezzi, si ritrovò intero. Intero, ma ‘scottato’: era scattata la scintilla che aveva dato fuoco alla cortina che gl’impediva l’accesso a una dimensione più vera e più profonda. 

   Il velo del tempio si era squarciato, anzi tutto il tempio… Memore del finale gibsoniano, Lorenzo sentì che la coscienza, che pur gli sembrava risvegliata da più di una dozzina d’anni (e per certi versi lo era), aveva fatto un ulteriore salto di livello: un nuovo sipario si era aperto.

 

   Un lampo, un flash-back nello spin del tempo: fu proprio alla svolta dell’ultima pagina del fatidico 1991 che – complice un ‘supporto’ umano (e un altro paio a far da ‘volano’) – Lorenzo si ‘risvegliò’, rientrando in sé come il figliol prodigo (pur non avendo vissuto, salvo qualche intemperanza – so’ ragazzi… –, alla maniera dissoluta di questi). Ma, passato il momento di lucidità, non sempre era riuscito a sfuggire al cappio dell’immancabile (sia pur sempre meno frequente) ricaduta, ripetutamente risucchiato dall’esistenza ordinaria.

   Come un sonnambulo o, peggio, un robot, aspirato dai suoi pensieri, dai suoi ricordi, dai suoi desideri, dalle sue sensazioni, dalla bistecca che mangiava, dalla sigaretta che fumava, dall’amore che faceva, dal bel tempo, dalla pioggia, dall’albero vicino, dalla vettura che passava... Pur non rientrando appieno nella tipologia (comune, diciamo pure maggioritaria) dell’uomo sonnambulico, o eterodiretto, non sarebbe di certo sfuggito all’occhio levantino di monsieur Gurdjieff (anche se Lorenzo non fumava).

   Fasi up e fasi down. Up nella sua volontà, down nelle viscere del suo subconscio. Qualche volta il ribaltone. Guai se il down esteriore fosse stato, abitualmente, in fase col down interiore… Che risonanza! Anzi, che dissonanza. Stonata: depressione, vuoto, oppressione, letargo. Ma ora i due up si erano riallineati e Lorenzo, sospinto fuori dalla caverna delle ombre vaganti, si era ri-risvegliato (se così si poteva dire) quel che bastava per continuare quel cammino sul ponte, così pieno d’intralci e intoppi (e scivoloni), che pure – così almeno gli era stato profetizzato anni prima – lo avrebbe portato verso una meta luminosa.

   Un faro al termine della notte: da tempo premonizioni, intuizioni e segni vari (bagliori) gli avevano fatto intravedere squarci di un mondo ‘autre’, di un’altra dimensione della realtà. E una chiamata a una vita diversa...

   Viaggiare è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione ... Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario ... Basta chiudere gli occhi. È dall’altra parte della vita.” Prima top-down, ora bottom-up: il viaggio alla Céline (anche se Lorenzo oscillava più tra Céline Dion e Dion Fortune, tra la cantante e l’esoterista) lo stava portando dal fondo della notte verso un’alba dorata. Lui che, come Salgari, suo compagno di fanciullezza, viaggiava soprattutto a cavallo della fantasia. Anche in questo cavalcava la tigre.

   L’immaginazione al potere. E Lorenzo, immaginifico com’era, sarebbe certamente diventato re… Circostanze e coincidenze gli avevano dato delle indicazioni ben precise e lo stavano accompagnando, mano nella mano, talvolta con strattoni, verso la corona – Kether –, la ‘sfera’ più in alto sull’’albero della vita’. Oppure, anche senza scettro, nella giusta direzione. Giusta, ma non ancora a portata di mano, o di vista (se non del terzo occhio: l’oculus fidei).

    Dancing (listening) in the dark. Se fino ad allora tutto era andato a rilento, se prima aveva camminato alla cieca (o tra ‘zoppi’ e ‘ciechi’), ora ebbe, dentro di sé, la sensazione certa che tutto avrebbe cospirato a farlo andare, e quanto prima, verso la meta. Non solo quella eterna: già un primo traguardo – e che traguardo! (ma lui non lo sapeva ancora) – in questa vita. Saltando, zompando, cabalisticamente, dal tempo circolare – l’eterno ritorno – dei primordi al tempo cubico – lineare – del futuro: scagliato come un dardo verso il traguardo.

   Morte, dov’è il tuo pungiglione? Dalla vita ‘muta’ alla vida loca. Dal Mito alla Storia… Ma sarebbe stato pur sempre un futuro ‘mitico’. Luminoso, gioioso, focoso. Vitale, vitalistico, pieno di slancio. Olistico. Senza più affanno e viso abbattuto. Non più come Caino, piagnucolante in attesa della manina fatata del Dio-babbo che gl’incolli sulla fronte il sigillo ‘ombrello’ contro ogni calamità e cattiveria umana. Al contrario, sarebbe corso verso la meta ridendo, danzando, con una mano verso il cielo e l’altra puntata verso la terra.

   Dionisiaco e apollineo. Filosofo e poeta, avrebbe inghiottito il tempo in una folle risata. Non più l’Adamo scacciato dal giardino (si era forse scocciato?), Lorenzo, ma lo Zarathustra disceso dal monte (e come rimase scioccato!). Per lui, che nicciano era fino al midollo, diciamo pure fino all’ossimoro (e non nicchiava più), era giunto il momento (divino, malgré Nietzsche) di trangugiare tutto d’un fiato il ben poco sciropposo Gilles Deleuze e la sua salata citazione internettiana, scippata a un sito di ‘cultura non conforme’: “Coloro che leggono Nietzsche senza ridere, e senza ridere molto, senza ridere spesso, colti talvolta da un fou rire, è come se non leggessero Nietzsche.”

   E Lorenzo aveva deciso di ridere.

 

Tratto dal mio romanzo Gocce di pioggia a Jericoacoara.


 

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