mercoledì 9 novembre 2016

TRUMP POWER – Una colt per Trump contro Clinton (tra colf e wolf)


TRUMP POWER
Una colt per Trump contro Clinton 
(tra colf e wolf)

Chi alle trombe (Trump), chi, metaforicamente, alle tombe (Hillary): come dire, una colt per Trump contro Clinton (potrebbe essere un nuovo scioglilingua…). Oppure la colf (Trump) vs il wolf (il lupo, Hillary) comunque, entrambi un po’ steppenwolf (lupo della steppa) lo sono: Hillary anche una vecchia volpe...
Sì, Donald, un colf che, tra una gaffe e l’altra (spesso finte), ha imparato a giocare a golf e a ingolfarsi in avventure galanti e mercantili (ora anche nazional-popolari e para-grilline); Hillary, una she-wolf che da sempre ha lasciato gomitoli e golfini per lanciarsi nella “guerra del golfo”, quale essa sia (con indubbi meriti e demeriti).
Eppure, c’era chi aveva previsto la vittoria di Trump (anchio, per molti versi) – se non altro dal punto di vista comunicativo – come l’esperto di comunicazione e public speaking Massimiliano Cavallo. Per non parlare dei Simpson:
http://www.huffingtonpost.it/2016/11/09/simpson-profezia-trump_n_12876646.html 
E che dire di uno dei personaggi di Checco Zalone, che in uno dei suoi film parla alla pancia del paese… 

Ecco alcuni dei perché di Trump president, risalenti anch’essi a tempi non sospetti: https://www.linkedin.com/pulse/come-donald-trump-ti-convince-un-esempio-di-e-pnl-banchelli
In ogni caso, ve li riporto (i corsivi e i grassetti sono miei). 
P. S. Non che sia un trumpista doc: diverse cose di Trump non mi piacciono, come, parlando di un caso single, quando difese il dentista americano che uccise nello Zimbabwe il leone Cecil (per dirne una), oppure, parlando in generale, la sua politica energetica, che, per uno che vive affianco al mostro (lILVA, il Moloch tanto caro al nostro governo di ...sinistra), è a dir poco da rigettare in toto (o quasi).

COME DONALD TRUMP TI CONVINCE: UN ESEMPIO DI COMUNICAZIONE PERSUASIVA 
Alessandro Banchelli
23 agosto 2015
Donald Trump ha la capacità di credere e farti credere. È una dote, una magnifica dote.
Il suo entusiasmo è estremo come il suo linguaggio. Il suo linguaggio estremo come la sua passione... e la sua grandissima faccia di culo.
Le sue parole sono pallottole caricate a salve e fottiti, ma se pensi che questo sia il suo dono ti sbagli di grosso.
Leggendolo ed ascoltandolo ti accorgi che il suo entusiasmo e la sua passione e la sua grandissima faccia di culo non sono niente rispetto alla sua preparazione.
Nell’esempio che leggerai, tratto da Pensa in Grande e Manda Tutti al Diavolo, troverai uno degli script di comunicazione persuasiva (…).
In questo script di PNL per la scrittura scoprirete alcune delle tecniche di copywriting persuasivo più potenti ed affascinanti che Trump usa quotidianamente.
Ve le riassumo.
1. Prima e Dopo 
Convincere significa prima di tutto facilitare la memorizzazione. Se lo fai in un’unica frase hai fatto centro. 
2. Passaggio di stati 
Il linguaggio ipnotico funziona quando riesci a cambiare lo stato di una persona da A a B. In questo esempio Donald Trump vi farà passare dallo stato di stress a quello di divertimento.
3. Timeline PNL
La persuasione passa attraverso il tempo. Se riesci a rendere presente il futuro costruisci le basi per crearlo.
4. Submodalità della Programmazione Neurolinguistica
Nei miei corsi insegno a disegnare le emozioni caricandole sul prodotto o servizio che vuoi vendere. Un prodotto “caricato” vende meglio. Un servizio caricato vende di più. Ma per caricare un prodotto od un servizio devi selezionarne le caratteristiche percettive per poi modificarle. Le submodalità servono a quello. Nell’esempio che leggerai Trump parlerà di dipinto e di dettagli.
Ecco il testo di Donald Trump:
Negli anni 90 ero sommerso dai debiti. Prima mi consideravano la persona più in gamba del mondo, mentre ora valevo meno di niente.
Una sera entrai nella sala conferenze dove i miei contabili stavano ancora lavorando; l’atmosfera era veramente stressante perché tutti si concentravano sugli aspetti spiacevoli.
Decisi che era necessario concentrarsi sugli aspetti divertenti, e allora iniziai a descrivere ai presenti tutti i miei piani per i progetti e gli sviluppi futuri e quanto sarebbero stati fantastici. Mi dilungai nei dettagli dipingendo il successo come un quadro dai colori vivaci.
Tutti i miei contabili in seguito ammisero di aver pensato che fossi andato fuori di testa.
Ma da quel momento in poi, il nostro focus si spostò dal grave problema che stavamo affrontando alla prospettiva di un futuro straordinario…


