lunedì 5 aprile 2021

CORDA TESA

CORDA TESA

«“Essa monta su tutte le furie per camicette traforate, ma non per gli slums con i ragazzini mezzi nudi e affamati, e soprattutto non per le circostanze che tengono nella miseria tre quarti dell’umanità. Essa condanna ragazze disperate che abortiscono un embrione, e poi elargisce le sue benedizioni alla guerra che abortisce milioni di uomini. Essa ha statizzato il suo Dio, lo ha statizzato in una macchina chiesastica ed ha ereditato l’impero romano sotto la maschera del crocifisso.”»

   Arianna pur nel suo raptus iconoclasta, non volle infierire e, lasciato in blocco Bloch e la sua ‘santa rabbia’, ripiegò (ma sempre a ‘sinistra’) su qualcosa di più teo-femminista (non che queste fossero, in genere, più zuccherose) e cliccò (anche lei aveva fatto, insieme a Lorenzo, i suoi week-end di mnemotecnica – wu-wei …win win). Giusto quel che bastava per sbloccare ancor più il Papa (altro che legnoso, era un giunco, un papiro…).

   «Dio sconfina. Partendo dal centro della sua divinità, attraversa una serie di confini: tuffandosi nella realtà corporea dell’umanità, nascendo da una donna, supera la distanza incolmabile tra divino e umano, condivide la nostra stessa origine, libera il nostro corpo e tutti coloro che con il corpo sono stati identificati, le donne, le persone di colore. Oltrepassa il confine tra padrone e servo, destabilizza le distinzioni, volta le spalle ai palazzi dei re, erra senza avere dove posare il capo, si prende cura dell’altro/a e fa della cura reciproca il centro della sua proposta di vita. Estromesso dal campo, attraversa le mura della città, sconfina nell’impurità per morire con i reietti, scarti di una civiltà costruita sulla morte. Il suo sangue versato in terra sconfina in una natura oltraggiata e agonizzante.”»

  Erano parole di Elizabeth E. Green (l’aveva conosciuta durante un seminario valdo-metodista, ‘diretto’ dal mitico Simonpietro, uno dei suoi mentori), prese dal suo “Il dio sconfinato. Una teologia per donne e uomini”, libro autografato con un ad Arianna, un filo teso tra immanenza e trascendenza.  

   Il Papa, per mostrarle la sua approvazione (figuriamoci se non conosceva la teologa battista… Certo, era più ‘dolce’ della bloody Mary Daly, cattolica per giunta – in ogni caso le donne hanno il coraggio di essere), la prese per mano, la condusse virilmente al centro della sala e accennò un passo di danza. Mise la terza, poi la quarta.

   Lorenzo si fermò sulla corsia di emergenza: un momento di sosta (l’’attimino’) per riflettere.

   Quintessenza, Gyn/ecology, Oltre Dio Padre, Pure Lust? Puro divertimento… Donne che riscoprono e reinterpretano la femminilità e uomini che riconquistano il loro ruolo (anche il Papa: sotto il vestito un cuore – ma pure Gesù era così: vero Dio e vero uomo). Senza più prevaricazioni o negazioni di nessun tipo, liberi di agire o vestirsi come volevano (anche lui, il Papa?). Nessun impedimento professionale, nemmeno la preclusione al ministero ecclesiale. Uomini e donne, d’altronde, provengono da pianeti diversi (da Marte e da Venere, secondo lo psicoterapeuta John Gray), anzi da costellazioni remote, lontane tra loro miriadi di anni-luce. Eppure, ci doveva essere un punto d’incontro, un punto di saldatura. C’era: l’isola che non c’è…

   Uomini e donne. L’Adamo scisso: Ish e Ishsha. Lorenzo saltò il primo e passò al secondo (dolce compreso). La femminilità,  completamento del femminismo, non più confinata al mondo della moda o dello spettacolo, ormai dilagante nei media. E l’uomo? Il primo, l’antipasto, o (al)la frutta?

   Man does, woman is. Ce lo ricorda la Lessing (anche Arianna, come la protagonista de ‘Il taccuino d’oro’, aveva quattro taccuini: il nero per le sue note da architetta, il rosso per il ‘politichese’, il ‘filosofese’ e i ‘teologumeni’, il giallo per la sua ‘calligrafia erotica’ e il blu per il suo giorno-dopo-giorno). Ma poi aveva quello d’oro: ancora da inaugurare…