UNO DEI MIGLIORI SLOGAN DI SEMPRE  
Paolo Borzacchiello
5 marzo 2016         

Al di là che ti piaccia o meno il personaggio, Donald Trump sta conducendo una campagna elettorale molto efficace, basata su una serie di contenuti molto forti e su uno slogan molto preciso: Make America Great Again”. In politica, gli slogan costituiscono una parte molto importante del successo di un candidato: il dottor Frank Luntz, uno dei massimi esperti di comunicazione politica al mondo (è l’uomo che si cela dietro i più clamorosi successi elettorali statunitensi degli ultimi 30 anni) sostiene addirittura (e io condivido) che uno slogan può, da solo, decretare il successo o l’insuccesso di un candidato. Pensa al mitico e insuperabile “Yes We Can” del presidente Obama e pensa al patetico e tristissimo “Si può fare” del nostrano Veltroni o all’ancor più triste “Possibile” di un altro politico italiano, tale Civati (questi due ultimi slogan sono talmente brutti che ho voluto dedicare all’argomento un post a parte).
Analizziamo lo slogan di Trump.
Anzitutto, il “make” iniziale è magnifico: un comando diretto a chi ascolta (“fai”). In lingua inglese, è un verbo che implica azioni: fare qualcosa affinché un altro qualcosa accada, mettere insieme cose per realizzare qualcosa, compiere azioni pratiche per ottenere risultati specifici. Il comando è diretto: un preciso ordine che tu, persona del pubblico, ricevi dal tuo comandante in capo.
Poi, abbiamo il “great”, parola che indica magnificenza e grandezza e che solo a pronunciarla ti fa aprire la bocca in un sorriso (fallo anche tu, dillo a voce alta e verifica di persona). È un aggettivo molto suggestivo ed evocativo.
Infine, la ciliegina sulla torta: “again”, ovvero “ancora, un’altra volta”. Perché è così magica questa parola? Perché permette a Trump di suscitare in chi ascolta un cosiddetto ri-accesso emotivo, ovvero il ritorno con la mente a momenti emozionalmente significativi. Quando lui dice “ancora”, il riferimento è a un momento del passato in cui l’America era grande: lui evita di riferirsi a un momento specifico, perché susciterebbe pareri discordanti e costringerebbe i suoi potenziali elettori a discutere su qual è il momento più “grande” della loro Nazione. Lui resta sul vago, dice “grande ancora, grande come una volta”. Il che è importante perché Trump, con questa strategia linguistica, “aggancia” il momento scelto dal suo interlocutore (quale che sia!) alla propria figura. E, di fatto, accontenta tutti: quando lui dice “again”, qualcuno andrà con la mente all’epoca Reagan (se per lui quella era l’America “grande”), qualcun altro all’epoca Clinton, qualcun altro all’epoca Bush e così via: ogni ascoltatore pensa alla sua idea di “America Grande” e associa quella sensazione alla figura di Trump.
Magistrale, sei d’accordo?




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