   Taccuino vergine. Lo stava per aprire. Ma anche Lorenzo aveva il suo taccuino d’oro. Demi-vierge. “…E quando farete che maschio e femmina siano una sola cosa, così che il maschio non sarà maschio e la femmina non sarà femmina…” Ed ecco che, dopo un periodo di femminilizzazione, con uomini narcisi e al maquillage (non necessariamente un fatto negativo: non sempre l’uomo ‘addà puzzà’), stava tornando l’uomo maschio. Man is. Ma ‘complice’ del ‘femminile’. Maius et minus ricompattati, resi uguali nella differenza (l’ossimoro che si è fatto le ossa). Saldati, ma a rischio di sold out. Dall’uomo diviso all’uomo condiviso (ma senza più divisa). Una nuova visione (come il Max-mix theater di Arianna – ma anche il Condo-mix di Lorenzo). Un mix condiviso. Come ha detto qualcuno: “Si aprirà l’era del neo-rude, in grado di passare con naturalezza da un cocktail party in smoking al falciaerbe in jeans strappati e maglietta bucata…”

   Abito talare e baby-doll uniti nel patch-work di un nuovo Wo-Man in continuo colloquio (anche, e soprattutto, silenzioso) con God-Dea. Deo gratias (e, soprattutto, gratis).

 

   “Ampia, più ampia è la tua visione…” Il sottofondo di Brahms – intermezzo per piano – sostituì (altrettanto misteriosamente) il sorprendente ‘adagio’ (con alcune ‘ondate’) di Yanni, e l’ancor più ‘spiazzante’ ‘andante’ di Ivan Segreto, che – inverosimile – avevano sottolineato le spigolature di Arianna, interrompendo le elucubrazioni intellettuali del trio (in consonanza: tutti e tre si erano ritrovati a parlare lo stesso linguaggio mentale). Lorenzo, che, pur preso dal duetto col Papa, non aveva mancato di notare l’imprevisto spuntare di musica borderline, ai confini del New Age (e nei confini di Battiato), rimase, di nuovo, completamente basito (brasato: fino ad allora coceva a fuoco lento). Cose da pazzi, alla Basaglia.

   Un battito d’ali: il pontefice volteggiava virtuosamente con Arianna sui tasti brahmeggianti e bramosi. Che bramivano come cervi in amore (i tasti, neri e bianchi). D’altronde, ogni vero cammino inizia con una trasgressione. E non c’è vero in-gredire senza trans-gredire. Che lo si gradisca o no.

   Il gradiente s’innalzò e Arianna obbedì (il vero audire – l’ascolto – comporta, di necessità virtù, l’ob-audire, l’obbedire). Un’insolita trama si stava dipanando e a lei (ma Lorenzo la seguiva) parve di camminare sulle acque: il Papa un virtuoso della danza! Prima Yanni e Allevi (pure lui, il folletto doce doce), sdoganati, poi Brad Meldhau, sophisticated, infine Brahms, il doge. Ci mancava George Michael… (ci sarebbe andato a puntino, comunque. Anche George Benson e Marvin Gaye. Che dire di Trinah e il suo erotic lounge? E Billy Idol? Troppo…).

   Arianna dallo stupore (virtù dei filosofi – Sophia divina inclusa) ripiegò sull’incredulità (uno scherzo, un’allucinazione, delusion?) e affondò. Per risalire subito a galla. Lei aveva sette vite, non per niente era una gatta. Donna ‘selvaggia’, ma gaia, conosceva la ‘quintessenza’ della vita. Non si era mai persa nella ‘selva oscura’. Lei correva coi lupi. E il Papa era, in fin dei conti, un figlio della lupa… Steppenwolf.

   Brahms, spuntato dal silenzio sacrale, dopo aver pontificato per non più di tre-quattro minuti (il primo giro di pista) passò il testimone a un ancor più giocoso valzer, prima solo accennato poi sempre più viennese, da ring. L’Oktoberfest (ma si era in maggio, sia pure inoltrato) ringhiò per alcuni minuti, il tempo necessario affinché la vivacità e la sorpresa reciproca (il Papa era inconsapevolmente cosciente del suo ‘azzardo’) ribaltassero la santa trasgressione in una febbrile celebrazione della gioia di vivere (e poi perché la musica? Penetra direttamente nell’anima… È intramuscolare. Le parole sono solo delle pillole: hanno bisogno di più tempo per fare effetto).

   Nozze di Cana. Santità trasformata in divina ascesa (oltre l’ascesi, e ogni ascesso), acqua trasformata in vino (la birra si mise, spontaneamente, per un attimo da parte). Eccesso di vita, accesso ad altri eoni, ebbrezza pura, ionizzata, festa del Dio incarnato e dell’uomo trasfigurato. E la donna a far da giudice (di pace). Il Papa aveva preso l’ascensore…

   Mai Arianna aveva ballato un valzer con questa vivacità. Anzi, quasi mai aveva ballato ‘classico’. Lorenzo in questo non era un cavaliere perfetto (a dire il vero anche in altro). Ma nemmeno in altri balli (se solo lo avesse visto zompare latino-americano a Pugnochiuso! Lì era risorto, anche nelle danze. Come in trance. Bacco e Venere. Tabacco, no grazie! Meglio il tabasco).

Tratto da Gocce di pioggia a Jericoacoara.

 


 

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